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“Sirena” senza uscita

La storia di Ryta, della stregoneria e della prostituzione dalla Repubblica Democratica del Congo all’Europa

Essere bella mi ha rovinato la vita.

Sono nata nella Repubblica Democratica del Congo, a Kinshasa, che è la capitale. Quando avevo 7 anni, è morto mio padre. I soldi mancavano sempre a casa, ce la cavavamo a stento grazie a lui e al suo lavoro giornaliero.

Abbiamo fatto un funerale, c’erano tante persone in quella chiesa non molto grande. Andavamo spesso nella Chiesa del Risveglio, il pastore parlava dell’Apocalisse e di come i buoni sarebbero stati salvati da Dio. Dio era la risposta a tutto, qualsiasi cosa succede per volontà di Dio.

Tranne la morte di mio padre.

Quella era colpa mia.

Il pastore ha indicato me, in mezzo alla folla, come strega responsabile della malasorte di mio padre. Ero io a portare il malocchio alla famiglia. Ero troppo bella per essere soltanto umana. Durante la notte mi trasformavo in una donna bellissima, incantavo gli uomini, rubavo loro l’anima. Potevo far sparire il loro pene o decidere della loro impotenza. Ero una sirena.

Nascosto, mistico, parallelo al mondo in cui viviamo e che vediamo coi nostri occhi c’è quello che chiamiamo il Secondo Mondo. È popolato di spiriti, sirene, uomini-leopardo, zombie che sono responsabili delle sfortune della gente, delle malattie, della morte, della povertà. Il pastore in chiesa parla della potenza del mondo occulto, è la stregoneria che regola e influenza i nostri rapporti sociali.

Il dito puntato su di me. Strega tra i presenti, maleficio del secondo mondo, dovevo essere guarita. L’orrore negli occhi di mia madre. Il fiato sospeso dei miei fratelli. Il disprezzo negli occhi dei miei nonni. Il silenzio.

Il pastore ha sentenziato la mia condanna, e poi ha proposto a mia madre l’esorcismo. La cura. Per la somma di 10mila franchi, sarei stata purificata dal male che era in me.

Mi hanno tenuta in una stanza buia per tre settimane. Non ho visto la luce. Mi hanno lasciata senza cibo finché non sono svenuta, per purificare il mio corpo, dicevano. Mi hanno spruzzato l’acqua salata negli occhi. Avevo solo sette anni, urlavo, piangevo, spiegavo che non ero una sirena, non avevo fatto niente.

C’erano dei momenti di terapia collettiva, per esempio il pastore ci chiamava alla preghiera a mezzanotte, perché è a quest’ora che si svegliano gli spiriti. Abbiamo fatto anche delle sedute private, il pastore mi faceva delle domande sui miei poteri, ricostruiva la storia delle sventure della mia famiglia e del mio ruolo distruttore. Sono stata torturata fino a confessare. Anzi, fino a crederci davvero.

La terapia della liberazione è finita.

Ma la porta di casa è chiusa. Non mi vogliono. Hanno troppa paura di me. I vicini li hanno messi in guardia, mi hanno vista vestita come una donna matura affamata di uomini.

A Kinshasa ci sono tanti bambini per strada. Quando andavamo in giro mia madre mi impediva di parlarci, erano sporchi e pericolosi. Li chiamavamo “monaci” o “shege“. Sono abitati dagli spiriti: rubano, uccidono e poi mangiano le loro vittime.
A otto anni sono entrata in una casa in cui c’erano già altre bambine e ragazze di strada. Mi hanno accolta, e mi hanno spiegato come guadagnare dei soldi con gli uomini. Le ragazze più grandi spiegano alle più piccole come fare, dove andare, dove trovare i clienti che pagano meglio.


Ho cominciato la prostituzione.

Sono stata in strada per tanto tempo, all’inizio mi prostituivo da sola. Un cliente si avvicinava, parlavamo rapidamente del prezzo, della prestazione e poi andavamo in un hotel pagato da lui, o nei posti che conoscevo. La concorrenza è feroce, siamo tante e i prezzi sono bassi. Guadagnavo quanto bastava per mangiare e comprare altri vestiti. Vivevo con le altre bambine, ascoltavamo la musica di giovani un po’ più grandi di noi che avevano avuto successo.

Poi un giorno, un uomo che veniva regolarmente mi ha proposto di lavorare per lui. Aveva un giro di clienti, teneva una specie di agenda coi numeri di telefono. Organizzava lui gli incontri, spesso avvenivano in un bar, e si teneva il 60% del totale. Guadagnavo comunque di più che da sola e in strada.

