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Un toolkit per le azioni legali sulla rotta dei Balcani

Border Violence Monitoring Network ha presentato la sua mappa di strumenti legali per persone migranti e attivisti

Un dedalo di strumenti legali diversi che cambiano da paese a paese, ecco quello che si trovano di fronte le persone migranti, i richiedenti asilo e i loro avvocati quando tentano di ottenere giustizia per respingimenti illegali, violenze e torture ai confini, o l’impossibilità di fare richiesta di asilo.

A fronte dell’esistenza di strumenti legali, l’ostinata e sconcertante inefficacia delle protezioni offerte rende difficile aiutare chi migra nel capire come far valere i propri diritti. Se su carta esistono leggi e dispositivi di appello per far fronte a respingimenti e violenze, le istituzioni sono lente, spesso di parte, quando non corrotte. D’altra parte, la polizia, tra i corpi statali che più direttamente si macchiano di crimini contro chi migra, rimane spesso impunita nonostante le prove di tortura, violenza, discriminazione. In questo quadro così sconfortante rimane comunque essenziale capire quali meccanismi legali esistano e a quali abbia senso riferirsi per opporsi a violenze e respingimenti. Ecco spiegata la necessità di un toolkit che possa mappare gli strumenti disponibili, e quelli che di fatto sono efficaci, tra quelli presenti nei diversi paesi della rotta dei Balcani, tra Turchia, Grecia, Bosnia, Serbia, Croazia e Slovenia.

Il toolkit di Border Violence Monitoring Network 1 si propone come strumento in metamorfosi, che segue il cambiamento delle leggi e delle pratiche sui territori e che si spera possa essere arricchito dalle esperienze di attivisti e legali che combattono per i diritti delle persone migranti. Non è quindi da considerarsi come strumento immutabile e autorevole, ma piuttosto come guida. Tra l’altro, mai precisazione fu più puntuale, oggi che 12 paesi dell’Unione Europea, tra cui la Grecia, hanno chiesto all’EU di modificare le leggi sull’accoglienza per limitare l’arrivo di persone migranti. Il rischio che questo toolkit diventi obsoleto da un caso all’altro è quindi quanto mai reale. È dunque sempre essenziale rivolgersi alle leggi e alla giurisprudenza dei diversi paesi per capire come sia meglio agire, e collaborare con reti, avvocati e associazioni locali per meglio coordinare l’aiuto a chi migra.

Questo articolo segue la struttura e ripropone il contenuto del toolkit a cui aggiungono dettagli condivisi da Iza Thaler, Antonia Pinolvic, Milica Svabic Maddalena Avon durante il webinar 2 organizzato per presentare il toolkit stesso.

Respingimenti illegali e rimedi legali

I respingimenti sono pratiche attraverso cui si nega l’ingresso a chi migra o si rimuovono persone dal territorio senza avere prima dato loro la possibilità di fare richiesta di asilo e/o senza aver valutato il merito delle richieste. Queste pratiche possono condurre o rappresentano direttamente violazioni di diritti fondamentali come il diritto alla vita (Art.2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ECHR) e la protezione contro la tortura (Art. 3 ECHR – la semplice esposizione al rischio di tortura, che i respingimenti comportano spesso, è essa stessa tortura come insegna la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ma anche il diritto a non essere espulsi come parte di un popolo (Art. 4 del protocollo 4 ECHR).

Nel momento in cui i respingimenti comportano tali violazioni, le autorità sono legalmente obbligate a iniziare procedure che determinino la veridicità delle accuse e ad imporre sanzioni. Per essere considerate efficaci e quindi conformi agli standard della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, le indagini devono essere condotte da un ente indipendente rispetto alla polizia o a chi si sospetta essere connesso al reato, devono essere rapide e garantire la certezza e adeguatezza delle sanzioni penali.
Tutti i paesi trattati sono dotati di simili strumenti legali, anche se non tutti i paesi li hanno tutti.

