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“Clandestino”. Il governo delle migrazioni nell’Italia contemporanea

Un libro di Fabio Quassoli, Meltemi editore

Uno spettro, il “clandestino”, ossessiona l’analisi e il racconto dell’immigrazione in Italia. È a partire da tale figura che sono state introdotte le distinzioni di fondo – stranieri/italiani, immigrati/cittadini, noi/loro – intorno alle quali si è definita l’agenda della politica e ha preso forma parte della ricerca scientifica sul tema. Ma fare del clandestino la chiave di lettura delle dinamiche migratorie significa assumere e universalizzare il punto di vista delle agenzie di controllo della mobilità, in primis delle forze di polizia.
In quanto potenziale minaccia e problema da risolvere, il clandestino ha infatti costituito sin dagli anni Novanta un baricentro operativo importante per le forze di pubblica sicurezza e ha finito per fornire il vocabolario e le cornici interpretative per parlare di immigrazione.

Servendosi delle ricerche condotte nell’arco di un ventennio, Fabio Quassoli, in una prospettiva costruttivista e a partire da un ampio lavoro di tipo qualitativo, ripercorre le tappe attraverso cui si sono consolidati – fra questure, aule di tribunale, circolari ministeriali, commissioni per la valutazione delle domande di asilo e campagne di panico morale – l’oggetto clandestino e i saperi che a esso si rapportano.

La decostruzione di questo tipo di discorsi costituisce una priorità dal punto di vista analitico, per mutare la prospettiva da cui si guarda alle migrazioni e per ridefinire le politiche di gestione delle mobilità umane.

Fabio Quassoli insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. È autore di Riconoscersi. Differenze culturali e pratiche comunicative (2006) e ha curato, insieme a Marcello Maneri, Un attentato “quasi terroristico”. Macerata 2018, il razzismo e la sfera pubblica al tempo dei social media (2020).