Gli affari andavano bene per Jean Michel, non ero la sola con cui “collaborava“. Ha deciso che avrei potuto ambire ancora di più, all’Europa. Ha organizzato un viaggio per la Turchia, eravamo in quattro ragazze. Mi ha fatto giurare di rimborsare un debito di 8000 euro in un anno. Avevo quindici anni, nessuna famiglia da cui tornare, nessun parente che mi accettasse, nessun legame, solo gli spiriti nella testa che mi guidavano nel rapporto con gli uomini.

Sono arrivata in Turchia. Li’ ho incontrato Jolie. Era lei a fare da tramite tra noi e Jean Michel a Kishasa. L’impatto con la violenza nella prostituzione che ho vissuto ad Ankara è stato uno shock. Ero sorvegliata, gli scagnozzi di Jolie mi picchiavano, i clienti mi trattavano con disprezzo. Non capivo la lingua, negoziavo il prezzo della prestazione, mi davano meno della metà, perché sapevano che ero straniera e non capivo quello che dicevano. E ancora botte perché non guadagnavo abbastanza. E i furti. Jolie mi ha spiegato come fare, cosa dire, come contrattare. Tra Ankara e Istanbul, ho resistito otto mesi.

Sono scappata in Grecia, mi ha aiutato un trafficante che ho pagato ottocento euro, faticosamente messi da parte, nascosti, complici della mia fuga su uno zodiac di notte. Sono arrivata a Moria. Tra i trafficanti di passaporti falsi e i trafficanti di droga, e i trafficanti di donne e uomini disperati.

Ricordo ancora una donna incinta che mi guarda, che ci guarda, dalla porta. Anche lei si prostituiva, la vedevo ogni tanto nella sala delle donne. Noi eravamo nella sala dei bambini. Della prostituzione dei minori. Ci guardava con un misto di orrore, sconforto, pena, paura. Forse pensava al suo bambino nella pancia, se anche lui un giorno sarebbe finito qui tra noi.

Ho 22 anni e sono a Grenoble da uno. Ho abitato con una coppia di congolesi qualche mese, ma le cose si sono complicate quando l’uomo di casa mi ha messo gli occhi addosso.

La moglie mi ha buttato fuori: sirena, strega, incantatrice. Non posso farci niente. Ho uno spirito nella testa che mi guida da sempre, da quando sono stata nella Chiesa del Risveglio per l’esorcismo. Ho provato a smettere la prostituzione. Ci penso spesso, soprattutto quando i clienti mi picchiano, mi trattano come un oggetto, arrivano gentili per ottenere un trattamento di favore e mi sputano addosso quando ripartono, “puttana“.

Faccio la prostituta da quando avevo otto anni. Non conosco nient’altro che questo. Lo spirito è li per ricordarmelo ogni giorno.


La storia di Ryta potrebbe essere quella di migliaia di altri bambini di Kinshasa e altre città della Repubblica Democratica del Congo.

Accusare i bambini, femmine e maschi, di stregoneria è un fenomeno molto recente le cui origini sono da cercare nel cambiamento sociale, economico e politico di un’Africa che vive un momento di transizione, di frenetica richiesta di modernità. Il paesaggio urbano cambia, ma anche le gerarchie sociali: i bambini partecipano al commercio dei diamanti, all’esercito, le bambine guadagnano con la prostituzione, padroneggiano lo spazio mediatico, mentre i capofamiglia sono spesso disoccupati. Un cambiamento che va di pari passo con l’evoluzione dello stato post-coloniale e della mondializzazione: le tensioni tra modernità e tradizione trovano una sorta di ragione nella magia.

Tutto cambia molto velocemente, tra crisi economica e frattura generazionale, e le cosiddette Chiese del Risveglio l’hanno capito, e ne approfittano. Non solo contribuiscono alla definizione del “secondo mondo“, alimentando l’immaginario collettivo, ma si prestano a una dinamica particolare: le famiglie che non riescono a mantenere diversi figli, le matrigne o i patrigni che vogliono sbarazzarsi del figlio avuto dal partner con la precedente moglie o marito ingaggiano il pastore per accusare pubblicamente di stregoneria il figlio di cui liberarsi. Le chiese del risveglio, dal canto loro, raccontano la stregoneria, accusano, e poi propongono la cura, l’esorcismo, a pagamento. È un business. È una truffa.

Ryta racconta che lo sfruttamento e la violenza sessuale sono ovunque, in famiglia, in strada. In Congo, la prostituzione delle ragazze e delle bambine è un fenomeno diffuso che trascende le classi sociali. L’entrata in prostituzione è stimata all’età di 6 anni.

Linda Bergamo

Una grande passione per l’Afghanistan mi ha portato a far parte dell'Associazione Cisda ONLUS in sostegno alla Revolutionary Association of the Women of Afghanistan (RAWA).
In parallelo a un Dottorato di ricerca all’Università di Grenoble, lavoro come operatrice sociale con le vittime di tratta degli esseri umani per sfruttamento sessuale.