Questi strumenti sono:
1. Riferimento all’Ombudsperson 3 un’istituzione formalmente indipendente che può emettere raccomandazioni non vincolanti su violazioni di diritti umani da parte di funzionari dello stato. Non è necessario un avvocato per presentare il proprio caso all’Ombudsperson.
Sebbene le raccomandazioni dell’Ombudseperson non abbiano valore di legge, è tuttavia molto utile riferirsi al suo ufficio per corroborare, con i risultati delle sue indagini, le accuse dei richiedenti asilo e costruire quindi casi legali più forti e circostanziati che abbiano maggiore possibilità di essere accolti e valutati a favore delle vittime e.g. dei respingimenti.
2. Appello al Tribunale Amministrativo
3. Ricorso alla Corte Costituzionale – si può accedervi a fronte a violazioni di diritti umani e come ultima ratio, dopo essere ricorsi a tutti gli altri strumenti legali a disposizione nel paese
4. Ricorso alla denuncia penale

Tuttavia, in tutti i paesi qui trattati, questi strumenti sono risultati poco efficaci, spesso tardivi e quindi di fatto inutili. Tra l’altro, oltre ai problemi strutturali e sistemici delle corti e delle leggi, se ne aggiungono altri, di natura diversa. Spesso mancano fondi per sostenere le persone migranti nella loro ricerca di giustizia, dalle spese per accedere a certe istituzioni, a quelle per le traduzioni o altre pratiche, senza contare il supporto quotidiano che manca a molti nella loro vita quotidiana di richiedenti asilo.

Allo stesso tempo, mancano le prove che siano stati commessi reati. In molti casi è la parola di un migrante contro quella di un poliziotto o di un rappresentante statale ed è difficile costruire un caso solo su questa, per questo il lavoro delle associazioni e anche dell’Ombudseperson è fondamentale. Provare che un reato è stato commesso è il primo passo per ottenere giustizia, non l’ultimo, ma pur sempre necessario. Ma guardiamo la situazione paese per paese.

Turchia

La Turchia ospita oggi circa 4 milioni tra rifugiati e richiedenti asilo. Di questi, 3.6 milioni sono Siriani che godono di una protezione temporanea e 330,000 sono persone che hanno una protezione internazionale e richiedenti asilo di altre nazionalità. Vedersi riconosciuto lo status di rifugiato è molto difficile. Dal colpo di stato in Turchia nel 2016, la magistratura turca soffre sempre di più di mancanza di indipendenza e problemi di imparzialità e corruzione. Gli abusi nelle indagini investigative, le detenzioni e i processi per mettere a tacere chi difende i diritti umani sono frequenti e rendono il lavoro sul campo sempre più complesso.

1. Riferimento all’Ombudsperson

In Turchia l’Ombudsperson investiga violazioni di diritti umani o atti che violano la Costituzioni commessi da rappresentanti statali e privati che lavorano per lo stato e può rilasciare raccomandazioni non legalmente vincolanti. L’Ombudsperson non può agire di sua iniziativa e non può investigare atti di competenza del presidente e gli ordini firmati ex officio, atti che riguardano l’uso del potere legislativo, atti sul potere giudiziario e atti sulle forze armate turche, quando di natura puramente militare. L’Ombudsperson può richiedere una procedura ad interim che, in casi di respingimenti e deportazioni, ha carattere sospensivo e interrompe la deportazione in atto.
In Turchia, l’attuale Responsabile è Mr. Seref Malkos, precedentemente consulente del presidente turco Erdogan, per cui l’indipendenza del suo operato è seriamente dubbia.

Come fare un reclamo all’ufficio dell’Ombudsperson (tradotto dal Toolkit):

– Puoi presentare il reclamo sulla base di un problema che ti è capitato personalmente. *Se desideri presentare un reclamo a nome di un’altra persona, questa dovrà emettere una lettera di autorizzazione all’utente (una procura).
– Il reclamo deve essere scritto in turco.
– Il reclamo non può essere anonimo. È necessario includere: nome completo, firma, indirizzo, numero di passaporto.
– Il reclamo può essere presentato a mano, tramite mezzi elettronici o tramite un legale rappresentante e tramite gli uffici del governatore provinciale o distrettuale.
– Il termine per presentare un reclamo è di 6 mesi dall’incidente.
– Nel tuo reclamo dovresti descrivere il più chiaramente possibile: cosa ti è successo, quali istituzioni statali erano coinvolte, quando e dove è successo.

