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Dove l’europa finisce è dove l’Europa può nascere

di Andrea Cegna

Una donna piange. E’ una tra le oltre 500 persone che hanno nel parco adiacente alla stazione di Como San Giovanni il loro punto d’attesa. Piange perché si ritrova, mentre tiene in braccio il figlio, sulle pagine di un giornale locale.
Il suo pianto ha il colore e il sapore del dramma e il peso della storia individuale di ognuna delle persone che giornalmente si vedono cancellato il diritto di poter viaggiare. Politici svizzeri sono stati in osservazione in Eritrea.
La maggioranza dei parlamentari elvetici pensa che due anni di carcere per aver saltato il servizio militare nel paese africano non siano poi una cosa inumana. La politica è il nodo della questione.

A Como, così come a Ventimiglia, Idomeni, o Calais non si vivono situazioni locali ma si consuma il fallimento della politica europea, figlia di mercanti e banchieri.
La Germania ha intensificato i controlli alla frontiera, in termine non tecnico significa che non si passa, il muro è alzato. Rubinetti chiusi a nord e così la Svizzera li chiude a sud. Se ancora settimana scorsa alcune decine di migranti hanno attraversato il confine italo elvetico adesso la storia è diversa.

Secondo le guardie di confine del Canton Ticino, dopo le polemiche sollevate da Amnesty International e alcuni parlamentari del partito Socialista, a fronte di 1.767 tentativi di attraversare la frontiera i respingimenti sono stati 1.184. Chi viene fermato e respinto a Chiasso ha davanti due possibilità: può essere rispedito a Como oppure caricato su un bus e portato in qualche centro d’accoglienza nel sud d’Italia.
Secondo le guardie ad essere respinte sono le persone che non intendono fare richiesta d’asilo politico in Svizzera. “Come sempre monitoriamo con attenzione la situazione al confine tra Italia e Svizzera, e siamo in contatto con le autorità di entrambi i Paesi su questo“. Dice l’Unione Europea.

La parlamentare del Partito Socialista Svizzero, Lisa Bosia Mirra, che quasi giornalmente arriva a Como con altri volontari dell’associazione Firdaus, prova ad agire per via politica per permettere i ricongiungimenti famigliari oltre confine. Spesso ci riesce. Le soluzioni individuali sembrano così prendere il sopravvento, mentre la possibilità di trovare una soluzione collettiva che permetta a tutte e tutti di portare a compimento il viaggio sembra molto lontana. Ieri pomeriggio alla fine del vertice in prefettura è stata convocata una conferenza stampa: i container per allestire il campo d’accoglienza, come da indicazione dei giorni scorsi, sarà allestito entro la metà di settembre nell’area ex Rizzo, di proprietà comunale, di via Regina, nella zona di San Rocco.

L’area si trova a circa 1 chilometro dalla stazione. “Verranno montati cinquanta moduli abitativi ovviamente dotati di servizi igienici ci sarà anche un ambulatorio presidiato dalla Croce Rossa. Agli ospiti sarà dato un certo margine di tempo per valutare la possibilità di inoltrare domanda di accoglienza, l’obiettivo è far sì che rientrino nel circuito legale dell’accoglienza” dice il prefetto Corda. Il campo sarà allestito per circa 300 persone e tutte saranno identificate. Il modello è quello di Ventimiglia, con tanto di Croce Rossa a gestire il tutto. Nessuna parola sulle “regole” Europee.

Questo è il massimo che la politica è riuscita a generare. Ma a Como si vede chiaramente come i cuori di diverse persone battono per un europa diversa da quelle di mercanti e banchieri. Di un’europa diversa da quella gridata e sbraitata da Salvini e Le Pen, perché dietro la xenofobia localista esiste un’idea precisa di continente fatta di stati nazione e nazionalismo. Il tempo del battito di quei cuori è dato dai gesti individuali o collettivi di chi si adopera per dare condizioni più umane a chi è obbligato a stare in un parco davanti ad una stazione invece che continuare il viaggio.

Il sogno di un’Europa diversa, fatta di diritti, democrazia e popoli passa dalla capacità di trasformare quei gesti collettivi ed individuali in movimento d’opinione o forza politica, capace di fare delle differenze energia e soprattutto di immaginare e proporre una paradigma diverso. Perché il viaggio di quelle persone è bloccato dalle politiche europee.

@a_cegna