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Barriera di Melilla

Lame taglienti contro i minori: l’ultima misura di Melilla per blindarsi dinanzi ai minori stranieri

Jairo Vargas, Público - 7 febbraio 2018

Photo credit: José Palazón/ Prodein.

Melilla prosegue imperterrita nella sua guerra contro i minori stranieri non accompagnati (MSNA) che vivono nella città. La Autoridad Portuaria, alle dipendenze del Ministero dello Sviluppo, ha iniziato ad installare, nell’area intorno al porto, una tripla barriera in filo spinato di quattro metri di altezza. L’obiettivo è quello di ridurre il numero di “intrusioni” all’area da parte di quelli che il Governo melillense definisce “immigrati irregolari“, sebbene si tratti, in realtà, di minori marocchini che cercano di raggiungere clandestinamente la Penisola a bordo dei traghetti che salpano dal porto cittadino. E’ ciò che questi ragazzi chiamano “fare risky“, un atto che a volte ha, tra le sue conseguenze, anche la morte.

La decisione, già annunciata lo scorso giugno, ha dato il via ad un’accesa polemica. Si tratta, infatti, della stessa strategia utilizzata sei anni fa dal Ministero degli Interni alle frontiere terrestri con il Marocco. Dinanzi alla “grande pressione migratoria” e ai continui “assalti” alle barriere da parte di “immigrati violenti” – parole del Governo del Partido Popular -, si ricollocarono le famose “concertine” nella parte superiore delle recinzioni. Tale misura fu duramente criticata da numerose organizzazioni sociali e perfino dal Defensor del Pueblo. Inoltre, non solo non servì a ridurre i tentativi di “salto“, ma causò ferite gravissime a decine di migranti fino, nel 2009, al decesso di uno di loro, morto dissanguato a Ceuta dopo essersi tranciato un’arteria sulla valla.

“Chi osserverà la legge non subirà nessun danno dalla concertina.”

Il presidente della Autoridad Portuaria della Città Autonoma, Miguel Marín, ha motivato l’utilizzo delle lame ricorrendo alle stesse argomentazioni adoperate dal Governo all’epoca per legittimare le concertine alle barriere. Si tratta, dice, di “elementi statici“, di “misure dissuasorie” autorizzate – secondo lui – dallo Stato di Diritto, che non arrecheranno alcun danno a nessuno purché non si provi a superarle: “Chi osserverà la legge non subirà nessun danno dalla concertina“, ha affermato. Per render meglio l’idea, Marín ha utilizzato la metafora del fuoco: “Il fuoco brucia. Quello che non fai è entrare nel fuoco. Le concertine non sono mobili, non inseguono le persone. Se nessuno tenta di superarle illegalmente non accade nulla“, ha chiuso.

Mezzo milione di euro

Il budget dell’opera, che prevede l’installazione di questa tripla recinzione tagliente per quasi 600 metri, è di 467.742,34 euro. Quasi mezzo milione di euro destinato a “togliere la voglia di infilarsi clandestinamente nell’area del porto a quei giovani e a quei minori che arrivano a Melilla“, ha spiegato il Presidente della Autoridad Portuaria, aggiungendo che nel 2017 sono state oltre 19.200 le persone che, saltando le recinzioni attuali – di due metri di altezza – sono riuscite ad entrare nell’area del porto.

A Melilla ci sono tra i 100 e i 200 minori stranieri che vivono in strada aspettando il momento giusto per nascondersi nelle imbarcazioni in partenza dal porto. Sono minori tutelati dalla Ley de Protección del Menor che, per questo, dovrebbero trovarsi sotto la tutela della Città Autonoma – come un altro migliaio circa di ragazzini – ma che, per diverse ragioni, preferiscono scappare dai sovraffollati centri di accoglienza della città e tentare la propria sorte dall’altra parte dello Stretto. Questi ragazzi, stando a quanto è possibile leggere su alcuni social network, per una certa fascia della società melillense costituiscono un pericolo e un fattore di insicurezza. Si tratta di “forum” tra cittadini che, non a caso, sono sotto indagine giudiziaria per incitazione all’odio e alla violenza contro questi minori.

