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Migrazioni: cosa sta succedendo in Centro America?

L’intervista a Miguel Hernández, Centro dei Diritti Umani Fray Matías di Tapachula

Photo credit: Centro dei Diritti Umani Fray Matías di Tapachula

D.: Com’è la situazione a Tapachula?

R.: È una domanda molto ampia. Posso iniziare dicendoti che dal 2018 ad oggi la presenza della popolazione migrante a Tapachula è costante. A volte più numerosa, a volte meno. In particolare nel 2019, per diverse questioni amministrative dell’Istituto Nazionale di Immigrazione, molte persone si sono dovute fermare a Tapachula senza poter passare la frontiera col Messico e poi raggiungere gli Stati Uniti. È una situazione ormai costante, a volte con meno persone e a volte di più ma la situazione è particolare. Il fatto che le persone si fermino qui a Tapachula genera una serie di problemi, anche a livello amministrativo con l’aumento delle richieste di asilo e di conseguenza le procedure sono diventate più lente di prima, come dichiarato anche dalla COMAR, la Commissione Messicana Per I Rifugiati, a causa del mancato turn-over del personale. Poi, oltre all’elevato numero di richieste, esiste un blocco istituzionale al rilascio delle credenziali di protezione, rifugiato o residenza permanente soprattutto per ragioni politiche che rientrano nelle politiche migratorie con gli Stati Uniti, che provocano sempre più ritardi nelle procedure abituali. E questo fa sì che le persone si debbano fermare qui a Tapachula per molto più tempo in attesa di un documento migratorio o di asilo.

D.: Miguel, i migranti si fermano a Tapachula perché lì possono sostare senza problemi di tempo?

R.: In realtà si fermano a Tapachula e nelle località vicine perché c’è questo blocco e questi ritardi delle istituzioni incaricate di concedere l’asilo e delle procedure migratorie di rilascio dei documenti ai migranti che, pertanto, non possono essere rimandati indietro. D’altro canto, aumentano gli operativi e i posti di blocco alle frontiere ai quali partecipano forze di polizia e militari. Per esempio, abbiamo visto la presenza della polizia federale, e soprattutto la presenza della Guardia Nazionale che svolge azioni di polizia migratoria.

D.: Possiamo dire che se i migranti restano a Tapachula non vengono coinvolti in questi operativi, mentre se escono dalla città e dai suoi dintorni devono affrontare blocchi con il pericolo di essere rimandati ai loro Paesi di origine?

R.: Sì. Ma si combinano diversi fattori. Per esempio, dal lato amministrativo le persone fermate devono fermarsi per molto tempo qui a Tapachula e nei villaggi vicini. Ma la mancanza di lavoro e opportunità di sostentamento spinge le persone a spostarsi il più rapidamente possibile perché qui a sud del Messico non esiste l’industria, come al nord del paese, e le attività economiche sono legate all’agricoltura ed altre attività alle quali la popolazione migrante non ha accesso. Quindi si combinano queste cose: il blocco amministrativo, la mancanza di risorse e, nel caso della popolazione centroamericana che è molto vicina ai paesi di origine, è frequente che le gang che le perseguitano arrivino fino a qui, a Tapachula, per colpirli e fargli violenza. Ci sono stati casi in cui questi persecutori sono arrivati fino a qui a colpire e violentare di nuovo le loro vittime. Quindi le persone cercano luoghi più sicuri ma incontrano i posti di blocco migratori. E quando qui viene fermata una persona, se non possiede un documento migratorio viene portata alla stazione migratoria e detenuta o deportata arbitrariamente, senza valutare se la persona necessita di protezione internazionale umanitaria, e spesso si procede con la “deportación caliente” dove si saltano molte delle procedure previste per la deportazione. Inoltre, la detenzione prolungata è diventata una costante negli ultimi tempi.

D.: La maggioranza sono migranti centroamericani oppure ci sono ancora anche haitiani e africani?

Nel 2019 si è registrata la presenza di popolazione cubana in numero importante, e la presenza di popolazione haitiana non è una situazione nuova nella regione. Da qualche anno si è notata la presenza di queste nazionalità. Certo la popolazione centroamericana è in maggioranza, ma negli ultimi anni è aumentata la popolazione haitiana, cubana e da alcuni paesi africani, oltre che da paesi latinoamericani come Colombia, Venezuela soprattutto.

D.: È cambiato qualcosa con il cambio di presidenza negli Stati Uniti? Cioè, il flusso dei migranti è maggiore adesso rispetto agli anni precedenti o è sempre lo stesso?

R.: Il flusso dei migranti è aumentato a partire dal 2018 quando anche il modo di entrare in Messico è cambiato. Prima si entrava clandestinamente in piccoli gruppi isolati, mentre dal 2018 si entra con queste carovane o esodi e la pressione è diventata più visibili ed il numero di migranti superiore. Rispetto al cambio negli Stati Uniti e in Messico, quando c’era Donald Trump le persone sapevano delle restrizione attraverso i media e i social. Tuttavia, Lopez Obrador nel 2018 inizia un discorso di rispetto dei diritti umani, di apertura delle frontiere e accoglienza. Questo discorso ha incoraggiato gli spostamenti ed il risultato l’abbiamo visto nel 2019 quando sono stati consegnati circa 1.000 permessi di soggiorno per ragioni umanitarie alla frontiera con il Guatemala. Questo programma di consegna di documenti migratori ha presentato però molti problemi, perché la maggioranza delle persone che ha ricevuto questi permessi si è spostata verso il centro ed il nord senza essere mai stata informata dei limiti anche temporali di questi permessi che scadono dopo sei mesi, e che inoltre possono essere riconosciuti alla persona migrante solo una volta. Quelle persone non sono state informate e questo ha generato molti problemi.

