Napoli – Via Bologna, una resistenza meticcia

di Ciro Amitrano, Laboratorio Insurgencia

Photo credit: Cecilia Catani (Ramallah e gli “scugnizzi” palestinesi)

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9 ottobre 2017: il mercato multietnico di via Bologna sciopera. Le bancarelle che ogni giorno, a 300 m dalla stazione centrale, contribuiscono con i propri odori ed i propri colori a creare agli occhi di un attento osservatore un viaggio sensoriale che da Napoli ti trascina verso terre lontane e assolate, era chiuso.

Vogliono risposte politiche, sono stanchi dei tavoli tecnici.
Nella strada in cui si è sviluppato dagli anni ’90 ad oggi un laboratorio virtuoso di integrazione, in cui autoctoni ed ospiti contribuiscono a rendere vitale il proprio quartiere, le accelerazioni della modernità arrivano puntuali a mutare il tessuto della città: a via Bologna va costruito l’uscita del nuovissimo parcheggio di Grandi Stazioni, la società che ha investito i capitali che hanno trasformato piazza Garibaldi in un’enorme galleria commerciale delle grandi griffe; il “mercato dei neri” deve arretrare, deve diventare invisibile.

Il corteo meticcio del 9 ottobre, che ha visto centinaia di lavoratori e lavoratrici bloccare il traffico di uno dei principali assi della città, è arrivato a far sentire la propria voce al Comune di Napoli in un momento cruciale di definizione per i numerosi processi che si stanno dando a piazza Garibaldi.

Processi che necessitano un tentativo di analisi, utile a comprendere la direzione sulla quale agiscono, e (per noi) il verso o la strada da percorrere per chi invece agisce la trasformazione della realtà dal basso.

Mesi di propaganda a reti unificate che soffiano sul vento della xenofobia, interpretando il Minniti pensiero, hanno prodotto una guerra tra poveri che viene combattuta con armi diverse a seconda del parallelo.

Nella Napoli dell’accoglienza, accade che nascano comitati di quartiere (prossimi a piazza Garibaldi) che esigono più sicurezza, indicando tra gli ultimissimi arrivati i responsabili del degrado e della marginalità sociale.

Nella stessa Napoli in cui il decreto Minniti non colpisce unicamente i migranti ma anche enormi settori dell’informale e dell’ambulantato, infatti è di poche settimane fa la notizia di un ennesimo daspo dato ad un ambulante, colto in fragranza in uno dei quartieri bene della metropoli.

Queste pulsioni, unite alle nuove direttive ministeriali sulla gestione dell’ordine pubblico, autorizzano le forze di polizia a esercitare atti di violenza sempre più frequenti, grazie ad una dinamica di consenso che si innesca sulla base di una certa compiacenza dei media.

A questo si aggiunge la volontà di inasprire i controlli e di potenziare i già forti strumenti che conferisce il decreto Minniti alla polizia municipale e a tutti i corpi di pubblica sicurezza, creando di fatto un clima di caccia al povero il cui unico obiettivo è spostare il degrado dal centro alle periferie, abbandonando completamente l’idea di attuare politiche per l’inclusione sociale, economica e culturale.

Venerdì 13 ci sarà un’assemblea a piazza Garibaldi, costruita con l’intenzione di tessere una nuova rete di solidarietà che sappia assumere la sfida culturale dei tempi, ovvero costruire a partire dai percorsi di emancipazione collettiva dei subalterni, esperienze che lascino segno di se e che migliorino la vita a chi li attraversa.

Questioni come il riconoscimento dell’ambulantato come esercizio di professione di centinaia di napoletan* e migrant* dovrebbero entrare nell’ordine dei discorsi e delle pratiche di chi, a queste latitudini, in un momento storico in cui avanzano opzioni politiche che raccolgono consenso soffiando sulle guerre tra poveri, prova a praticare e a immaginare l’alternativa.

Di questi tempi ci si deve sporcare le mani;
Partenope, ribelle ed accogliente, è pronta.

Ciro Amitrano
Laboratorio Insurgencia