Come influiranno i cambiamenti climatici sulle migrazioni umane?

di Hannah Barnes

Foto di copertina: Luca Catalano Gonzaga

Secondo gli esperti di politica, le migrazioni climatiche potrebbero dare origine a problemi non trascurabili: il numero di migranti in fuga da zone colpite dalle condizioni climatiche sempre più incerte potrebbe raggiungere i 200 milioni di persone già entro il 2050. Ma quanto possono essere affidabili queste stime?

L’ultima volta questi calcoli sono stati fatti da Chris Bryant, Ministro per le Migrazioni dell’imperscrutabile governo britannico. Nel suo discorso presso l’Istituto di Politica Pubblica Bryant ha sostenuto che nei prossimi decenni milioni di persone saranno costrette a lasciare le proprie case per trasferirsi in paesi meno colpiti da problemi ambientali: “Se il nostro atteggiamento verso il cambiamento climatico resterà invariato ci troveremo di fronte al rischio molto reale di un crescente numero di migranti, destinato a raggiungere livelli mai visti prima,” – ha detto il politico britannico.

Le Nazioni Unite stimano che già nel 2008 circa 20 milioni di persone hanno lasciato i propri Paesi a causa del cambiamento climatico,” – ha aggiunto, suggerendo che “le stime ONU al riguardo mostrano che presto il numero di migranti climatici potrebbe crescere fino a 200 milioni di persone. Come previsione non è molto lontana dal vero, supererebbe addirittura l’attuale numero totale dei migranti nel mondo“.

Il Parlamento britannico ha inoltre riferito alla BBC che sarebbe fuorviante dire che “sosteniamo che il cambiamento climatico porterà realmente alla comparsa di 200 milioni migranti.” Al contrario, “sarebbe corretto dire che ci appelliamo affinché gli sforzi collettivi facciano in modo che il numero di migranti climatici non raggiunga le 200 milioni di persone.”

Da dove vengono prese queste stime? Davvero ci aspetta un futuro così cupo? Migliaia o milioni?

Per cominciare proviamo a immaginare una situazione con 20 milioni di migranti.
Ha semplicemente preso una cartina, ha fatto un calcolo in base alle aree che verranno inondate se il livello del mare dovesse ipoteticamente aumentare di 50 cm e ha ipotizzato che tutte le persone che ora vivono in queste zone si troveranno costrette a migrare, spostandosi in maggioranza verso i Paesi più sviluppati“, – ha detto Stephen Castles dell’International Migration Institute di Oxford.

Sembrerebbe che Alexander Randall debba essere la prima persona ad essere indubbiamente d’accordo con queste stime: lavora per il Climate Outreach and Information Network, un ente di beneficenza che opera per portare l’attenzione pubblica sui problemi riscontrati dai migranti costretti a lasciare le loro case a causa del cambiamento climatico; contrariamente alle aspettative, invece, mantiene un certo distacco dalle stime ONU. La cifra di 20 milioni è stata ottenuta sommando tutti i soggetti la cui migrazione è stata causata da calamità naturali, includendo anche loro tra i migranti climatici.

Secondo l’esperto, questo aspetto darebbe alla definizione una nota troppo generalizzante. “E ‘vero che i cambiamenti climatici potrebbero causare disastri naturali, ma questo non significa che dobbiamo includere i migranti che hanno perso le loro case a causa di queste catastrofi tra i migranti climatici veri e proprio ” sostiene Randall. Sarebbe anche scorretto credere che tutte le vittime colpite da una catastrofe naturale abbiano cambiato residenza. “Di solito, queste persone si spostano in aree poco distanti e per un periodo di tempo abbastanza breve, per poi tornare” ha detto l’esperto.

Cosa si potrebbe dire delle previsioni circa i 200 milioni di migranti climatici attesi entro il 2050?

Questa stima circola nei media già da diversi anni, è stata menzionata nel noto “Report Stern sugli effetti economici del cambiamento climatico”, nel 2008 vi ha fatto riferimento il presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ed è da allora costantemente citato da varie ONG. Le valutazioni finora considerate provengono dalle pubblicazioni academiche del professor Norman Myers di Oxford diffuse tra il 1995 e il 2005.

Alcuni studiosi hanno inizialmente messo in dubbio le sue previsioni: nel 2011, in un’intervista con la BBC, Stephen Castles dell’International Migration Institute della stessa Università di Oxford ha avanzato l’ipotesi che «Myers si propone di usare i numeri per spaventare l’opinione pubblica e i politici, per incoraggiarli a lottare per contenere i cambiamenti climatici.”

Per Myers invece “è effettivamente difficile dire con certezza quanti migranti vi siano a causa di questi cambiamenti, né dove essi siano ora, ma guardando ai fatti penso che in futuro sarà più importante accorgerci che le nostre stime non fossero poi tanto lontane dal vero, piuttosto che trovarci impreparati ad affrontare numeri che non abbiamo tenuto in considerazione“.

Secondo Castles, i calcoli del collega presentano parecchi problemi per la delicatezza della situazione.
Si è limitato a prendere una cartina, ha individuato le aree che saranno inondate se il livello del mare dovesse ipoteticamente aumentare di 50 cm e ha suggerito che tutte le persone che ora vivono in queste aree, migreranno e la maggior parte fuggirà verso i Paesi più sviluppati, ma non ha delle basi solide su cui poggiare questa teoria” sostiene.
Il motivo principale per cui le cifre di Myers sono così discusse ha origine nel fatto che sono più volte state citate dall’ONU, che non ha fatto che aumentarne la credibilità.
Ora, però, le Nazioni Unite hanno dichiarato alla BBC di non poter “commentare l’esattezza di numeri non calcolati dall’organizzazione stessa
.”

Anche sul sito web dell’Istituto di Oxford della Biodiversità, di cui Myers è membro associato, sostiene che il lavoro dello studioso sui rifugiati ambientali “è in discussione in quanto carente di fondamenti accademici.”

In un’intervista alla BBC del 2011, tuttavia, il professore aveva esposto le basi della sua teoria e del suo metodo.
“Ribadisco che per quanto sia complesso stabilire un numero esatto di migranti e le loro provenienze penso che in futuro sarà meglio guardare indietro e capire di aver fatto delle stime approssimativamente vicine al vero che non scoprire di aver sottovalutato l’entità del fenomeno.”

A onor del vero, Myers ammette che non tutti coloro che verranno colpiti dai cambiamenti climatici diventeranno migranti, in quanto è altamente probabile che si spostino in altre aree del proprio Paese.

Allo stesso modo ha dichiarato ai microfoni della BBC che “la scienza non conosce
mai la risposta definitiva, lascia sempre un po’ di spazio per le discussioni.

Anche Stephen Castles non esclude che, a causa dei cambiamenti climatici, un certo numero di persone sarà costretto a lasciare il proprio paese, ma le sue stime non riguardano milioni, bensì decine di migliaia di persone.

@hannahsbee