Frontera Sur

Triplicato il numero di persone in arrivo sulle coste andaluse attraverso il Mediterraneo

El Salto, 26 febbraio 2018

Photo credit: Olmo Calvo

Mentre nel 2017 il numero di persone arrivate in Europa è diminuito di quasi 300mila unità rispetto al 2016 – più della metà -, la rotta del Mediterraneo Occidentale è l’unica che registra un aumento nel numero di persone che usano canali irregolari per raggiungere l’Europa.

La mancanza di canali d’accesso sicuri, l’incremento delle difficoltà nell’attraversare i confini terrestri di Ceuta e Melilla, la conflittualità del territorio libico e l’accordo UE-Turchia per l’esternalizzazione delle frontiere possono essere considerate come alcune delle cause del decremento nel numero di persone che raggiungono l’Europa e dello spostamento del flusso migratorio verso il Mediterraneo occidentale.

Ciononostante, questa rotta non tocca ancora il volume degli arrivi registrati attraverso il Mediterraneo centrale (Italia), che costituiscono i due terzi degli arrivi totali in Europa. E neanche quello degli arrivi in Grecia, anche se il divario con questa rotta va riducendosi in maniera drastica, con una differenza di appena 7mila arrivi.

Nel corso del 2017, novembre è stato il mese in cui gli arrivi via mare sulle coste spagnole hanno raggiunto l’apice. E’ stato anche il mese in cui il dramma della migrazione si è fatto più visibile, con il caso delle 500 persone che, a bordo di 50 barconi, sono state tratte in salvo e trasferite a Cartagena. Lì sono state internate in quello che è già stato ribattezzato come il Centro Penitenziario di Malaga II, ad Archidona.

In quel momento il coordinatore per l’area migrazioni della Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía, Carlos Arce, anticipava già i dati che oggi l’organizzazione, con la presentazione del rapporto Balance Migratorio Frontera Sur 2017, ha reso ufficiali: la rotta spagnola, soprattutto quella delle coste andaluse, è quella che ha registrato il maggior aumento, a scapito delle rotte italiana (Mediterraneo centrale), greca (Mediterraneo orientale) e balcanica, che registrano tutte un forte calo. Fino ad un rapporto di 10 ad 1, nel caso di quest’ultima.

Quelle previsioni si sono avverate. L’Italia continua ad essere la principale porta d’accesso all’Europa attraverso il Mediterraneo, ma la situazione in Libia – dove molti migranti sono stati ridotti in schiavitù o assassinati – ha fatto sì che i flussi attraverso questa via si riducessero. Inoltre, i frutti dell’accordo UE-Turchia – finalizzato a far sì che quest’ultima assumesse il controllo dei flussi in partenza dal proprio territorio verso la Grecia – sono la causa fondamentale della drastica diminuzione degli arrivi attraverso la rotta orientale registrata negli ultimi due anni.

Per la realizzazione del rapporto 2017 APDHA si è basata sui dati ottenuti dai propri monitoraggi, come anche sulle statistiche fornite da Frontex e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.