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I bambini dimenticati di Melilla

Javier Guzmán e Luis Manuel Rivas, El País - 24 giugno 2017

Photo credit: Maria Contreras Coll

Un bambino di nove anni gioca con gli amichetti vicino al porto di Melilla. Alla sua età si va ancora alle elementari, ma sa e spiega con dovizia di particolari come fare risky: entrare in una barca senza essere visto. Tuttavia non ci è ancora riuscito e il tempo passa, nella città di frontiera.

È originario del Marocco e i suoi genitori non sono con lui: la tutela del minore spetta a Melilla. Tuttavia vive in una grotta e non va a scuola. Mentre racconta la sua esperienza, si gratta una mano invasa dalla scabbia. In cima alla testa, un’eruzione cutanea dovuta alla tigna si sta divorando i suoi ricci bruni. A soli nove anni, architetta un piano, che descrive come fosse un gioco, per nascondersi in un camion e raggiungere Malaga o qualche altra parte.

Nei 13 chilometri quadrati che occupa Melilla ci sono circa 600 minori non accompagnati, 530 dei quali vivono in centri gestiti dalla città autonoma. Altri, tra i 50 e i 100, si rifiutano di andare nei centri e vivono dovunque ci sia posto per un materasso: nelle grotte delle scogliere, all’interno di edifici, sotto i ponti o nei giganteschi tubi dei cantieri. Ai nuovi arrivati viene assegnato automaticamente un posto a La Purísima, il principale centro di riferimento nel quale vivono circa 350 tra bambini e adolescenti. Ufficialmente vi sono 172 posti. La maggior parte di loro non vuole andarci per due ragioni: perché non credono di poter ottenere un permesso di soggiorno e perché, stando a quanto affermano, vengono picchiati.

Photo credit: Maria Contreras Coll
Photo credit: Maria Contreras Coll

La Purísima

Metti che tento il risky, mi prende la polizia e mi porta al centro: l’indomani mi prendono a bastonate se chiedo di mangiare”, denuncia uno dei minori. Decine di adolescenti che non dormono nel centro affermano di “essere stati picchiati”, menzionando con precisione l’educatore. L’associazione locale Harraga ha preparato un dossier intitolato Da bambini in pericolo a bambini pericolosi, con le interviste di 91 di questi minori. Tutti affermano di essere passati da La Purísima e il 92% sostiene di non tornarci a causa delle violenze subite; alcuni accusano i compagni, ma il 75% indica direttamente gli educatori.

L’assessore al Welfare di Melilla, Daniel Ventura (Partido Popular), respinge tali accuse: “Non vanno al centro per minori perché vengono dalla strada. Molti di loro non dormono in un letto da anni. Non vogliono regole. Vengono per fare Risky”. Ventura osserva come nessuna delle denuncie di violenza all’interno de La Purísima abbia avuto un seguito. Il procuratore per i minorenni di Melilla, María Isabel Martín, è altrettanto categorica: “Non c’è violenza a La Purísima. Possono capitare incidenti sporadici, ma i risultati delle indagini non trovano mai riscontro riguardo situazioni di maltrattamento continuato all’interno del centro”. Il procuratore sostiene che è sufficiente una dichiarazione verosimile per aprire un procedimento, ma lamenta il fatto che le “rare volte” in cui le denunce per violenza arrivano in tribunale, i minori coinvolti “non confermano le precedenti dichiarazioni”.

Photo credit: José Palazón
Photo credit: José Palazón

La carta di soggiorno

Un altro motivo addotto dai minori che si rifiutano di andare nel centro è che là non otterrebbero mai una carta di soggiorno. I minori non accompagnati che hanno più di 16 anni e hanno trascorso più di sei mesi in un centro hanno diritto a ricevere una carta di soggiorno che comporta il diritto a lavorare. “Quando ho compiuto 18 anni non ho visto né il direttore del centro né gli operatori sociali. Sono rimasto solo, fuori da La Purísima senza un documento in mano”, racconta un giovane di 19 anni che vive in una baracca tra gli ulivi di un terreno incolto. È stato espulso dal centro, poiché non era più minorenne, e adesso si sente in un limbo legale.

Alcune fonti vicine ai minori confermano che i giovani “non ricevono” i documenti ai quali hanno diritto. “Stranamente ciò accade solo ai ragazzi di determinate sezioni de La Purísima, vale a dire coloro che provengono dalle regioni al di là del Rif e che non sanno il chelja, la lingua parlata dai gestori del centro. Inoltre la maggior parte dei ragazzi che finiscono per strada non sono originari del Rif”, osserva questa fonte, che preferisce non dare il suo nome. La direzione del centro non ha risposto alle domande del giornale.

