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Rapporto Asgi sulle attività delle ONG nei centri libici: una strumentalizzazione dell’intervento umanitario

Intervista a Giulia Crescini, avvocatessa dell’ASGI

L’ubicazione dei centri di detenzione per migranti interessati da interventi di ONG italiane con fondi AICS

Come nasce questo progetto e quale scopo si prefigge?

Il 15 luglio abbiamo pubblicato questo rapporto sulle attività che sono svolte dalle ONG italiane nei centri di detenzione in Libia, e per noi è stato un progetto molto importante. Nel corso dell’ultimo anno abbiamo fatto numerose richieste di accesso civico all’A.I.C.S. (Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, ndr) per avere dei rendiconti, cioè per sapere quali erano le attività che sono state fatte da queste ONG italiane in Libia 2. Per noi è particolarmente interessante e importante perché queste risorse vanno a finire direttamente in quei centri di detenzione terribilmente noti per le condizioni in cui sono trattenuti i migranti. Soprattutto, ci siamo interrogati sulla strumentalità di queste risorse e sul rapporto di queste e delle attività che venivano fatte dentro i centri di detenzione con quei trattamenti disumani e degradanti che venivano condotti all’interno. E cioè, ci siamo chiesti se è vero che queste risorse sono utilizzate per migliorare i centri di detenzione? Se è vero che effettivamente nei centri di detenzioni le condizioni vengono migliorate?
Oppure queste risorse, alla fine, per una mancanza oggettiva di controllo sull’utilizzo, vengono destinate nelle mani di carcerieri e guardie? E’ effettivo il controllo che le ONG hanno su come queste risorse vengono utilizzate all’interno dei centri di detenzione?
Ecco, questa è stata un po’ l’idea che ci ha mosso nel fare queste ricerche e nell’analizzarle da un punto di vista giuridico.

Nel rapporto si analizza la situazione dei progetti finanziati dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo. Qual è la genesi di questi progetti e che impatto hanno avuto nei centri di detenzione libici?

Le risorse dei progetti che abbiamo analizzato provengono dal Fondo Africa. Il Fondo Africa è stato istituito alla fine del 2016 con legge di bilancio del parlamento italiano a valere al 2017 (e successivamente ogni anno rifinanziato); queste risorse dovevano servire a favorire la cooperazione e il dialogo con i paesi maggiormente interessati dal flusso migratorio. Da lì nasce la Libia, quindi la volontà di investire queste risorse anche in un paese di transito particolarmente importante come la Libia e quindi a fianco di questi 6 milioni di euro delle ONG italiane dati all’AICS – che poi fa dei bandi che vengono vinti dalle ONG italiane – ci sono altri fondi che vengono utilizzati dalle organizzazioni internazionali (OIM e UNHCR) ad esempio ricevono, solo nel primo anno del Fondo Africa, oltre 20 milioni di euro. E poi, il governo italiano, che utilizza questi soldi proprio per finanziare la rimessa in efficienza di motovedette libiche. Un Fondo Africa, quindi, che va ad essere utilizzato in Libia per perseguire numerosi scopi e, nel caso specifico delle ONG, prevede un finanziamento per i centri di detenzione. Quello che noi andiamo a studiare è come sono utilizzati, e andiamo a vedere che sicuramente questi interventi nei centri di detenzione, anche se astrattamente mirano a migliorare le condizioni, sicuramente non solo non ci riescono, ma finiscono anche per essere strumentalizzati dallo stesso governo italiano, che a più riprese fa presente come molte risorse sono andate per progetti umanitari che dovrebbero migliorare le condizioni di detenzione.
Quello che invece ci dicono i rapporti ufficiali è che continua a mancare pesantemente il controllo su come queste risorse vengono utilizzate e aumenta invece il rischio che vi sia un indirizzamento di queste risorse verso soggetti diversi rispetto ai migranti.

E’ giusto dire che questi progetti, finanziati dal nostro paese, si inseriscono in un quadro politico più generale che si preoccupa soprattutto di contenere flussi migratori e di proteggere le frontiere europee?

Sicuramente queste risorse vanno inserite all’interno di un contesto molto più generale, non solo nazionale ma comunitario che si attesta perfettamente all’interno sia della dialettica e della retorica europea, ma molto più praticamente nell’accordo Italia-Libia e di quello che poi sarà anche il nuovo memorandum Italia- Libia anche in base alle notizie non ufficiali di possibili modifiche. Infatti, se da una parte il governo italiano si impegna a rafforzare le autorità libiche perché il controllo del confine sia sempre più efficace (mascherandolo dietro un ipotetico o un retorico salvataggio delle vite in mare), dall’altra vengono rafforzati questi progetti umanitari, che chiaramente non hanno un’incisione effettiva in un paese scosso dalla guerra civile, in cui la gestione di centri ufficiali e non ufficiali è totalmente in mano alle milizie. Quello che questi interventi umanitari fanno nel concreto è legittimare, in realtà, la politica di controllo e la resa sempre più impermeabile delle frontiere. Siamo infatti di fronte a una strumentalizzazione dell’intervento umanitario, che passa anche attraverso questi milioni di euro dati alle ONG, ma soprattutto passa attraverso un’opera molto più imponente di OIM, UNHCR e delle organizzazioni internazionali che fanno capo alle Nazioni Unite che, con la loro presenza nel territorio libico, vanno a legittimare una politica di controllo sempre più efferata delle frontiere, del transito e della fuga di migranti e rifugiati.

Un’ultima domanda che in parte esula dal rapporto. In questo momento cosa dovrebbero fare l’Italia e l’Unione europea per garantire i diritti umani di coloro che si trovano in Libia? Quali sono le vostre richieste?

L’Italia e l’Unione Europea dovrebbero interrompere ogni genere di finanziamento alle autorità libica e la fornitura di qualsiasi strumentazione che serva al contenimento o alla permanenza delle persone in Libia. Ugualmente dovrebbero essere reindirizzate anche le risorse che in questo momento sono utilizzate per il c.d. miglioramento dei centri di detenzione. Tutti i migranti dovrebbero essere fatti uscire dalla Libia e dovrebbe essere loro permesso di raggiungere i paesi dell’Unione Europea, nel pieno rispetto del diritto di asilo e della libertà di movimento di ciascun cittadino e rifugiato.

  1. https://www.asgi.it/notizie/libia-rapporto-asgi-fondi-aics/
  2. Emergenza Sorrisi, Helpcode (già CCS), CEFA, CESVI, Terre des Hommes Italia, Fondation Suisse de Deminage, GVC (già We World), Istituto di Cooperazione Universitaria, Consorzio Italiano Rifugiati (CIR), Fondazione Albero della Vita.

Avv. Arturo Raffaele Covella

Foro di Potenza.
Sono impegnato da anni nell’ambito della tematica del diritto dell’immigrazione, con particolare attenzione alla protezione internazionale e alla tutela dei lavoratori stranieri. Collaboro con diverse associazioni locali che si occupano di migrazioni. Scrivo per diverse riviste.