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Padova – Una telefonata in Prefettura. Pronto? Vorrei ospitare un migrante in casa

Il sopralluogo e il contratto

“Pronto, Prefettura di Padova”. “Buongiorno, vorrei mettere a disposizione un immobile sfitto per l’accoglienza dei profughi, come posso fare?”. “Ha una casa libera e vuole darla ai profughi? Sta dicendo questo? Le passo subito il dirigente”.

A memoria di giornalista non è mai capitato di poter raggiungere così rapidamente un vice-prefetto. Pochi secondi dopo la musica in attesa si interrompe: “Non vada via, passiamo subito la telefonata al cellulare di servizio”.

Tutta l’urgenza e le difficoltà di trovare un alloggio a che continua a sbarcare nelle coste italiane sono ben riassunte nell’ansia della centralinista. E confermate anche dal vice prefetto Alessandro Sallusto che risponde da li a poco. Dopo le domande di rito sul luogo e caratteristiche dell’abitazione il dirigente spiega che “come prima cosa viene effettuato un sopralluogo da parte di una delle cooperative individuate dalla Prefettura”. “Poi il privato deve fare un’offerta d’affitto, esattamente come avviene nel libero mercato. Se si trova un accordo si passa alla firma del contratto. La Prefettura non viene coinvolta nella questione economica, fa solo da tramite. E’ ancora intenzionato?”, aggiunge poco dopo. Prendiamo tempo spiegando di doverci confrontare con la moglie. “Se dovesse decidersi mi chiami quando vuole e chieda di me, mi raccomando”, aggiunge infine il dirigente. Le cose in realtà appaiono vantaggiose per il proprietario di un immobile. Ce l’ha spiegato poco dopo una cooperativa veneziana che gestisce l’accoglienza in tutto il Veneto (quella che sarebbe stata chiamata dalla prefettura di Padova per il sopralluogo di cui parlava il vice prefetto).

Con loro fingiamo di avere un appartamento con impianti non a norma. “In questo caso – spiegano – la cooperativa non può assumersi l’onere di mettere tutto a norma prima di dar l’inizio all’accoglienza vera e propria. Il tutto, magari, a fronte di un canone più basso”. “Ah bene. E in caso di disturbo alla quiete pubblica? Danneggiamento di mobili o pertinenze condominiali?” chiediamo. “Ne risponde l’ente gestore dell’accoglienza, quindi la cooperativa -hanno continuato- noi rispondiamo sia di problemi di convivenza con gli altri condomini che di danneggiamenti ed effettuiamo le eventuali riparazioni necessarie una volta conclusa l’accoglienza”.

Di fatto il contratto d’affitto viene infatti stipulato tra il privato e la cooperativa e, in quanto affittuario, quest’ultima si fa carico di tutti i doveri previsti dalla legge (anche se non si tratta di chi nel concreto occuperà l’immobile). “Mi faccia capire – calchiamo la mano- io ho un immobile fuori mercato, che nessuno mi vuole comprare né prendere in affitto perchè è vecchio o in un brutto quartiere e voi mi mettere a norma gli impianti, me lo affittate e me lo riconsegnate riparato e migliore di com’era prima di affittarvelo?”, “Esattamente”. Viste le condizioni risulta troppo semplice immaginare che questo tipo di accoglienza, anche e soprattutto alla luce della crisi del mattone e dell’enorme numero di immobili sfitti e fuori mercato, possa rivelarsi una partita che interesserà molti.

Alla cooperativa infine va il compito di stabilire quante persone inserire nell’alloggio secondo la normativa nazionale: camere singole di 9 metri quadrati minimo, doppie di almeno 14 e fino ad un massimo di 8 persone in alloggi con un bagno, 12 in quelli con due bagni. “Quindi sapendo che ogni profugo riceve 35 euro al giorno io potrei stabilire il prezzo dell’affitto sulla base di tale cifra?”, chiediamo spingendoci un po più in la. “Non proprio – spiegano – perchè questa è la base dell’appalto e si tratta di gare al ribasso. E poi perchè in questa cifra ci sono tutta una serie di servizi forniti dalle cooperative che vanno dall’assicurazione, al costo degli operatori, alla tutela legale e sanitaria. Diciamo però che una parte consistente di questa cifra è destinata al costo dell’alloggio e che per il proprietario di un immobile vuoto potrebbe essere più di quanto immagina.

R.C.