Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza

Sulla violazione del principio di non-refoulement ed il peggioramento delle condizioni dei profughi siriani in Libano

Dossier di Operazione Colomba in Libano/Siria - Luglio 2019

Photo credit: Operazione Colomba

Con questo dossier intendiamo porre all’attenzione della comunità internazionale il preoccupante intensificarsi, da parte del governo libanese, di strategie di refoulement dirette e indirette, volte a far tornare i profughi siriani in Siria, sul presupposto non provato che la Siria sia ora un paese sicuro in cui tornare. 1

Le azioni dell’Esercito libanese e delle Forze di Sicurezza Interna contro i siriani in Libano hanno incluso un aumento esponenziale delle deportazioni forzate, 2 la distruzione di case e campi profughi informali siriani, sfratti di massa, 3 l’inasprimento delle misure contro i lavoratori non autorizzati e le imprese di proprietà siriana, così come la limitazione della possibilità per i bambini siriani di ottenere un permesso di soggiorno legato alla residenza legale dei genitori tramite uno sponsor libanese. 4

Tali azioni violano i diritti umani dei siriani in Libano; le deportazioni forzate violano il principio di non-refoulement sancito dall’articolo 3 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, di cui il Libano è firmatario. 5

Come corpo nonviolento di pace, Operazione Colomba vive dal 2014 al fianco delle famiglie siriane in un campo profughi nel nord del Libano. La situazione non è mai stata così drammatica, con le famiglie intrappolate tra la paura dell’arresto e la leva militare obbligatoria se tornano in Siria, l’impossibilità di sopravvivere in Libano e i rischi delle pericolose rotte migratorie via mare verso l’Europa.

Raccomandazioni: Considerando la gravità della situazione, Operazione Colomba esorta il Governo italiano, l’Unione Europea e le Nazioni Unite, nonché singoli membri dell’assemblea, a:

1. Garantire che il governo libanese agisca in conformità del diritto internazionale e rispetti il principio di non-refoulement sancito dall’Articolo 3 della Convenzione contro la tortura, di cui il Libano è firmatario.

2. Sostenere il governo libanese nel fornire aiuti umanitari, nonché assistenza legale e medica, ai profughi siriani in Libano.

3. Condannare la normalizzazione e la riabilitazione da parte dei Paesi Europei delle relazioni internazionali con il governo siriano, fino a quando non verrà raggiunta una soluzione politica.

Operazione Colomba, Luglio 2019
E-mail: operazionecolomba.ls@apg23.org

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1. Contesto

Il Libano è un paese di piccole dimensioni, in cui vivono circa 6 milioni di persone. Dal 2012, il Libano ha visto un crescente afflusso di siriani in fuga dalle violenze in Siria, trasformatesi poi in guerra civile. Il Libano ha adottato una politica di apertura delle frontiere tra il 2011 e il 2014, che ha permesso a più di 1,5 milioni di siriani di entrare nel paese.

Dalla fine del 2014, il governo libanese ha cambiato atteggiamento nei confronti dei siriani. Non essendo riconosciuti in quanto rifugiati, i loro diritti in Libano non sono tutelati dal diritto internazionale.

Come tali, i siriani non hanno libertà di movimento, né diritto all’istruzione, all’occupazione e all’assistenza sanitaria. 6

Nel maggio 2015 il governo ha chiesto ufficialmente che l’UNHCR smettesse di registrare i siriani presenti nel paese.

Secondo il censimento del 2017 sulla valutazione della vulnerabilità dei rifugiati siriani in Libano (VASYR 2017), 7 il 76% delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà, il 53% di esse vive in condizioni abitative al di sotto degli standard minimi previsti e il 74% dei profughi siriani di età pari o superiore a 15 anni non ha residenza legale.

Secondo un sondaggio effettuato nel 2019 dall’UNHCR in Egitto, Iraq, Libano e Giordania, solo il 5,9% dei profughi siriani intende tornare in Siria nel prossimo anno. 8

La maggior parte dei profughi siriani non considera le aree controllate dal regime siriano come sicure per il ritorno, temendo la mancanza di servizi base, sostentamento e riparo, ma soprattutto il rischio onnipresente di violenze arbitrarie, arresti, torture e coscrizioni forzate.

  1. Organizzazioni internazionali indipendenti e osservatori dei diritti umani concordano nel classificare la Siria come un paese in cui non è sicuro tornare. Anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e la Commissione internazionale per la Croce Rossa (ICRC) non considerano la Siria un paese sicuro per un eventuale ritorno.
  2. https://www.legal-agenda.com/uploads/Position%20Paper%20on%20the%20decision%20to%20summarily%20deport%20Syrian%20nationals%20who%20entered%20Lebanon%20irregularly.pdf
  3. Rapporto del Carnegie Middle East Center, 08/07/19: https://carnegie-mec.org/diwan/79456?lang=en
  4. Rapporto di Human Rights Watch, 05/07/2019: https://www.hrw.org/news/2019/07/05/lebanon-syrian-refugee-shelters-demolished
  5. Nell’ottobre 2000 il parlamento libanese ha accettato di aderire la Convenzione del 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Vedi la Raccolta dei Trattati delle Nazioni Unite: https://treaties.un.org/pages/ViewDetails.aspx?src=TREATY&mtdsg_no=IV-9&chapter=4&clang=_en
  6. “Political Brief on the Return of Syrian Refugees”, Università Americana di Beirut, agosto 2018: https://www.aub.edu.lb/Documents/Politics-and-the-Plight-of-Syrian-Refugees-in-Lebanon.pdf
  7. Questa valutazione è stata richiesta e pubblicata dal World Food Program, dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia e dall’UNHCR. Vulnerable Assessment of Syrian Refugees in Lebanon (VASYR) 2017: https://reliefweb.int/report/lebanon/vasyr-2017-vulnerability-assessment-syrian-refugees-lebanon
  8. 101 Facts and Figures on the Syrian Refugee Crisis, Issam Fares Institute for Public Policy, luglio 2019: https://www.aub.edu.lb/ifi/Documents/publications/books/2018-2019/20190701_101_fact_book_vol_2.pdf