Una misura “inutile” e pericolosa

Le lame sono solo l’ulteriore misura del Governo finalizzata a reprimere questo “gruppo problematico“. Essa va a sommarsi ad altre iniziative, come le retate di polizia per individuare e portare con la forza i minori dalla strada ai centri. Il Governo, per fare in modo che stiano nei centri, ha anche lanciato un appello pubblico a privati cittadini e ONG affinché non diano cibo, coperte né alcun tipo di sostegno ai minori che vivono in strada. Si è perfino proposto di risolvere “il problema dei MSNA” con un’iniziativa volta a modificare la Ley del Menor e la Ley de Extranjería per poter trattenere i minori nei centri – sovraffollati – e, addirittura, per negare loro il permesso di soggiorno qualora avessero 17 anni.

Tuttavia, se le barriere di Ceuta e Melilla hanno dimostrato qualcosa, è che il movimento delle persone può sì esser reso più difficoltoso, ma non può essere impedito. Da quando sono state installate i tentativi di salto non sono diminuiti. I migranti hanno trovato sempre nuovi punti deboli nel perimetro per raggiungere la strada (il riferimento è alla strada che costeggia le barriere sul versante ‘interno‘ della frontiera, n.d.t.), come ad esempio i valichi del “porteo“. Alla fortificazione di Melilla ha fatto seguito un aumento considerevole degli arrivi via mare, tramite i barconi. Una rotta molto più pericolosa, come dimostra quanto accaduto la scorsa domenica, quando a seguito del naufragio di una precaria imbarcazione che trasportava 47 persone, nelle acque vicine a Melilla sono stati avvistati oltre 20 cadaveri alla deriva.

Harraga: “I minori continueranno a nascondersi. Non lo impedirete. Lo renderete solo più difficile, e continuerete ad ucciderli.

Secondo José Palazón, presidente della Asociación Pro Derechos de la Infancia (Prodein), l’installazione delle lame nell’area del porto costituisce una “misura assolutamente inutile che porterà benefici significativi ad alcuni, e danni – maggiori di quelli che già subiscono attualmente – ai minori e ai giovani che cercano di fuggire dall’oblio che vivono a Melilla“. Secondo l’attivista questa barriera, come già quella della frontiera, “non servirà a nulla” perché i minori continueranno a cercare di scappare dalla povertà e dalla mancanza di assistenza e opportunità di Melilla. Ma se prima era pericoloso, ora lo sarà ancora di più. “Né cibo né coperte… lame! Questo è quello che si sta facendo al porto“, ha attaccato Palazón.

Dall’Associazione socio-educativa Harraga, che segue e assiste questi minori, lamentano che “dove non ci sono dialogo, comprensione e misure educative, si finisce sempre per ricorrere a misure repressive, alle barriere e all’uso della forza“. E aggiungono: “i minori continueranno a nascondersi, per loro nulla è impossibile. Voi (il Governo) non lo impedirete. Lo renderete solo più difficile, e continuerete ad ucciderli“, hanno affermato facendo riferimenti ai minori – come Soufia – che hanno perso la vita all’interno dei centri di accoglienza a seguito delle ferite riportate facendo risky.

Chiedono che Zoido si presenti in Parlamento

Dal canto suo, Izquierda Unida ha sollecitato un’audizione urgente nel Congreso del Ministro degli Interni, Juan Ignacio Zoido, affinché chiarisca tutti i dettagli riguardanti l’installazione di questo “pericoloso dispositivo in grado di causare gravi ferite – fino alla morte – ai minori che solitamente cercano di superare il perimetro dell’area portuale. Tanto il Defensor del Pueblo, quanto diverse associazioni a difesa dei Diritti Umani e vari organismi internazionali, hanno già denunciato l’utilizzo di questo stesso sistema alla frontiera terrestre con il Marocco“.

Nel mentre, il presidente dell’Autoridad Portuaria di Melilla ha invitato quanti criticano e “insultano” le istituzioni melillensi per il loro ruolo riguardo alla questione dei MSNA ad andare in Marocco: “Che manifestino lì e chiedano spiegazioni sul perché questi minori sono lasciati all’abbandono e non si rispetta l’accordo di rimpatrio provocando un tale sradicamento dalle famiglie. Che adottino questi minori! Se ciascuno di loro ne prendesse uno, a Melilla il problema di questa immigrazione minorile sarebbe risolto“.