Un aggiornamento sulla situazione a Como e sui respingimenti dalla Svizzera

Lisa Bosia Mirra, presidente dell'Associazione Firdaus

Foto: Claudio Fontana

Situazione generale

Con la chiusura dei valichi del Brennero e di Ventimiglia molti migranti subsahariani hanno iniziato a raggiungere la città di Como con l’intenzione di passare il valico di Chiasso per raggiungere i Paesi del nord, in particolare la Germania, o di chiedere asilo alla Svizzera.
Il loro numero è andato aumentando progressivamente a partire dall’inizio di agosto.
Attualmente nel parco antistante la stazione di Como San Giovanni e nella stazione stessa si trovano circa 500 persone in aumento nel numero di circa 50 migranti al giorno.

Sono per circa il 40% etiopi, per il 45% eritrei e il restante 15% è composto per il 5% da persone provenienti dall’Africa dell’Ovest, per il 10% da sudanesi, somali e afgani.

I minorenni non accompagnati sono numerosi (circa 100 persone) anche perché non vengono direzionati, come invece accade ai migranti adulti, con bus organizzati dalla Prefettura, verso altre zone d’Italia. Il numero di bus organizzati nelle scorse settimane accertato è di sei autobus per un numero stimato di persone ricollocate in sud Italia -Bari e Taranto – di circa 250 persone. Impossibile essere più precisi in mancanza di dati certi.

Al momento dei respingimenti verso l’Italia i minorenni sotto i sedici anni vengono affidati alla Caritas mentre ai minorenni dai 16 ai 18 anni viene consegnato un foglio con cui li si invita a presentarsi spontaneamente ai servizi sociali di Como per ricevere aiuto. Agli adulti viene generalmente consegnato un foglio della Prefettura con un appuntamento presso la Questura ufficio immigrazione, a cui devono rivolgersi per formalizzare la domanda di asilo.

Le famiglie possono usufruire di un alloggio temporaneo senza obbligo di fotosegnalamento presso la parrocchia di Rebbio. È stata inoltre allestita una tenda con circa 30 posti in cui possono trascorrere la notte famiglie con bambini.
La maggior parte delle persone restano comunque a dormire nel parco o nella stazione.

L’assistenza viene garantita in gran parte da volontari che provvedono alla colazione al mattino verso le 7:30, al pranzo (Firdaus dal Canton Ticino) alle 11:30 e infine ricevono la cena dalle 20:00 presso la mensa della parrocchia di Sant Eusebio.

Per i servizi igienici sono stati messi a disposizione delle toilette-container in stazione e i migranti possono usufruire di un servizio doccia con cambio d’abiti completo presso il collegio Gallio: quattro docce a disposizione dalle 16:00 alle 20:00.
Alla sera verso le 22.30 vengono distribuite coperte direttamente in stazione.

L’ordine pubblico è garantito da un servizio d’ordine fornito da Carabinieri e polizia. Sino ad ora, a parte sporadici episodi dovuti soprattutto alle intemperanze dei senzatetto storici della stazione, non si sono verificati episodi che hanno necessitato dell’intervento delle forze dell’ordine. I rifugiati si sono organizzati con un leader per comunità e tutto funziona abbastanza bene.

Da un paio di giorni è presente un presidio medico con una presenza al mattino per due ore e due ore la sera.

Le problematiche mediche riguardano donne in avanzato stato di gravidanza, infezioni della pelle, piaghe e scabbia. Alcuni rifugiati hanno problemi ai denti e avrebbero bisogno di vedere un dentista urgentemente.

Da un paio di giorni è presente un servizio wi-fi e un punto di ricarica dei cellulari offerto da volontari indipendenti che hanno organizzato un info point.

Respingimenti da parte della Svizzera

Il corpo delle guardie di confine ribadisce di svolgere le proprie mansioni senza direttive o accordi particolari sottoscritti nelle ultime settimane. Chi chiede asilo ha possibilità di accedere alla Segreteria di Stato della migrazione mentre chi dichiara di voler raggiungere altri Paesi in assenza di documenti viene fermato. La legge di riferimento è la legge sugli stranieri, l’articolo applicato quello sul soggiorno abusivo.

Come associazione indipendente abbiamo potuto verificare alcune anomalie, in particolare la riammissione semplificata di molti minorenni alcuni dei quali dichiaravano di avere congiunti in Svizzera che volevano raggiungere. In contraddizione a ciò che affermano le Guardie di Confine molti rifugiati asseriscono di essere stati rinviati anche quando avrebbero voluto poter chiedere asilo alla Svizzera.

