Ancona. La fortezza Europa uccide di nuovo

Trovato morto un ragazzo afgano su una nave proveniente dalla Grecia

Ancona – L’ennesimo ragazzo ucciso dalla fortezza Europa lungo la rotta adriatica aveva solo 24 anni. Safi Jaued questo era il suo nome, proveniente dalla Grecia ma di origine afgane. Una tragedia che segue molte altre che si sono consumate nel porto di Ancona e che purtroppo non sarà l’ultima se non si adotteranno canali umanitari sicuri che permettano di entrare o muoversi nei paesi europei senza rischiare la vita.

Da molti anni l’Ambasciata dei Diritti oltre che svolgere una attività di monitoraggio si è spesso spesa ad aiutare, in diverse forme, i potenziali richiedenti asilo che a vario titolo hanno cercato di entrare in Italia attraverso lo scalo Dorico. Tra gennaio 2019 e marzo 2020 ci sono stati 205 respingimenti ufficiali dal porto anconetano coinvolgendo soprattutto stranieri provenienti da quelle nazioni destabilizzate dalle guerre, Iraq (64) Afganistan (38) Iran (6) poi Albania, Turchia etc.

A fronte di questo numero consistente di potenziali richiedenti asilo, secondo i dati del ministero dell’interno, solo 6 persone hanno fatto la richiesta di protezione internazionale.

E’ ovvio che i conti non tornano. Perché chi viene da zone di guerra non fa la richiesta di asilo politico? Semplicemente perché non gli viene data l’opportunità di farla.

Una delle motivazioni è nell’assenza di informativa adeguata. L’ammontare del bando della prefettura di Ancona per la realizzazione dello sportello informativo per i richiedenti asilo del porto, infatti, è andato di anno in anno affievolendosi e di conseguenza le varie cooperative che nel tempo hanno vinto la gara si sono viste costrette a ridurre il servizio, tanto che oggi non vi è più una presenza fisica costante allo sbarco di tutte le navi, come invece in passato si poteva fare avendo a disposizione più risorse. Spesso e volentieri il richiedente asilo non riceve le dovute informazioni che gli permetterebbero di fare richiesta di protezione internazionale e viene sbrigativamente rispedito in Grecia.

La Grecia progressivamente si è trasformata in una gigantesca trappola per i migranti provenienti dalle diverse rotte migratorie. I ricatti economici subiti da Atene comprendono anche quello di svolgere un ruolo di polizia di frontiera per chi cerca di entrare in Europa o lasciarsi alle spalle il paese ellenico attraverso le rotte balcaniche o adriatiche (che comprende anche l’arrivo a Bari o Brindisi oppure Venezia). I migranti intrappolati in Grecia cercano in tutti i modi di andarsene da quel paese che offre pochissime opportunità di sopravvivenza, e sono disposti a farlo a rischio della loro vita.

La storia di Safi purtroppo è simile a quella di molti altri: per scappare dalla Grecia attraverso la rotta adriatica ci sono due possibilità, entrambe estremamente pericolose. La prima è pagare qualche trafficante di esseri umani e sperare che attraverso un viaggio clandestino si riesca ad attraversare i confini marini; la seconda, più disperata, è quella di nascondersi in qualche camion pregando di non essere catturato dalla polizia.

Non sappiamo quale delle due strade abbia intrapreso il povero Safi, sappiamo solo che la sua morte poteva essere evitata semplicemente autorizzando lo spostamento dei migranti all’interno della comunità europea. Spesso si legge “morto un clandestino” dimenticandosi che aveva solo 24 anni, che una famiglia ora lo sta piangendo. Proveniva da un paese in guerra della cui devastazione l’occidente ha forti responsabilità, cercava una via di fuga ed ha trovato la morte dalla stessa mano che voleva stringere per salvarsi. Questa Europa è criminale, non ne saremo mai complici. No Border.

Danilo Burattini

Membro della redazione di Melting Pot Europa e dell'Ambasciata dei Diritti delle Marche.

Ambasciata dei Diritti Marche

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