Samir, 17 anni, pensava di essere finalmente riuscito a raggiungere il Regno Unito. Ora è morto

Diane Taylor, The Guardian - 19 gennaio 2017

Photograph: Fabrice Caterini/Inediz

Mentre si mettevano sulle spalle la bara del loro amico Samir, all’entrata del Cimitero Nord a Crissey, i giovani presenti al funerale hanno chinato il capo. Un sole luminosissimo, e altrettanto freddo, schiariva il legno pallido della bara, mentre il corteo si spostava verso l’ala del cimitero riservata ai musulmani.
La temperatura era di -4 gradi, ma mentre pregavano sul ciglio del sepolcro, piangevano sommessamente e infine aiutavano a calare delicatamente la bara nella fossa di terra gelata, i giovani presenti non sembravano accorgersi del freddo.

Tutti erano ancora sotto shock per la prematura scomparsa dell’amico. Samir, 17 anni, aveva seguito un percorso molto battuto, partendo dal Sudan passando per la Libia e poi per l’Italia, fino a raggiungere Calais, dove aveva trascorso 8 mesi prima della chiusura dei campi da parte delle autorità francesi. La famiglia di Samir è rimasta in Sudan. La madre ha richiesto che il nome completo del ragazzo non fosse usato, così da evitare che la famiglia corra nuovi pericoli per via delle autorità Sudanesi.

Samir era uno dei 1.900 minori registrati dal Ministero degli interni britannico (Home Office), che hanno fatto domanda di asilo nel Regno Unito. Come centinaia di altri giovani ancora in Francia, il giorno della registrazione della sua domanda presso il Ministero, Samir pensava che la sua battaglia per raggiungere il Regno Unito fosse finalmente prossima ad una fine.

Quando i campi profughi di Calais sono stati chiusi, lo scorso novembre, Samir è stato trasferito in un centro di accoglienza per minori non accompagnati nel dipartimento francese di Saona e Loira. Il centro è gestito dall’ordine religioso dei Taizé, che vanta una lunga tradizione nell’accoglienza dei rifugiati. Così come il resto dei giovani ospitati al centro, e fuggiti dai conflitti in Sudan o Eritrea, Samir credeva che fosse solo una questione di giorni prima che il Ministero degli interni britannico organizzasse il suo trasferimento, e quello degli altri minori, in Regno Unito.

Al ricevere la notizia che il Ministero aveva rigettato la sua domanda, insieme a quelle degli altri minori ospitati al centro – fatta eccezione per quattro di loro – Samir è rimasto scioccato. I ragazzi soggetti alla decisione hanno protestato contro il Ministero, portando avanti uno sciopero della fame per una settimana. Anche i volontari operativi nel centro hanno partecipato allo sciopero per solidarietà.

Samir aveva un fratello in Inghilterra con il quale era in contatto quasi ogni giorno. Lui e altri ragazzi, convinti di soddisfare i criteri stabiliti dal Ministero degli interni, non riuscivano a capire perché il governo inglese avesse respinto le loro domande.

Pochi giorni prima della sua morte, Samir si era recato a Parigi per incontrare alcuni amici. Si pensa che a quel punto egli avesse discusso con loro la possibilità di raggiungere il Regno Unito passando per Dunkerque. Tuttavia, il ragazzo era arrivato alla conclusione che un tale piano non sarebbe andato a buon fine e aveva pertanto abbandonato ogni speranza di raggiungere la sua “terra promessa”. Pochi giorni dopo, nel centro di accoglienza, Samir è improvvisamente collassato a terra ed è morto. L’autopsia ha rivelato che il malore era stato causato da un infarto e che il ragazzo aveva già avuto altri attacchi cardiaci lievi in passato.

La morte di Samir è stata devastante non solo per i suoi amici, ma anche per le comunità solidali e coese dei Taizé e per il vicino centro abitato di Ameugny, che avevano accolto i ragazzi da Calais, trattandoli come fossero di famiglia. Molti cittadini sono rimasti accanto alla tomba, condividendo con i giovani presenti il dolore della perdita.

La notizia della morte di Samir arriva insieme alla notizia secondo cui i centri di accoglienza per i minori non accompagnati in Francia saranno chiusi il prossimo 10 febbraio. Alcuni dei minori ospitati in tali sedi cercheranno di raggiungere il Regno Unito, mentre altri presenteranno domanda di asilo in Francia.

