La nave Aquarius riceve l’istruzione di raggiungere un porto sicuro in Spagna: 629 tra uomini, donne e bambini soccorsi nel Mediterraneo verranno fatti sbarcare a Valencia

SOS MEDITERRANEE: l'incolumità e la protezione delle persone dovrebbe essere la priorità

Photo Credit: Kenny Karpov / SOS MEDITERRANEE

Palermo, 12.06.2018 – A seguito delle consultazioni intercorse tra l’autorità marittima italiana e quella spagnola nella notte tra lunedì 11 e martedì 12 giugno, dopo 36 ore di stand by nelle acque internazionali a 27 miglia nautiche da Malta e a 35 dalla Sicilia, la nave Aquarius ha ricevuto l’istruzione ufficiale di raggiungere il porto di Valencia in Spagna, indicato dalle autorità marittime competenti come «porto sicuro» nel quale attraccare con 629 tra uomini, donne e bambini soccorsi sabato 9 giugno al largo della Libia.

La distanza tra la posizione attuale della Aquarius e il porto di Valencia è 760 miglia nautiche, oltre 1.500 chilometri. A una velocità di crociera di circa 10 nodi – che può variare in relazione alle condizioni meteorologiche – saranno necessari oltre tre giorni di navigazione prima che la nave entri nel porto per lo sbarco.

Durante il periodo di standby in mare, iniziato domenica sera, la Aquarius è stata in costante contatto con l’MRCC di Roma, l’autorità che ha coordinato le operazioni di soccorso e di trasbordo di sabato e domenica scorsi.

La Aquarius ha doverosamente informato le autorità marittime competenti che non sarebbe stato sicuro navigare così a lungo fino alla Spagna con oltre 600 persone a bordo e che le condizioni mediche e igieniche sulla nave sarebbero peggiorate. Ha anche comunicato che le scorte alimentari sulla nave non erano sufficienti per affrontare altri tre giorni oltre alla preoccupazione che le condizioni meteorologiche in peggioramento lungo la rotta verso la Spagna avrebbero messo a repentaglio l’incolumità dei passeggeri.

Un primo rifornimento di cibo (800 confezioni di pasta e snack) e acqua (950 bottiglie) è stato consegnato da una nave della Marina militare maltese nel tardo pomeriggio.

La mattina di martedì le Autorità marittime italiane hanno realizzato un secondo rifornimento di cibo e beni di prima necessità, tra cui 200 chilogrammi di arance, 2.400 panini, 100 confezioni di te, 50 chilogrammi di zucchero. Sono stati consegnati anche coperte, cappelli e calzini.

Più della metà dei 629 naufraghi adesso a bordo della Aquarius sarà trasferita su due navi italiane per permettere alla nave Aquarius di navigare in sicurezza scortandola fino al porto di Valencia in Spagna per lo sbarco.

«Anche se questa è ben lungi dall’essere la soluzione migliore per le persone salvate, siamo sollevati dal fatto che una soluzione sia stata finalmente trovata per consentire l’approdo di 629 tra uomini, donne e bambini in un luogo sicuro in Spagna. Tuttavia, il viaggio non è finito e le persone soccorse dovranno navigare altri 1500 chilometri prima di raggiungere questo porto sicuro. La gente sta ancora fuggendo dalla Libia mentre la Aquarius è lontana dalla zona di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e i mezzi di salvataggio sono totalmente insufficienti. Negli ultimi giorni abbiamo visto che persone, città e Paesi possono e sono disposti a mobilitarsi con forza, ma la questione del soccorso in mare deve diventare una priorità assoluta all’ordine del giorno degli Stati europei. Ancora una volta SOS MEDITERRANEE esorta l’Europa a mettere la sicurezza e la protezione delle persone prima delle considerazioni politiche», ha dichiarato Sophie Beau, vicepresidente di SOS MEDITERRANEE.

ASGI in un comunicato stampa ha delineato quali sono le gravi responsabilità dell’Italia lanciando anche l’allarme sul possibile ripetersi di episodi analoghi.
«La situazione di pericolo e di estrema difficoltà, in cui si trovavano i migranti oltre ai membri dell’equipaggio integrava senza dubbio una situazione di pericolo che non legittimava alcuna limitazione all’approdo in un porto italiano».
L’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione precisa che «Il diniego di accesso ai porti italiani a imbarcazioni che abbiano effettuato il soccorso in mare comporta la violazione degli articoli 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Le persone soccorse vertevano infatti in evidente necessità di cure mediche urgenti, nonché di generi di prima necessità (acqua, cibo, medicinali), e tali bisogni non potevano esser soddisfatti in alto mare. Le condizioni alle quali gli stessi sono stati sottoposti determinano l’esposizione di uomini, donne e bambini ad un reale trattamento disumano e degradante ( in violazione dell’art. 3 Cedu) e ad un serio rischio per la loro vita (in violazione dell’art. 2 Cedu).
Sulla nave Aquarius vi erano richiedenti asilo e rifugiati, pertanto la scelta del governo italiano di negare un porto sicuro a queste persone, poiché le operazioni di soccorso erano state gestite dalle autorità italiane, avrebbe potuto comportare per lo Stato Italiano la violazione del principio di non refoulement, ai sensi dell’art 33 della Convenzione di Ginevra sullo Status dei Rifugiati del 1951, se non si fosse trovato un porto sicuro».

Dure accuse dalla Campagna LasciateCIEntrare che definisce tutta la vicenda un «crimine di stato fuori dai confini dell’umanità e dei diritti, un atto “politico” contro esseri umani che va contro ogni principio di solidarietà, di umanità e contro i valori fondativi dell’Europa.
Un atto – continua la nota stampa – barbaro, meschino, che evidenzia come l’Italia e l’Europa non abbiano ancora intrapreso una politica di accoglienza e di inclusione che è invece necessaria ed urgente, volta a contrastare quei fenomeni di traffico di esseri umani che non si combatte con accordi scellerati, come quello con la Libia.
Un atto contrario agli Art. 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che potrebbe configurarsi anche come un atto di espulsione collettiva, vietato dall’Art. 4».