2. Appello al Tribunale Amministrativo

Nonostante la Turchia garantisca a chi chiede protezione internazionale di poter rimanere sul suo territorio per tutta la durata del processo di domanda di asilo, è stata recentemente introdotta un’eccezione che permette di deportare i richiedenti in qualsiasi momento prima di avere ricevuto un responso, il che rende sempre più probabili le deportazioni arbitrarie dei migranti. Sebbene ci sia la possibilità di fare appello di fronte alla Corte Amministrativa e vedere immediatamente sospesa la decisione di deportazione, i tempi per fare tale appello sono molto stretti – 7 giorni – e rendono molto complesso presentarsi in corte con un caso solido e comprovato dai documenti normalmente richiesti. Se la decisione della corte, che deve esprimersi in 15 giorni, risulta negativa, si deve ricorrere alla Corte Costituzionale.

3. Ricorso alla Corte Costituzionale

La Corte costituzionale accetta casi da qualsiasi persona che sostenga che i suoi diritti umani sono stati violati, a patto che siano già stati giudicati dalle corti inferiori. Tuttavia, l’efficacia della Corte è stata messa smesso in dubbio e, anche quando si esprima a favore del richiedente, spesso le sue decisioni rimangono inapplicate.

4. Ricorso alla denuncia penale
Sebbene la denuncia penale sia un meccanismo formalmente esistente, la scarsa indipendenza dei giudici la rende uno strumento assolutamente inefficace.

Grecia

In Grecia i tempi della giustizia sono lunghi e portano il paese ad essere 155esimo nel mondo per lentezza dei processi. A questo si deve aggiungere un peggioramento del livello d’indipendenza e imparzialità del sistema giudiziario, che si è particolarmente notato in un caso riguardante minori rifugiati nel campo di Moria.

1. Riferimento all’Ombudsperson

Così come per la Turchia anche in Grecia l’Ombudsperson si occupa di investigare violazioni di diritti umani a opera di ufficiali pubblici o di privati a servizio del pubblico e può fare raccomandazioni e proposte ai responsabili di tali violazioni. Le raccomandazioni non hanno carattere legalmente vincolante. Negli ultimi anni non è chiaro quanto l’ufficio dell’Ombudsperson abbia davvero fatto per contrastare i respingimenti illegali, nonostante più del 70% dei casi ammissibili si siano risolti positivamente per i richiedenti dopo l’intervento dell’Ombudsperson.

Come fare un reclamo all’ufficio dell’Ombudsperson (tradotto dal Toolkit):

– Prima di ricorrere all’Ombudsman, dovresti aver contattato il servizio pubblico coinvolto nel caso. *Riteniamo che in caso di respingimenti violenti questo passaggio potrebbe essere omesso.
– Puoi presentare il reclamo sulla base di un problema che ti è capitato personalmente. *Se desideri presentare un reclamo a nome di un’altra persona, questa dovrà scrivere un lettera di autorizzazione (procura). *Eccezionalmente, non è richiesta alcuna autorizzazione quando si presenta una petizione per conto di qualcuno che, a causa a circostanze speciali, non può firmare *In caso di violazione dei diritti dei minori, la denuncia può essere presentata anche da un terzo che abbia assistito o ha prove di violazione dei diritti del bambino.
– Il reclamo deve essere fatto per iscritto, necessariamente in greco.
– Nel tuo reclamo dovresti descrivere: cosa ti è successo, quali istituzioni statali sono state coinvolte, quando e dove è successo, eventuali azioni già intraprese e i loro risultati, qualsiasi prova o informazione che possa aiutare nell’indagine della denuncia e che stai chiedendo l’intervento dell’Ombudsperson.
– Nessun reclamo anonimo! Il reclamo deve includere i dati di identificazione completi e firma e contenere un indirizzo postale e un numero di telefono. L’Ombudsman può tenere i dati della vittima segreti se richiesto per iscritto e se l’indagine è possibile senza notifica al servizio pubblico competente.
– Il reclamo può essere presentato:
a) di persona
b) per posta: 17 Halkokondyli St, 104 32 Atene GRECIA
c) via fax: (+30) 213 1306 800 e (+30) 210 729 21 29
https://www.synigoros.gr
– Il termine per sporgere denuncia è di 6 mesi dall’incidente.