La cerimonia funebre di Samir è stata diversa da come sarebbe stata laddove si fosse tenuta in Sudan. Nessuna pecora è stata sacrificata per segnare la sua dipartita e il corpo di Samir non è stato sepolto immediatamente, cosa che ha causato molto dolore alla sua famiglia. Le procedure burocratiche internazionali concernenti la morte del ragazzo, gestite tra il Sudan e la Francia, hanno ritardato la sepoltura di quasi due settimane – Samir è stato trovato morto alle 21:40 il 5 gennaio del 2017.

Uno dei volontari del centro, Orsi Hardi, descrive Samir come un ragazzo sempre pieno di gioia. Anche dopo aver ricevuto la decisione negativa del Ministero degli interni, Samir aveva rassicurato i volontari del centro, sconvolti all’idea che il sogno dei ragazzi di raggiungere l’Inghilterra fosse stato infranto.

Di solito alla fine dei pasti cantavamo delle canzoni – canzoni inglesi, francesi e sudanesi” racconta Hardi. “Samir dirigeva sempre i canti. Quando è andato a Parigi, poco prima di morire, nessuno lo faceva più, quindi Samir si occupava di dirigere i canti per telefono”.

Hardi, che elogia la solidarietà dimostrata dalla comunità Taizé e dal centro di Ameugny nei confronti dei ragazzi, si è mostrato critico del trattamento riservato dal Ministero degli interni inglese ai minori rimossi dal campo di Calais cui è stato negato l’ingresso nel Regno Unito.

Ai ragazzi è stato detto che il soggiorno nei centri sarebbe durato due o tre giorni. Questa è la parte davvero vergognosa e ignobile di questa storia. Quando i ragazzi hanno visto i funzionari del Ministero sugli autobus, pensavano che i mezzi andassero direttamente in Inghilterra”.

Stiamo lavorando sodo per cercare di impedire che i ragazzi siano troppo sconfortati dal trattamento che l’Inghilterra gli ha riservato”.

Una nuova azione legale in rappresentanza di 36 minori richiedenti asilo ospitati a Calais è stata avviata dinanzi all’Alta Corte inglese (High Court) questo giovedì, dopo che il Ministro degli interni inglesi ha mancato di fornire una spiegazione esaustiva per la sua decisione in materia di minori non accompagnati.
Il ricorrente principale è un ragazzo di quattordici anni, proveniente dall’Afghanistan, che viene descritto come estremamente vulnerabile e con tendenze suicide.

I minori coinvolti si sono visti rigettare le loro domande di trasferimento in Inghilterra o non sono stati informati della decisione assunta nei rispettivi casi.

I legali responsabili del caso hanno chiesto al Ministero di fornire una motivazione per tali questioni e di presentare la prova che i funzionari coinvolti abbiano eseguito una valutazione dell’interesse superiore del minore nelle rispettive decisioni, considerando le evidenze mediche relative ai minori più volte; tuttavia tali informazioni non risultano disponibili.

Il ragazzo afgano quattordicenne, di cui sopra, in particolare, è stato ricoverato in ospedale in più occasioni, la più recente delle quali risale al 10 gennaio, quando il ragazzo è stato ricoverato a causa di attacchi d’ansia e di panico. I suoi legali sostengono che la salute mentale del ragazzo è andata deteriorandosi.

In base ai documenti presentati dinanzi alla Corte dal team legale dei minori, diretto da Toufique Hossain dello studio legale Duncan Lewis, “sembra che non esistano decisioni in forma scritta, né appunti o note che si riferiscano al processo decisionale” concernente il rigetto delle domande dei ragazzi. Hossain ha inoltre dichiarato: “il Ministero degli interni continua a ritardare nel fornire decisioni adeguate rispetto ai nostri clienti e ha inoltre mancato di riesaminare le prove concernenti il minore Afgano, comprese le evidenze psichiatriche che ne evidenziano l’estrema vulnerabilità. Non abbiamo avuto altra scelta oggi che agire legalmente per ottenere un nuovo provvedimento. È straziante essere consapevoli del fatto che questi giovani, che sono fuggiti da persecuzioni e traumi, sopportando l’orrore dei campi di Calais, siano stati delusi così duramente dal governo inglese”.

Samir è morto senza poter realizzare il suo sogno di raggiungere il Regno Unito. Resta da vedere quanti, fra le centinaia di minori ancora in Francia e speranzosi di raggiungere il Regno Unito, riusciranno dove lui non ha potuto.