da Il Manifesto del 3 marzo 2004

Rifugiati, il ricatto di Blair

Londra – E’ approdato ieri a Westminster il progetto di legge sull’immigrazione e sul diritto di asilo, giunto ormai alla sua terza votazione. Per il Consorzio dei bambini dei rifugiati e per l’associazione britannica degli assistenti sociali si tratta di una legge «pericolosa e immorale». Contiene infatti una serie di misure che per il governo «mirano a velocizzare le procedure di asilo» ma che per molti giuristi hanno invece come obiettivo quello di «velocizzare e aumentare» il numero di rimpatri. La clausola più contestata è quella che riguarda la possibilità per il ministero degli interni di ordinare l’affidamento ai servizi sociali dei figli di quei profughi che si rifiutano di lasciare il paese se la loro domanda di asilo è stata respinta. In altre parole, come sottolinea il deputato scozzese George Galloway (fondatore della nuova coalizione di sinistra Respect), «il governo Blair è arrivato ad un tale livello di abuso dei diritti umani da ordinare il sequestro dei figli dei profughi.
I bambini verranno dunque usati come strumento di ricatto nei confronti di quei profughi che non solo non hanno più diritto di appellarsi contro il rifiuto della loro domanda di asilo, ma si vedranno anche d’ora in poi costretti a vivere senza alcun sussidio». La nuova legge infatti prevede un inasprimento nella concessione dei sussidi ai profughi in attesa di sapere se la loro domanda di asilo è stata accolta o meno. Se in prima istanza la richiesta sarà respinta, i profughi si vedranno tagliare i sussidi (e saranno costretti ad abbandonare l’eventuale alloggio offerto dal ministero) ma soprattutto non avranno più possibilità di fare ricorso contro questa decisione. Dovranno accettare «il biglietto di ritorno nei loro paesi di origine» come ha detto ieri la sottosegretaria all’immigrazione Beverley Hughes, per nulla preoccupata del fatto che quei profughi dai loro paesi d’origine sono fuggiti da persecuzioni, torture e galera.
Ma per Hughes la nuova legge «consentirà a chi non avrà ottenuto asilo di tornare a casa in maniera dignitosa». Il problema è, naturalmente, dov’è casa? Ma è un problema che a Hughes non interessa: le famiglie che «rifiuteranno di andarsene» (come se rimanere in Gran Bretagna fosse una questione di ostinazione), dovranno capire che «rischiano di vedersi tagliare i sussidi ma anche di vedere i loro figli affidati ai servizi sociali». Che per Hughes significa «togliere i bambini alla strada e alla povertà». Ma più opportunamente il Refugee Council sottolinea che la misura «è immorale e sbagliata: i bambini verranno usati dal governo come strumento di ricatto». Per non parlare del trauma di ragazzini che si vedono strappare ai loro genitori.

La legge arriva in parlamento dopo che il premier Tony Blair ha confermato di aver avviato negoziati con la Tanzania per la costruzione di un centro di detenzione destinato a «profughi a cui viene rifiutato asilo e che potrebbero essere di nazionalità somala». In altre parole, il governo Blair non ha abbandonato l’idea di esportare il «problema rifugiati». Dopo il rifiuto della Croazia, ecco il baratto con la Tanzania: in cambio del «favore» il governo inglese garantirà al paese africano quattro milioni di sterline in aiuti. «E’ assurdo – ha detto Blair – dire che questo accordo favorirà un commercio di persone senza terra».
Il governo inglese aveva proposto ai paesi dell’Unione europea la costruzione di centri di detenzione in paesi africani, nella ex Jugoslavia e in Turchia dove rinchiudere quei profughi che si vedranno negato l’asilo in Gran Bretagna (o in altri paesi Ue) e quelli che (perversione tra le più incredibili) è effettivamente troppo pericoloso rimpatriare nei loro paesi d’origine.