2. Appello al Tribunale Amministrativo

Solo i casi più difficili sono portati di fronte alla Corte Amministrativa, dato che le spese della Corte, escluse le spese di rappresentanza legale, variano tra i 9 e i 12.000 Euro. I casi sono valutati a livello procedurale e non nel merito.

3. Ricorso alla denuncia penale

La denuncia penale serve per ottenere compensazione alla vittima di respingimenti, che subisce spesso tortura, violenza fisica, detenzione illegale e anche furto. Tuttavia, per poter fare denuncia, la vittima deve essere sul territorio greco, cosa che spesso, quando la vittima è già stata respinta, è impossibile. Un rappresentante, non necessariamente un avvocato, può portare il caso in tribunale a nome della vittima, se questa ha firmato un consenso verificato – in ambasciata magari.
Se la denuncia è a sfavore del richiedente, si può fare appello entro 15 giorni dal primo verdetto. L’appello costa 250 euro, questi vengono restituiti alla persona se la decisione dell’appello risulta in suo favore.

Bosnia and Herzegovina

1. Riferimento all’Ombudsperson

A differenza che in Turchia, l’ufficio dell’Ombudsperson oltre che accogliere richieste di indagine da singoli, può iniziarne di sua iniziativa. Le sue raccomandazioni a chi ha violato diritti umani rimangono tuttavia non vincolanti. Annualmente l’ufficio dell’Ombudsperson può pubblicare report sullo stato dei diritti umani nel paese. Del 2018 è l’ultima pubblicazione riguardante la migrazione. Questa istituzione è tuttavia molto politicizzata e scarsamente indipendente, il che la rende scarsamente efficace.

Come fare un reclamo all’ufficio dell’Ombudsperson (tradotto dal Toolkit):

– Puoi presentare il reclamo sulla base di un problema che ti è capitato personalmente. *Se desideri presentare un reclamo a nome di un’altra persona, questa dovrà emettere una lettera di autorizzazione (una procura).
– Il reclamo può essere scritto in inglese.
– Può essere presentato per iscritto, per posta, fax, e-mail o attraverso il contatto personale. • Il termine per presentare un reclamo è di 12 mesi dall’incidente. • Nel tuo reclamo dovresti descrivere il più chiaramente possibile: cosa ti è successo, quali istituzioni statali sono state coinvolte, quando e dove è successo.

2. Ricorso alla Corte Costituzionale

Il ricorso alla corte è gratuito, ma non si può fare appello prima di avere tentato tutti gli altri percorsi legali disponibili. Tra l’altro non si può fare appello dopo 60 giorni dalla data dell’ultima sentenza dell’ultima corte.

Serbia

La Serbia è tra i principali paesi di transito per i richiedenti asilo e i rifugiati e quindi non sorprende che le espulsioni e i respingimenti siano una costante ai confini. Nonostante la Serbia non faccia parte dell’EU, fa parte del Consiglio d’Europa, per cui gli avvocati possono fare riferimento alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo per fare appello di fronte a casi di respingimenti illegali.

