//

Mayotte, la porta discreta d’ingresso dei migranti in Europa

Léa Masseguin, Libération - 2 agosto 2019

Mamoudzou, capitale amministrativa di Mayotte, nel 2011. Photo Richard Bouhet. AFP

Per evitare le temibili traversate dalla Libia e dal Mediterraneo, sono sempre di più i migranti originari dall’Africa che raggiungono le coste del 101° dipartimento francese.
schermata_da_2019-08-22_09-21-51.png
Si chiamava Dany e non aveva più di 23 anni. Originario della Repubblica Democratica del Congo, si è suicidato (davanti all’Ufficio dell’OFPRA, Office français de protection des réfugiés et apatrides) subito dopo aver appreso che la sua domanda d’asilo era stata rifiutata a Mayotte.
Photo credit: FranceInfo
A seguito di questo dramma, molti tra i residenti africani hanno manifestato martedì (30 luglio 2019 n.d.T), a Mamoudzou, per esprimere la loro tristezza e per denunciare le loro condizioni di vita in questo arcipelago dell’Oceano Indiano, divenuto nel 2011 il 101° dipartimento francese.

Aspetti per mesi di avere una risposta dalla prefettura per fare i documenti. Li sollecitiamo senza sosta ma senza risposte. E nell’aspettare si diventa tutti morti viventi qui” racconta una delle manifestanti a Mayotte.

Mayotte è diventata in questi ultimi anni un nuovo punto d’accesso verso l’Europa.

Come Dany, sono sempre più numerosi i migranti di origini africane a rinunciare alla spaventosa traversata dalla Libia e dal Mediterraneo.

Secondo le cifre dell’Ufficio francese di protezione dei rifugiati e degli apolidi (Ofpra), il numero delle domande di protezione è più che raddoppiato tra il 2016 (387 domande) e il 2018 (809).

Tra queste, all’incirca il 60% proviene da persone originarie dalla regione dei Grandi Laghi (RDC, Rwanda e Burundi). Una cifra “in costante evoluzione dopo il 2014, in particolare con l’aumento con le filiere clandestine di esseri umani”, constata Romain Reille, direttore generale di Solidarieté Mayotte, un’associazione che accompagna i richiedenti asilo di 32 nazionalità. In totale, la metà delle domande di protezione sono state rifiutate dall’amministrazione francese.

Disillusione

Arrivati a Mayotte con la speranza di trovarvi una vita migliore, i migranti africani sono subito delusi. Divenuto una colonia francese nel 1843, l’arcipelago è oggi il dipartimento più povero della Francia, dove il tasso di disoccupazione di avvicina al 26% secondo un recente rapporto dell’Insee.

La popolazione mahorese vive in condizioni precarie: quattro famiglie su dieci alloggiano in abitazioni fatte di lamiere o vegetali e quasi un terzo degli abitanti non dispone di acqua corrente.

Pertanto, ogni anno, migliaia di clandestini, raggiungono le sue coste dopo aver transitato per le Comore. Intentano una traversata di 70 chilometri in un braccio di mare pericoloso su dei kwassa-kwassa, delle fragili imbarcazioni di fortuna a rischio della loro vita.

Queste traversate hanno causato “tra i 7.000 e i 10.000 morti dopo il 1995”, secondo un rapporto senatoriale del 2012.

Ormai, all’incirca un abitante su due è di origine straniera a Mayotte, la maggior parte di origine comoriana.

Misure eccezionali

Se il tragitto è più corto rispetto a quello verso la metropoli, le persone che riescono nella traversata si ritrovano a vivere nelle bidonvilles, “in condizioni di precarietà assoluta”, spiegava nel 2018 Pascal Brice, il vecchio direttore generale dell’Ofpra.

Martoriata dai problemi dell’immigrazione, l’isola conosce ricorrenti episodi di violenza tra la popolazione locale e i nuovi arrivati.

Nel gennaio 2015, il comune di Mamoudzou aveva anche rifiutato di seppellire i corpi dei naufraghi comoriani ritrovati sul litorale mahorese, sotto pressione della popolazione.

Per contenere l’immigrazione, i deputati francesi hanno approvato una legge nel luglio 2018 per limitare lo Ius soli a Mayotte.

Un regime eccezionale rispetto ad altri dipartimenti francesi che esige, per un bambino nato sull’isola, che almeno uno dei genitori al momento della nascita sia presente sul territorio nazionale in maniera regolare da più di tre mesi.

Una misura controversa e ritenuta “antirepubblicana” dai suoi oppositori che temono che questa possa condurre a un diritto di nazionalità su misura.