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Introduzione del rapporto “Ceuta e Melilla, centri d’identificazione a cielo aperto”

Una pubblicazione congiunta, Dicembre 2015

Foto: José Palazón, 2014

Questo rapporto è stato elaborato in collaborazione con l’APDHA (Associazione per i Diritti Umani dell’Andalusia, Spagna), la Cimade (Francia) e Migreurop (Rete euro-africana) sulla base di informazioni raccolte durante le missioni sul campo condotte nel 2015 alle frontiere di Ceuta e Melilla.

Questa pubblicazione esce in un momento caratterizzato dall’intensificazione della repressione nel nord del Marocco verso i migranti e mette in discussione gli sforzi realizzati dalla nuova politica migratoria. L’arrivo delle forze di sicurezza è quotidiana nei quartieri di Tangeri dove vivono queste persone e nelle foreste di Fnideq e di Nador.

Queste operazioni, spesso violente, sfociano in arresti collettivi seguiti da sgomberi forzati verso la città di Tiznit. Recentemente, i blocchi delle attività di organizzazioni umanitarie che intervengono verso queste persone che vivono nelle foreste sono state ugualmente denunciate.

Queste azioni illustrano la “magnifica collaborazione” (Jorge Fernandez Diaz, Ministro spagnolo degli Interni) delle autorità marocchine con le autorità spagnole nella gestione delle frontiere, analizzate nel rapporto. Rinforzo dei dispositivi di controllo delle frontiere, cooperazione nelle “espulsioni a caldo” da Ceuta e Melilla verso il Marocco, controllo dell’accesso agli uffici di asilo spagnoli aperti alle frontiere delle due enclave: queste pratiche permettono di bloccare il passaggio delle persone provenienti dall’Africa subsahariana e di regolare quello delle persone provenienti dalla Siria.
In questo modo si permette allo stato spagnolo di fare di Ceuta e Melilla delle zone di identificazione e selezione dei candidati all’immigrazione a monte del territorio
europeo.

Introduzione del rapporto

Le enclave spagnole di Ceuta e Melilla, situate sulla costa mediterranea del Marocco, formano le uniche frontiere terrestri euro-africane. Da molto tempo esse costituiscono una zona d’attenzione particolare per le politiche migratorie avendo l’obiettivo di frenare i movimenti di persone verso l’Unione europea (UE). E’ all’inizio degli anni Novanta che le prime persone provenienti dell’Africa subsahariana tentano di arrivare in Europa oltrepassando la frontiera tra il Marocco e le città di Ceuta e Melilla. Questo evento corrisponde alla realizzazione della politica di generalizzazione dei visti e quindi all’aumento delle difficoltà per rendersi legalmente sul territorio europeo.
Per cercare di contenere questi movimenti, lo Stato spagnolo inizia ad alzare progressivamente le barriere sempre più alte e ad aumentare i dispositivi di controllo di questa frontiera.

Dieci anni dopo i tragici eventi del 2005 – dove, in seguito all’apertura del fuoco da una parte e dall’altra della frontiera, erano rimaste uccise almeno undici persone che stavano cercando di oltrepassare la barriera che circonda le enclaves e ferite centinaia di persone – la zona di Melilla-Nador (città marocchina attigua) continua a essere il teatro di violazioni permanenti dei diritti fondamentali dei migranti e delle migranti, in particolare di origine sub-sahariana. Una zona in cui l’impunità sembra essere la regola per le autorità marocchine e spagnole nell’applicazione delle politiche di repressione della migrazione clandestina.

In questo rapporto sono descritte e analizzate le attualità inquietanti e emblematiche, di un’orientamento più ampio preso dalle politiche migratorie dell’Unione europea (UE) e di alcuni suoi stati. Delle politiche che incitano alla selezione e identificazione dei “buoni rifugiati” e dei “cattivi migranti” favorizzando sempre le pratiche di espulsione e di arresto a detrimento dell’accoglienza delle persone. Ceuta e Melilla costituiscono dei veri laboratori di repressione della migrazione clandestina verso l’UE.

Questo rapporto ha come obbiettivo di comprendere la cooperazione bilaterale tra la Spagna e il Marocco nella gestione della frontiera euro-africana. Capire in che modo l’Unione Europea perpetua l’esternalizzazione delle sue frontiere in Marocco e mostrare il ruolo centrale degli enclavi spagnoli nelle politiche di identificazione dei candidati all’immigrazione verso l’Europa. Infine si intende evidenziare le conseguenze sulle persone a cui queste politiche sono destinate.

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