Tra i casi portati di fronte alla Corte Europea, con le procedure ad interim, ci sono i casi in cui la polizia aeroportuale, che per legge deve registrare le richieste di asilo, si è rifiutata di accettare domande di asilo. L’intervento della Corte ha obbligato la polizia, una volta provato che certe persone si trovavano di fatto in aeroporto e veniva impedito loro di fare domanda di asilo, a protocollare le richieste. Le prove che la Corte ha accettato come dimostrazione che le persone fossero detenute illegalmente o in procinto di essere respinte sono state la posizione dimostrata via GPS, o anche solo messaggi in cui si dichiaravano in un certo luogo.

1. Riferimento all’Ombudsperson

Singoli, ONG e gruppi possono fare riferimento all’Ombudsperson, senza sostenere alcuna spesa. Solo i casi che rispettano certe specifiche di ammissibilità sono però considerati.

Come fare un reclamo all’ufficio dell’Ombudsperson (tradotto dal Toolkit):

– La denuncia non può essere anonima e deve riportare i dati e la firma dell’interessato, ma l’Ombudsman può decidere di non rivelare l’identità del denunciante.
– Puoi presentare un reclamo contro un problema che ti è capitato personalmente.
– Il reclamo può essere presentato a mano, tramite mail o tramite un legale rappresentante. Invia a: zastitnik@zastitnik.rs .
– Il termine per presentare un reclamo è di 12 mesi dall’incidente.
– Nel tuo reclamo dovresti descrivere il più chiaramente possibile: cosa ti è successo, quale istituzione statale era coinvolta, quando e dove si è verificata la violazione e documentata prova dei rimedi legali già utilizzati.
– Sul sito web ufficiale dell’Ombudsman della Serbia il modulo di denuncia è disponibile in inglese, Farsi, Urdu, Pashto e lingua araba.

2. Ricorso alla Corte Costituzionale

La corte costituzionale è l’unico rimedio legale che emetta sentenze con forza vincolante presente in Serbia che si occupi di respingimenti. La corte condanna e proibisce le espulsioni collettive e garantisce il diritto di fare domanda d’asilo. L’appello, in casi di respingimento, si può presentare anche da un altro paese e normalmente la decisione deve essere data entro un anno. Tuttavia, spesso la corte ha impiegato più di 3 anni a dare il proprio parere e questo l’ha resa inefficace.
Queste lentezze hanno portato a ricorrere sempre più spesso alla misura ad interim che può essere richiesta da chiunque, non necessariamente dalle vittime e che viene inviata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che deve rispondere immediatamente, obbligando il paese ad interrompere i respingimenti. La misura ha infatti carattere sospensivo delle azioni oggetto di denuncia.

Croazia

Secondo la legge croata, non è necessario verbalizzare la propria richiesta di asilo. Se un ufficiale dello stato dovesse incontrare una persona che ritenga possa avere bisogno di protezione può aiutarla a fare la procedura. Questa pratica sembra però in netto contrasto con quello che è la realtà sul campo. Oggi infatti la polizia croata è conosciuta per la sistematica violenza che usa nei confronti dei migranti al confine e che è accettata, quando non incentivata, da diverse istituzioni del paese.

La pratica dei respingimenti va avanti ormai da più di 5 anni al di fuori di ogni quadro di riferimento legale 4. Le persone sono oggetto di tortura, violenza sessuale, stupro, spari, vengono picchiate e inseguite con i cani, derubate e non c’è spesso neppure prova che siano passate in Croazia, se non la loro testimonianza.

Una volta espulsi, per i migranti è difficile restare in contatto con i legali in Croazia e nonostante sia in principio possibile fare appello per un respingimento da remoto, in molti casi si rivela molto difficile.

1. Riferimento all’Ombudsperson

La persona che ritenga che i suoi diritti umani sono stati violati può ricorrere all’Ombudsman o in via diretta, o per procura, dopo avere formalmente autorizzato un altro a rappresentare i suoi interessi. La procedura di indagine è gratuita. Oltre a seguire casi di violazioni di diritti umani ad opera di pubblici rappresentanti, l’Ombudsperson è responsabile per il Meccanismo Nazionale di Prevenzione della Tortura per cui pubblica annualmente dei report da sottoporre al Parlamento croato e rapporti speciali su violazioni specifiche.

