I ragazzi che svaniscono nel nulla

Laura Delle Femmine, El Pais (International) - 30 giugno 2017

Foto tratta da "L’Atlante Minori Stranieri non Accompagnati in Italia", una pubblicazione di Save The Children

Madrid

Sono scappato dal centro due giorni dopo essere arrivato, assieme ad altri connazionali… anche alcuni [ragazzi] molto giovani se ne sono andati da soli. La polizia ci ha inseguiti, ma non è riuscita a raggiungerci. Ora dormo a terra, in stazione [ferroviaria] … spero di potermene andare, non so quanto tempo resterò, deve arrivarmi il denaro. Dopo andrò a Milano, e poi… vedremo come fare, non lo so”. M., di 16 anni, è uno delle migliaia di minori migranti non accompagnati che ogni anno arrivano sulle coste italiane. Le autorità transalpine ne hanno perso le tracce quando ha deciso di fuggire dal centro di prima accoglienza per proseguire il suo viaggio verso la Germania, dove dice di avere alcuni familiari. La ONG Oxfam Intermón, che raccoglie la sua storia nel rapporto “Grandi speranze alla deriva”, (il rapporto in .pdf) alla fine dello scorso anno ha denunciato che in Italia spariscono ogni giorno 28 minori migranti.

Dopo la chiusura della rotta balcanica, il Mediterraneo Centrale è divenuto per i migranti la principale porta d’accesso all’Europa. Oltre un terzo dei 100.000 minori giunti in Grecia, Italia, Bulgaria e Spagna nel 2016 viaggiavano da soli, secondo gli ultimi dati di Unicef. Il 92% di essi (25.800) è sbarcato in Italia, e nella maggior parte dei casi si trattava di ragazzi tra i 15 e i 17 anni provenienti da Eritrea, Gambia, Nigeria, Egitto e Guinea. “Molti tra questi ragazzi rifiutano di andare nei centri di prima accoglienza perché hanno indicazioni precise sul dove andare; gli eritrei, ad esempio, sanno che con le regole di Dublino [che impongono di richiedere asilo nel primo paese europeo in cui si arriva] dovrebbero restare qui, e non vogliono”, spiega Andrea Iacomini, portavoce di Unicef in Italia.

Nel gennaio dello scorso anno, Europol ha reso noto che 10.000 minori migranti non accompagnati erano spariti poche ore dopo essere arrivati in Europa. “Un dato che richiama l’attenzione è che in Italia si sono perse le tracce della metà di loro, di 1.000 in Svizzera”, prosegue Iacomini. “Molti credono di essere arrivati a Madrid o Parigi […]; durante le prime 72 ore sono terrorizzati in quanto non ricevono un’informazione corretta e un 25% di essi “si volatilizza” per questa ragione, aggiunge. I restanti fuggono dopo un tempo più lungo: sfiancati dalla burocrazia interminabile e dalla mancanza di assistenza, scelgono di proseguire da soli il proprio viaggio verso il nord Europa e si trasformano in carne da macello per le mafie. Nel 2016, gli allarmi in tal senso hanno riguardato soprattutto Italia, Germania, Svizzera e Francia settentrionale. Eritrei, egiziani, somali, afghani e gambiani, queste sono le nazionalità dei minori che più fuggono dai centri transalpini.

Sara Collantes, esperta in Politiche dell’Infanzia del Comitato spagnolo di Unicef, spiega che è lo stesso sistema europeo di controllo ad essere nato con delle carenze. “All’interno degli stessi Stati membri ci sono problemi relativi alla registrazione, e sta collassando del tutto il coordinamento tra i diversi Paesi”, assicura. Conviene sul fatto per cui una delle circostanze più comuni che causa la fuga è la mancanza di informazioni. “Inoltre in alcuni centri ci sono anche problemi di violenza, prostituzione… per non parlare del fatto che i procedimenti per il ricongiungimento familiare tardano di anni”, argomenta, “così che i minori finiscono per fidarsi più dei trafficanti che del sistema d’accoglienza”.

In base alle informazioni raccolte da Missing Children Europe, una rete formata da 30 ONG in 26 paesi rivolta ai minori scomparsi e sfruttati sessualmente, le informazioni riguardo l’ubicazione dei minori migranti resosi irreperibili tendono a rimanere sconosciute. Potrebbe trattarsi di adolescenti non accompagnati che hanno richiesto asilo (più di 60.000 domande nel 2016, secondo Eurostat) o che intendono richiederlo in qualsiasi altro Stato membro.

Lo scorso aprile, il Commissario europeo per le migrazioni, Dimitris Avramópoulos, ha suggerito di includere le fototessere e le impronte digitali dei minori nel database del Sistema di Informazione di Schengen, nel quale vengono raccolti i dati delle persone scomparse nel territorio comunitario. Però, esattamente come l’intensificazione dei controlli di frontiera non frena l’arrivo dei migranti, non tutti concordano sul fatto che un potenziamento delle schedature possa avere esito nell’evitare la scomparsa dei minori. “Prima bisogna comprendere perché fuggono”, ribadisce la Collantes.

L’Italia ha approvato a fine marzo la legge Zampa, il primo testo organico volto a migliorare i sistemi di protezione e accoglienza dei minori migranti non accompagnati. Tra le misure previste – per le quali sono stati stanziati 600 milioni di euro – sono contemplate il divieto di respingere i minori alla frontiera, la riduzione dei tempi di permanenza nei centri di prima accoglienza, la creazione di un sistema nazionale di informazione, la nomina di tutori e il supporto di mediatori culturali qualificati.

L’Unione Europea, dal canto suo, ha approvato una raccomandazione – non vincolante – nella quale traccia la tabella di marcia che gli Stati membri devono seguire al fine di proteggere i minori migranti. Il testo prevede, tra le altre cose, un maggior coordinamento transfrontaliero, l’applicazione del principio di non-refoulement, il divieto di detenzione e un’ottimizzazione del procedimento di ricongiungimento familiare. “Questo è un passo importantissimo da parte dell’Europa, ma deve essere ben definito”, avverte la Collantes; “Non bisogna dimenticare che solo un mese prima si stava raccomandando di espellere più migranti”.