Free Iuventa. Azioni di solidarietà con la Ong tedesca Jugend Rettet

A pochi giorni dalla prima udienza del processo dopo il sequestro della nave da soccorso e dalla manifestazione "We'll come United" di Berlino

Giubbotti di salvataggio sui monumenti cittadini, cartelli con le scritte “Free Iuventa” “La solidarietà non è un crimine” “Canali umanitari subito” sono stati gli elementi simbolici delle azioni di protesta che si sono svolte il 13 settembre in Germania e in tutt’Europa, dall’isola di Lesvos ad Amburgo, in più di 20 città, per denunciare la strage sulla rotta più mortale del mondo, quella del Mar Mediterraneo, ed esprimere solidarietà alla Ong berlinese Jugend Rettet, fermata e sequestrata il 2 agosto scorso dal GIP di Trapani per un’inchiesta legata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina contro ignoti.

L’appello alle azioni dimostrative di Jugend Rettet è stato raccolto anche in diverse città italiane e dalla campagna #overthefortress che si trovava a bordo di Iuventa nella sua ultima missione: Padova, Ancona, Venezia, Milano, Roma, Torino, Trento, Fabriano (AN), Schio (VI), Trieste, Torino, Jesi (AN).
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Più di 14.500, scrivono gli attivisti di Jugend Rettet nel post che invitava alle azioni, sono i morti nel Mediterraneo dal 2014 ad oggi, 14.000 sono state le persone soccorse dalla nave Iuventa.
“Dopo che l’Unione Europea ha concluso il suo accordo con Erdogan nel 2016, con l’obiettivo di chiudere la rotta Turchia-Grecia, la via del Mediterraneo centrale è ormai quasi del tutto chiusa. Il piano dell’Unione Europea è chiaro: fermare ogni tentativo di entrare nella fortezza Europa, ad ogni costo”, denuncia la Ong.
“La criminalizzazione delle organizzazioni che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare” – continua il comunicato – “culminato con il sequestro di Iuventa e le minacce della Guardia costiera libica hanno costretto diverse Ong a interrompere le proprie missioni per ragioni di sicurezza”.
Il messaggio è chiaro, liberate la Iuventa e chiudete gli accordi disumani con le milizie libiche.

Jugend Rettet rilancia la partecipazione alla manifestazione nazionale “We’ll come United” di sabato 16 settembre a Berlino promossa da tantissime realtà tedesche e chiede supporto il 19 settembre, giorno in cui a Trapani si svolgerà la prima udienza del processo all’Ong.

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Il comunicato diffuso nelle iniziative
“Abbiamo preso questa decisione per ricordare le morti quasi giornaliere nel Mediterraneo. Dal 2014, più di 14.500 persone sono state uccise provando a raggiungere il vecchio continente in barca, nel tentativo di attraversare il suo confine meridionale.
Questi numeri sono rappresentativi della responsabilità politica dell’Unione Europea che non permette altro modo di approdo se non rischiando la propria vita. L’UE e l’Italia vogliono nascondere le proprie colpe su quanto accade nelle sue frontiere esterne, e per fare questo stringono accordi criminali con paesi dittatoriali e in guerra civile.
Dopo che l’UE ha concluso il suo patto con il tiranno Erdogan nel marzo 2016, con l’obiettivo di chiudere la rotta tra la Turchia e la Grecia, è la rotta del Mediterraneo centrale in procinto di essere chiusa.
Quest’anno è diventato palese, anche se preparato da tempo, il vero obiettivo dei governi europei: fermare qualsiasi tentativo di entrare nella fortezza Europa, a qualsiasi costo.
Le ONG che operano i salvataggi in mare sono state criminalizzate dalla politica europea, dalla magistratura e dai media; sono state minacciate dalla Guardia costiera libica, sostenuta dall’UE, tanto da essere spinte fuori dalla zona delle acque internazionali di ricerca e soccorso.
Ciò è stato evidente nel sequestro della nave Iuventa da parte delle autorità italiane, nonché da un ostracismo, che si è dato in varie forme, al fine di impedirne la presenza ed i salvataggi, contro le ONG che sono ancora attive.
Contemporaneamente milizie e trafficanti di uomini in Libia sono sostenuti economicamente per detenere i migranti in veri e propri campi di concentramento. L’Italia, con il suo Ministro degli interni Minniti, è in prima fila nel finanziare gli aguzzini e torturatori libici attraverso i cosiddetti “programmi di cooperazione e sviluppo internazionali”.
La conseguenza è che quasi nessuna persona può più fuggire dalla costa libica. Esattamente quello che un gran numero di governi europei volevano raggiungere! Le istituzioni d’Europa non possono semplicemente chiudere gli occhi e barricarsi dietro mura e recinzioni di confine: se non si prendono la responsabilità dei salvataggi, non devono permettersi di bloccare chi li fa!

Noi non vogliamo essere complici di tutto ciò e non chiuderemo gli occhi; anzi rimaniamo vigili e lottiamo per costruire un’Europa aperta e solidale!
Nessuna persona è illegale!”

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