L’ufficio dell’Ombudsperson in Croazia ha fatto un lavoro eccezionale negli ultimi anni, nonostante la mancanza di collaborazione da parte degli ufficiali dello stato.

Come fare un reclamo all’ufficio dell’Ombudsperson (tradotto dal Toolkit):

– Il reclamo non può essere anonimo.
– Puoi presentare un reclamo contro un problema che ti è capitato personalmente.
– La denuncia può essere presentata anche da una ONG o da un gruppo di persone con il consenso della persona (procura).
– Il reclamo può essere presentato di persona; inviato via posta all’Ufficio del Garante della Croazia (indirizzo: Trg hrvatskih velikana 6, 10000 Zagabria); via fax (nr. 01 6431 628); o via e-mail (info@ombudsman.hr).
– I dati necessari che devono essere indicati nel reclamo includono:
a) Nome, cognome e indirizzo;
b) Nome dell’ente/istituzione oggetto del reclamo.
d) Il numero della causa in corso dinanzi all’organo competente (se esiste)
e) Allegare le copie dei documenti/decisioni nella relativa procedura e altri documenti rilevanti per il caso
f) Descrizione del problema: spiegare cosa costituisce la violazione dei diritti.
g) Nel tuo reclamo dovresti descrivere il più chiaramente possibile: cosa ti è successo, quale istituzione statale è stata coinvolta, quando e dove è successo e documentato prove dei rimedi legali utilizzati.

2. Appello al Tribunale Amministrativo

Ci sono corti specifiche per i respingimenti, normalmente il tribunale competente è quello più vicino a dove sono avvenuti i respingimenti. In primo grado ci sono quindi corti amministrative come quelle di Zagabria, e in secondo grado si ricorre invece all’Alta Corte Amministrativa della Croazia. L’appello contro i respingimenti può essere fatto anche fuori dalla Croazia.

3. Ricorso alla Corte Costituzionale

Come negli altri paesi, anche in Croazia la corte costituzionale è l’ultima ratio, a meno che 1. La corte di grado precedente non abbia deciso in tempi accettabili; 2. Quando l’azione contestata è così evidentemente anticostituzionale da richiedere un intervento rapido per evitare ulteriori irreparabili conseguenze al richiedente. Questo è spesso il caso dei respingimenti che, una volta attuati, possono avere effetti potenzialmente irreversibili.

4. Ricorso alla denuncia penale

Quando avvengono violazioni a carattere penale nel corso dei respingimenti, si può ricorrere all’istituzione giudiziaria indipendente del procuratore di stato (DORH). Dato che spesso gli autori delle violenze e dei crimini sono poliziotti, la procedura è data in mano ad un ufficio specializzato in corruzione e crimine organizzato. Tuttavia, i migranti sono restii a denunciare i soprusi, dato che temono che la polizia possa essere ancora più brutale una volta scoperte le accuse. Per di più, le indagini sono spesso non indipendenti, non rapide e molto lente – alcune hanno impiegato due anni solo per iniziare – e quindi inefficaci.

Slovenia

1. Riferimento all’Ombudsperson

Similmente alla Croazia, la Slovenia prevede che l’Ombudsperson funzioni come Meccanismo di controllo nazionale contro la tortura sotto l’articolo 3 della Convenzione contro la Tortura e che faccia visite alle carceri per verificarne le condizioni detentive. Oltre a questo importante ruolo, l’Ombudsperson accoglie richieste di indagini in casi di violazioni di diritti umani o indaga per propria iniziativa. Al termine delle indagini, che hanno sempre per oggetto autorità pubbliche, l’ufficio dell’Ombudsperson invia delle opinioni alle autorità interessate.