Tutto questo è cambiato soprattutto quando Donald Trump ha imposto le quote in seguito alle quali il Messico ha mandato alla frontiera sud migliaia di agenti della Guardia Nazionale per contenere il flusso migratorio spingendo così le persone a spostarsi in forma più clandestina. Si pensa che se si manda la Guardia Nazionale il discorso di apertura sui diritti umani venga mantenuto, ma nella pratica non è così. Accade così che le persone vedono gli agenti della Guardia Nazionale e credono che saranno accolte. Nel 2019 è successo, per esempio, che è stato bloccato un gruppo di persone irregolari alle quali era stato detto dei protocolli e delle procedure che prevedono la verifica caso per caso, ma in realtà sono state ingannate e la maggioranza di loro è stata deportata.

Recentemente, con Biden c’è qualche cambiamento ma, purtroppo in questi mesi i trafficanti diffondono informazioni scorrette e confusione e succede così che le persone si muovano senza avere le giuste informazioni. Con Biden e quello che ha detto rispetto alle politiche migratorie degli Stati Uniti, si è visto un lieve aumento del flusso migratorio. Se nel 2019 la moneta di scambio è stata la militarizzazione della frontiera sud e le quote, ora questa moneta è la vaccinazione. Le persone continuano ad arrivare e questo è il discorso comune che si sente alla frontiera e anche dal governo del Messico, ma nella pratica il contenimento sta avvenendo qui.

D.: Il governo di Manuel López Obrador ha cambiato alcune leggi migratorie, se non sbaglio. Queste leggi sono migliori o peggiori?

R.: Diciamo che alcune leggi vogliono migliorare le condizioni, ma nella pratica non si sa bene ancora come sarebbero applicate. Per esempio, le azioni di controllo migratorio devono essere armonizzate con la legge sull’infanzia. La legge sull’infanzia finalizzata l’anno scorso riguarda la protezione dei minori ed è stata armonizzata con la legge sull’immigrazione. Questa armonizzazione prevede principalmente che nessun minore accompagnato o non accompagnato possa essere detenuto per la sua condizione migratoria. Noi delle organizzazioni della società civile per anni abbiamo documentato che la detenzione di bambini, bambine e adolescenti era una realtà costante e non solo nei centri per migranti, ma in veri e propri centri di detenzione. Poi ci sono degli alberghi per migranti, li chiamano “alberghi a porte chiuse”, che sono meglio dei centri di detenzione, certo, ma operano come veri e propri centri di detenzione per adolescenti. In questa armonizzazione della legge il punto principale è la non detenzione dei minori, e le pratiche attuali quindi si suppone dovrebbero essere orientate alla non detenzione dei minori e delle loro famiglie, soprattutto che non vengano separate, perché per anni c’è stata la separazione delle famiglie. Che si rispetti l’interesse superiore del bambino, della bambina e dell’adolescente. Che si adottino misure di protezione, come per esempio il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie.

Nella realtà, invece, rileviamo che continuano le detenzioni, le deportazioni, le separazioni delle famiglie ed il non rilascio dei documenti migratori, nonostante tutto quello che ha detto il governo attraverso i sui comunicati in cui parla di immigrazione ordinata, regolare e sicura nel rigido rispetto dei diritti umani. Questa dovrebbe essere la gestione dello Stato che però nella pratica non compie. Non solo qui a Tapachula ma anche in altri luoghi alla frontiera del Messico, alcune organizzazioni hanno documentato la detenzione e la separazione famigliare. Per esempio, nel caso della carovana di gennaio di questo anno, è accaduto che la stazione migratoria più grande del Paese, qui a Tapachula, ha funzionato come un presunto “albergo a porte aperte” per famiglie con minori. Ma questo spazio non è assolutamente idoneo per queste persone e come già negli anni abbiamo documentato, ci sono molti dubbi su fino a che punto questo luogo abbia funzionato da “albergo a porte aperte” e non siano stati violati i diritti umani lì dentro.

D.: Ho letto anche dell’idea congiunta del governo del Messico con il nuovo presidente degli Stati Uniti, Biden, di creare progetti nei paesi del Centro-America, Guatemala, Honduras e Salvador, con molti milioni di dollari. Questo, senza un cambio di paradigma dei governi di questi Paesi dove la corruzione e la violenza, insieme alla povertà, sono le cause dell’emigrazione, può essere di contenimento alla migrazione, oppure non cambierà molto?

R.: Personalmente, ma è solo una mia personale opinione, credo che non cambierà molto. Perché con questi programmi di sviluppo, anche qui in Messico, ci sono sempre stati molti problemi nel momento della loro implementazione a causa delle risorse necessarie, del nepotismo, del clientelismo, della distribuzione di poltrone, della corruzione ecc. In generale questi programmi non funzionano. Ed è probabile che questo accada anche nei Paesi di origine del Centro-America e senza un cambiamento delle radici della violenza. Perché si vuol far risalire la violenza solo alla mancanza di risorse economiche, mentre in realtà la violenza ha altre matrici, non è solo la mancanza di sviluppo economico ma ha a che vedere con altri fattori sociali, storici e politici di alcuni Paesi. Quindi, se si continua a pensare che le persone fuggono solo dalla povertà e dalla violenza che è generata dalla povertà, non cambierà molto. Ma questa è solo la mia posizione personale.