Grecia – A Lesvos i rifugiati protestano per la dignità

Oggi la twitter storm della campagna #opentheislands

Photo credit: Legal Centre Lesvos

Oggi è il quinto giorno di proteste nell’isola greca di Lesvos.

Dalla serata dello scorso giovedì, 19 ottobre, diverse decine di richiedenti asilo trattenuti nell’hotspot di Moria stanno protestando per le condizioni disumane nelle quali sono costretti a vivere da mesi. Dopo aver trascorso due notti all’aperto, circa 100 afghani, inclusi diversi nuclei familiari, stanno pacificamente occupando la piazza principale dell’isola, Piazza Sapfous, per denunciare lo stato di miseria e costante tensione nel quale sono confinati.

Rifiutano di tornare al campo di Moria, sovraffollato ed insicuro. Denunciano il trattamento inumano al quale sono sottoposti. Denunciano le tempistiche infinite delle procedure di assistenza legale, che per la maggior parte di loro hanno significato il dover trascorrere nell’hotspot un tempo medio compreso tra i 16 mesi e i 2 anni. Chiedono di non essere deportati in Turchia, dove sarebbero esposti ad ulteriori violazioni dei diritti. Rivendicano la libertà di movimento verso la terraferma. Reclamano, in sintesi, che sia riaffermata la loro dignità di esseri umani.

Nella giornata di ieri 19 organizzazioni hanno sottoscritto una lettera, indirizzata al premier greco Tsipras, nella quale denunciano le condizioni critiche dei rifugiati bloccati nelle isole egee 1, chiedendo che si ponga fine alla “politica di contenimento” seguita all’Accordo UE-Turchia e si proceda quindi al trasferimento dei rifugiati sulla terraferma, al fine di garantire loro una protezione adeguata e dignitosa.

Ad ogni modo, la protesta di piazza prosegue.

Il contesto

– A seguito dell’entrata in vigore dell’Accordo UE-Turchia (marzo 2016), le isole greche di Lesbo, Chios, Samos, Kos e Leros sono state convertite in luoghi di confinamento a tempo indeterminato per migliaia di richiedenti asilo.
– Donne, uomini e bambini sono di fatto bloccati su queste isole in condizioni del tutto disumane; moltissimi non hanno accesso ad un’assistenza tempestiva e ad adeguate misure di protezione.
– La situazione è particolarmente critica nelle isole di Samos e Lesbo, dove oltre 8.300 rifugiati vivono tuttora in strutture predisposte ad ospitare 3.000 persone.
– Nell’hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo, attualmente circa 5.400 rifugiati sono bloccati in un campo pensato per ospitare 2.300 persone, in una situazione di sovraffollamento sistemico, con scarso accesso a cibo, acqua, assistenza medico-legale e altri servizi di base. L’unico riparo è costituito da tende da campeggio, che arrivano ad ospitare fino a 10 persone anche di diversi nuclei familiari, in condizioni di totale promiscuità. La vita nel campo è ancor più proibitiva per i rifugiati con disabilità fisiche.
– Nell’hotspot di Vial, sull’isola di Chios, mancano elettricità, acqua corrente, bidoni per i rifiuti e adeguati servizi igienici. I richiedenti asilo vivono in gruppi di 9-12 persone nelle tende estive fornite dall’UNHCR. Accanto a queste vi è un rigagnolo, utilizzato come discarica e come wc. Attualmente circa 25 persone, la metà delle quali minori, dormono all’aperto, mentre 3 famiglie dormono sul cemento, nel corridoio centrale del campo 2.
– Varie organizzazioni umanitarie, come Medici Senza Frontiere e Human Rights Watch, hanno denunciato l’impatto di queste condizioni di vita sulla salute mentale dei richiedenti asilo, documentando una lunga serie di casi di autolesionismo, tentativi di suicidio, ansia, aggressività e crisi depressive. Dalle osservazioni condotte emerge come in molti casi la sofferenza psicologica sia risultata causata e/o aggravata dalla condizione di stallo che i rifugiati vivono nell’hotspot.
– Altri rapporti hanno denunciato il diffondersi di fenomeni quali la prostituzione e gli abusi sessuali, anche a danno di minori.
– La situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente con l’arrivo dell’inverno, il terzo dall’inizio degli arrivi sulle isole, il secondo dall’entrata in vigore dell’Accordo UE-Turchia. A tal proposito, oltre 40 tra organizzazioni e collettivi hanno lanciato la campagna #opentheislands, che proprio oggi ha promosso una twitter storm sulla questione, chiedendo che si ponga fine all’attuale politica di contenimento dei rifugiati sulle isole greche attraverso il loro trasferimento sulla terraferma, affinché possano godere di alloggi e assistenza adeguati alla loro condizione di vulnerabilità.

Angela Ciavolella

  1. Per approfondire: “Greece: Asylum Seekers in Abysmal Conditions on Islands“, Human Rights Watch.
  2. Per maggiori dettagli: Chios Solidarity, report del 18/10/2017.

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