Come fare un reclamo all’ufficio dell’Ombudsperson (tradotto dal Toolkit):

– Il reclamo è la descrizione del problema. È anche una descrizione di tutte le procedure che hai seguito per risolvere questo problema in precedenza.
– Puoi anche presentare un reclamo per conto di qualcun altro (la vittima), ma devi avere il suo consenso, da allegare al reclamo.
– Il reclamo può essere presentato nella tua lingua madre.
– Nel tuo reclamo dovresti descrivere il più chiaramente possibile: cosa ti è successo, quali istituzioni statali erano coinvolte, quando e dove è successo.
– La domanda può essere scritta come una semplice lettera o in un modulo.
Può essere presentata per posta, e-mail o tramite contatto personale presso l’Ufficio. L’indirizzo è: Varuh človekovih pravic, Dunajska 56, 1000 Lubiana, Slovenia.
– Il termine per presentare un reclamo è di 12 mesi dall’incidente, ma può essere esteso in casi eccezionali.

2. Appello al Tribunale Amministrativo

Una particolarità del sistema legale sloveno è l’esistenza di una procedura amministrativa sussidiaria che permette di portare di fronte alla corte qualsiasi ufficiale pubblico che abbia violato i diritti umani del richiedente. Questo meccanismo è l’ultimo strumento disponibile, quando gli altri strumenti legali si sono mostrati inefficaci ed è stato quindi spesso usato per contrastare i respingimenti. La scadenza per portare il proprio caso di fronte al tribunale amministrativo è breve, 30 giorni dalla decisione della corte precedente, e il caso deve essere discusso avendo un avvocato difensore.

Se la decisione è sfavorevole al richiedente, questi può fare riferimento alla Corte Suprema o, in ultima istanza alla Corte Costituzionale.

3. Ricorso alla denuncia penale

Gli ufficiali responsabili dei respingimenti possono essere messi sotto indagine per abuso d’ufficio, minacce, violazione della dignità umana, arresti illegittimi e le vittime possono citarli in giudizio facendo riferimento al procuratore di stato, senza bisogno di un avvocato. Al momento, tuttavia, non si ha notizia di casi penali a danni di agenti di frontiera.


Oltre a questi strumenti nazionali, ci sono poi ovviamente una serie di norme e istituzioni internazionali di riferimento, tra cui la Corte Europea dei Diritti Umani, anche se non sempre sono efficaci. Questi e altri strumenti si possono trovare descritti dettagliatamente nel toolkit di Border Violence Monitoring Network 5.

Il network sta cercando persone disposte a collaborare, in un mondo sempre meno accogliente e con leggi sempre più restrittive, conoscere le leggi e gli strumenti per fare valere i propri e altrui diritti oltre confine è essenziale.
Chi volesse aiutare BVMN in questa impresa di diffusione di conoscenza e attivismo, può trovare informazioni qui.

  1. Mapping Legal Struggles: Toolkit for Legal Action Across the Balkan Routes“, BVMN (31 agosto 2021)
  2. Guarda il webinar
  3. NdR. In Italia si tratta del Difensore Civico , nel testo il termine viene lasciato in inglese
  4. Uomini-fantasma smascherati: respingimenti al confine croato-bosniaco“, Melting Pot (8 ottobre 2021)
  5. Mapping Legal Struggles: Toolkit for Legal Action Across the Balkan Routes“, BVMN (31 agosto 2021)

Elettra Repetto

Dopo anni di attivismo in ambito ambientalista e dopo aver lavorato e collaborato con ONG italiane e greche che si occupano di richiedenti asilo e rifugiati, ho deciso di dedicarmi alla ricerca. Ora sono una dottoranda in Teoria Politica e Diritti Umani alla Central European University di Budapest/Vienna. Come membro di Eurodoc, il Consiglio Europeo dei Dottorandi, partecipo al gruppo di lavoro che combatte per equità e uguaglianza in ambito accademico.
I miei interessi di ricerca principali sono la disobbedienza civile, la giustizia globale, l’ambiente e la migrazione.
Oltre a collaborare con Melting Pot, sono chief editor di Rights!, una piattaforma editoriale specializzata in diritti umani.
Da anni porto avanti un progetto fotografico sull'identità e i luoghi.