Trieste – Sospensione dell’attività di Linea d’ombra

Una nota stampa dell'Associazione

Photo credit: Linea d’ombra

Da sabato 28 marzo Linea d’Ombra ODV non può più intervenire con i migranti nella città di Trieste. Ci è stato tolto il permesso verbale che la protezione Civile ci aveva concesso dal 13 marzo scorso.

Il motivo ufficiale del divieto di operare è l’apertura del dormitorio di via Vasari e la disponibilità del centro di prima accoglienza di Fernetti, a pochi passi dal confine con la Slovenia.

In realtà, il nuovo centro diurno di via Vasari, gestito dalla Caritas, non risponde alle esigenze dei tanti migranti che rimangono in strada e che solo a sera possono recarsi all’help center per il posto letto in un dormitorio.

Nei giorni scorsi migranti rintracciati nel carso triestino ed altri di cui non abbiamo contezza, sono stati trasportati al Cara di Gradisca d’Isonzo, nelle immediate vicinanze del CPR, che oggi annovera 180 ‘ospiti’. C’è inoltre il problema di quei migranti che non voglio fermarsi in Italia e che, quindi, sprovvisti di documenti, non possono essere accolti.

In città, inoltre, continuano ad arrivare persone dalla rotta, pur se in numero ridotto.

Noi ci siamo occupati, finché potevamo farlo, anche di cento migranti in un solo giorno.

Se una parte di loro troverà accoglienza, un’altra parte rimarrà certamente fuori, sprovvista di tutto, cercando di non farsi vedere per non esser rintracciata e deportata da qualche parte.

Questo temono infatti i migranti, sulla base della loro esperienza, benché l’ICS (consorzio italiano di solidarietà) cerchi di persuaderli ad entrare nel percorso ufficiale.

Con la sospensione della nostra attività sono venuti a mancare non solo l’unico appoggio ai migranti rimasti in strada, ma anche l’unica voce d’informazione e di critica dell’operato delle istituzioni.

Lorena Fornasir, Gian Andrea Franchi

Linea d'Ombra ODV

Organizzazione di volontariato nata a Trieste nel 2019 per sostenere le popolazioni migranti lungo la rotta balcanica. Rivendica la dimensione politica del proprio agire, portando prima accoglienza, cure mediche, alimenti e indumenti a chi transita per Trieste e a chi è bloccato in Bosnia, denunciando le nefandezze delle politiche migratorie europee. "Vogliamo creare reti di relazioni concrete, un flusso di relazioni e corpi che attraversino i confini, secondo criteri politici di solidarietà concreta".