Il 31 luglio abbiamo fatto un primo invio di MSNA e altre persone che asserivano di avere parenti ma senza la documentazione completa.

Tra i tanti casi segnaliamo 3 fratelli, due dei quali minorenni: hanno provato per tre volte ad andare in Svizzera dal fratello. Respinti per tre volte vengono rinviati uno alla volta. Abbiamo perso i contatti per due settimane.
Sono ricomparsi a Como il 16 agosto, hanno provato a passare da Ventimiglia ma sono stati respinti. Il fratello ha chiesto asilo alla Svizzera da solo perché temevano che se fossero andati tutti e tre sarebbero stati nuovamente respinti, apparentemente è stato accettato in Svizzera. Hanno un fratello materno in Svizzera ma non hanno contatti se non via FB.

Molte altre persone sono state mandate con una dichiarazione scritta che volevano chiedere asilo anche nei giorni successivi ma sono state rinviate.

Per questo motivo ci siamo attivati per verificare l’esistenza di legami di parentela e un accompagnamento mirato alla frontiera. Concretamente con i numeri di telefono che i rifugiati ci hanno dato abbiamo cercato i loro parenti e chiesto loro di inviarci una fotografia del loro documento con una dichiarazione di riconoscimento come parente della persona. In questo modo è stato possibile verificare una serie di respingimenti anomali che sono l’oggetto del presente rapporto.
Ciascuna delle persone segnalate si è recata a chiedere asilo con la copia della dichiarazione del parente e la copia del permesso di soggiorno Svizzero. Alcuni di loro hanno potuto accedere alla domanda di asilo mentre altri sono stati comunque rinviati.
Di molti non sappiamo l’esito poiché potrebbero essere stati accettati e non avercelo comunicato, oppure potrebbero essere stati rinviati altrove, o ancora essere ancora in procedura.

Conclusioni e criticità

Durante queste due setimane di monitoraggio abbiamo “accompagnato” circa 100 persone che hanno dichiarato di voler chiedere asilo alla Svizzera, una parte già respinta anche più volte, una parte di queste alla loro prima domanda di asilo. Una parte che dichiarava di avere parenti in Svizzera, altri senza nessuno, altri ancora per cui non è stato possibile stabilire un contatto.
È difficile fare una stima esatta perché di molte persone non abbiamo contatti diretti ma pensiamo che circa il 50% delle persone “accompagnate” abbia potuto deporre una domanda di asilo mentre l’altra metà sia stata respinta. Sappiamo per certo che tra le persone accettate – non monitorate dall’associazione Firdaus – c’erano persone che avevano precedentemente dichiarato di voler andare in Germania e di cui dunque non ci siamo occupati. A tutte le persone che dichiaravano di voler andare verso nord è stato spiegato che non avevano diritto di attraversare la frontiera in quanto non in possesso di titoli di viaggio adeguati. Ci sembra di poter affermare che i criteri di accettazione (accompagnamento al CRP) o respingimento (accompagnamento alla frontiera italiana) non siano chiari.

Il respingimento di due persone – entrambe alla loro prima domanda con una volontà chiara di chiedere asilo alla Svizzera – così come il fatto che alcune persone per cui l’associazione ha trovato i parenti siano state, dopo essere state respinte più volte, infine accompagnate al Centro di Registrazione e Procedura lascia pensare che qualcosa non funzioni durante il primo colloquio con le Guardie di Confine, o ancora che vi siano degli ordini di servizio che non sono stati resi noti.

Le persone che sono a Como sono spesso deprivate di ogni bene materiale e non parlano altro che oromo, amarico, tigrino, arabo, somalo; ci chiediamo se i respingimenti di così tante persone siano forse imputabili a questa scarsa padronanza delle lingue occidentali. Ma allora perché queste persone sono state respinte anche quando avevano sottoscritto la loro volontà di chiedere protezione alla Svizzera?

Per tutti i casi accompagnati, quelli con dichiarazione dei parenti, abbiamo copia cartacea e molte fotografie e filmati; possiamo quindi dimostrare che queste persone o non hanno avuto la possibilità di esprimersi o le loro intenzioni sono state mal comprese.

Rimaniamo fiduciosi che le cose si possano appianare e tutte le persone respinte possano nuovamente esprimersi sulla loro intenzione di chiedere asilo.

Per l’associazione Firdaus: Lisa Bosia Mirra, presidente

Associazione Firdaus