Photo credit: José Palazón
Photo credit: José Palazón

Vittime di abusi sessuali

L’attivista di Harraga Sara Olcina denuncia che il procuratore “non ha preso provvedimenti” nonostante vi fossero situazioni di estremo pericolo per i bambini. “Sapevamo di un bambino di nove anni che si prostituiva con un uomo che avevamo identificato. Ci siamo presentati con due testimoni che lo avevano visto prostituirsi. Il procuratore ci ha risposto che era fondamentale portare anche il bambino”. La volontaria contesta il fatto che sia stato chiesto a loro di portare il bambino a testimoniare, giacché avevano paura di farsi riconoscere. “Denunciare quell’uomo potrebbe essere rischioso per noi due e per il bambino. Melilla è una città molto piccola”, aggiunge. Inoltre accusa la Procura di non aver mai chiamato il bambino a testimoniare né di averlo mai cercato, cosa che il procuratore ha negato. “I minori hanno affermato di non essere stati testimoni diretti, dunque non si può accusare qualcuno senza prove”, adduce María Isabel Martín. Il procuratore aggiunge che, ad ogni modo, la Guardia Civil ha cercato il bambino ma non lo ha trovato, pertanto l’inchiesta, “dopo essere stata aperta è stata archiviata”. Sara Olcina sostiene che la Procura non si è messa in contatto con l’associazione Harraga, la quale aveva rintracciato il minore.

L’assessore Ventura ci spiega che i bambini e gli adolescenti che vanno in uno dei tre centri per minori della città “frequentano dei corsi” di prevenzione dell’abuso sessuale. Tuttavia, ammette che non esiste nessun piano atto ad evitare che le decine di bambini e adolescenti che dormono in strada cadano nella prostituzione. “La società non è perfetta. Se i nostri figli escono in strada e una persona senza scrupoli decide di abusare di loro, abbiamo il dovere di arrestarlo”, afferma il politico.

Decine di minori che dormono in strada, intervistati da EL PAÍS, sostengono che “ogni giorno” vengono a cercarli, “specialmente i più piccoli”. “C’è gente nel parco Hernández, molti vengono in auto”, denuncia uno di loro. Il parco Hernández è un’area verde nel centro della città, piena di dracene, ficus e altri grandi alberi all’ombra dei quali i minori trascorrono i pomeriggi per proteggersi dal sole. Il ragazzo si accorge subito quando un compagno è stato vittima di un abuso sessuale. “Tornano lavati, con i vestiti puliti e cibo”, sottolinea.

Photo credit: José Palazón
Photo credit: José Palazón

Da vent’anni guardando al Marocco

Il fenomeno dei minori non accompagnati a Melilla è cominciato nel 1995, anche se mai come oggi sono stati così numerosi. Ventura sostiene che la collaborazione con il Marocco è “strettamente necessaria”. Lo scorso aprile si è verificato un fenomeno inedito: per la prima volta un primo ministro marocchino, Saadeddine Othmani, ha giudicato necessario affrontare la fuga dei minori marocchini verso Ceuta e Melilla, il che è, secondo l’assessore, “un enorme passo in avanti”.

La deputata del PSOE Lola Galovart ha visitato Melilla e, circa la situazione dei bambini, ha parlato di “un fenomeno orribile e inqualificabile”. La socialista ha promosso in gennaio una mozione per sollecitare il governo a garantire i diritti dei minori stranieri in territorio spagnolo. Nel mese scorso ha rivolto due domande al governo: una sulla loro sicurezza quando tentano il risky, l’altra se si sta applicando la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. “Questi bambini sono minorenni e hanno diritto al permesso di soggiorno e a un lavoro. Io, che sono galiziana, sono abituata a veder uscire dalle scogliere gatti e topi, non bambini come a Melilla”, protesta.

L’assessore al welfare sostiene che, fino a quando il Marocco non comincerà ad occuparsi della questione, non può fare molto di più per i minori che ha in tutela, giacché la città “non possiede tutte le risorse sufficienti” per far fronte alla pressione migratoria che comportano. Perciò, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso venerdì la concessione di 4,1 milioni di euro alla città di Melilla per migliorare l’assistenza di questi minori. “Il fenomeno va oltre la capacità di questo assessorato”, ammette, sottolineando che una situazione simile non c’è in nessuna regione spagnola. “Se qualcuno ha la bacchetta magica, che me la dia. L’unica soluzione è che il Marocco si occupi di loro”, asserisce.

I reati di questi minori “non arrivano al 10%”

J.G.
L’assessore al Welfare di Melilla pone l’accento sul fatto che “i bambini sono bambini”, e non determinano un incremento significativo dei reati commessi in città. Critica i mezzi di comunicazione e gli utenti dei social network per l’immagine deformata che danno di loro. “Solo un 10% dei reati commessi in città sono da attribuire a minori stranieri non accompagnati. Non sono molti”, afferma Álvaro Salvador, giudice tutelare di Melilla. L’associazione Harraga, nel suo dossier, presenta un sondaggio di opinione pubblica, il quale attesta al 60% il numero di cittadini melillensi che hanno paura quando vedono un minore straniero, nonostante il 90% affermi di non essere mai stato aggredito fisicamente o verbalmente da un minore. Il dossier di questa associazione va ad aggiungersi alle critiche mosse dall’assessore ai mezzi di comunicazione, accusati di “criminalizzare” i minori. “Se un minore è da mesi a Melilla e finisce in tribunale perché ha presumibilmente commesso un reato, la prima cosa da fare è curargli la scabbia, lavarlo, dargli da mangiare, non sa una parola di spagnolo e normalmente va disintossicato… se dopo alcuni mesi non è ancora entrato nel sistema di protezione [i centri di accoglienza], è chiaro che c’è qualcosa che non va”, conclude il giudice.