Agrigento – Alfano contestato ai funerali farsa

Assente Giusi Nicolini: è necessario un canale umanitario

“Una farsa di Stato”: forse non ci sono parole più efficaci di quelle del sindaco di Agrigento
per descrivere la motivazione che ha animato le proteste di ieri durante la commemorazione per le vittime di Lampedusa.

Come già annunciato da un comunicato, numerosi cittadini e associazioni hanno raggiunto il molo San Leone di Agrigento per contestare ciò che ai loro occhi è stata una cerimonia ipocrita: per la vergognosa assenza dei superstiti e dei parenti, nemmeno invitati, ma anche delle vittime, già sepolte frettolosamente e anonimamente in vari siti nel sud Italia; per la presenza (“vera e propria irrisione al lutto dei congiunti“) dei membri del governo italiano, ma forse ancor peggio dei rappresentanti del governo eritreo.

Bersaglio principale il ministro Alfano, rappresentante di quella classe dirigente che, dopo essersi spesa nei giorni immediatamente successivi alla tragedia in commossi proclami e sonanti promesse, ha finito per gestire in modo irresponsabile e offensivo le fasi successive. Dalla già citata anonima sepoltura al rifiuto declinato ai familiari delle vittime di indicare la collocazione delle salme, “per ragioni di sicurezza”; dalla campagna militare Mare Nostrum fatta partire in tutta fretta come “messaggio per l’Europa” alla presenza di funzionari eritrei sia a Lampedusa che ad Agrigento: tutto va a confermare che la linea del governo non è quella della solidarietà e del cambio di rotta, ma del “difendere le coste”, come a dire che i migranti irregolari restano pur sempre un problema di ordine pubblico, anche dopo morti.

Chi ha invece rivendicato la sua assenza è stata la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, che nelle ore della cerimonia era invece a colloquio con presidente Napolitano, a discutere quello che ritiene essere il nodo della tragedia: la necessità di cambiare le leggi. In continuità con la battaglia che porta avanti da anni, e di cui la tragedia recente è stata solo una conferma della sua urgenza.
La sindaca, assieme al presidente della commissione per i Diritti Umani del Senato, Luigi Manconi, ha inoltre ribadito, in vista del Consiglio Europeo del 24 e 25 ottobre, la necessità dell’apertura di un canale umanitario, contenuto nel “piano di ammissione umanitario” che si troverebbe già sulla scrivania del presidente Letta.