La campagna Siamo qui – Sanatoria subito: “Inaccettabile questa proposta di regolarizzazione e il discorso pubblico sulle persone migranti”

Per giovedì 14 maggio promossa una giornata di iniziative sotto le Prefetture

Venerdì 8 maggio si è svolta la terza assemblea nazionale telematica della campagna Siamo qui – Sanatoria Subito che in poco più di un mese ha raccolto più di 500 sottoscrizioni di realtà sociali e migliaia di adesioni individuali. Nel report viene ampiamente criticata la proposta di regolarizzazione del governo e la pericolosità culturale del dibattito pubblico, nel contempo vengono indicate alcune proposte tra cui la promozione di iniziative territoriali per giovedì 14 maggio .

La discussione ha posto come necessario ed urgente ribadire l’opposizione ad un’ipotesi di regolarizzazione ritenuta parziale, escludente che ritiene il migrante come un soggetto “usa e getta” utile solo come forza lavoro per il settore agricolo e nel lavoro di cura domestica.

Occorre invece riportare un’attenzione generale sui diritti della persona, ovvero il titolo di soggiorno anche slegato dal lavoro, un degno salario, la casa, l’accesso al welfare ed in particolare la garanzia del diritto alla salute, completamente assenti dal dibattito pubblico.

L’ipotesi di regolarizzazione avanzata in questi giorni così come il dibattito politico che ne è scaturito escludono completamente una riflessione più ampia rispetto alla situazione attuale, all’emergenza sanitaria ancora in corso, alla necessità di garantire i diritti fondamentali a chi in questi anni ne è stato privato da una normativa che a colpi di leggi securitarie e discriminatorie continua a produrre irregolarità ed esclusione. Al contrario, il discorso pubblico che è stato prodotto nei media, sia dal governo che dalle opposizioni, si basa sull’affermazione della “punizione” della persona, a cui viene attribuita la responsabilità della precarietà, della povertà, della perdita dei documenti, mentre proprio quel sistema che è il vero responsabile del disastro sociale viene premiato mettendo al suo servizio le braccia che servono in questo momento, separate dai corpi, dalle menti, dagli affetti e dai bisogni. Non avere un permesso di soggiorno nega l’accesso alla sanità, all’iscrizione anagrafica, alla possibilità di ricongiungere i propri cari, esclude da ogni misura di welfare! Rende le persone invisibili, e per il mercato del lavoro ancora più ricattabili e sfruttabili.

La campagna Siamo qui – Sanatoria subito rifiuta quindi la visione utilitarista e culturale del governo che identifica il migrante solo come “braccia”.

Ribadisce che la regolarizzazione deve essere generalizzata per tutti coloro che si trovano in condizione di irregolarità o di precarietà giuridica, fornendo a tutti coloro che non possono dimostrare un lavoro un permesso di soggiorno per attesa occupazione.

Per queste ragioni propone:

un’iniziativa diffusa su tutti i territori nella giornata di giovedì 14 maggio, di fronte alle prefetture o in altri luoghi simbolici, dove pubblicamente far emergere una voce diversa da quella istituzionale e dalla becera retorica delle destre xenofobe;

la creazione di un osservatorio da sviluppare nei territori che si ponga l’obiettivo di analizzare e monitorare l’applicazione del decreto governativo di regolarizzazione.

E’ urgente, vista la gravità di quanto sta accadendo e lo spessore dei diritti che sono in gioco, portare quanto prima l’azione sul terreno “fisico”, rivendicando il fatto che manifestare ed esprimere l’opposizione a passaggi che producono un arretramento generale della sfera dei diritti fondamentali costituisce una necessità primaria che deve essere riconosciuta, praticata e difesa.

La campagna Siamo qui – Sanatoria subito, infine, si associa alla richiesta di immediato dissequestro delle navi umanitarie Alan Kurdi e Aita Mari, bloccate pretestuosamente nel porto di Palermo. Le organizzazioni impegnate in operazioni di ricerca e soccorso sono nuovamente sotto attacco dal governo Conte bis perché non hanno smesso di salvare vite umane e di denunciare i respingimenti illegali verso la Libia e l’assenza di soccorsi nel Mediterraneo centrale.
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