Limiti e (poche) opportunità del Decreto flussi 2020

Commento al decreto: un'altra occasione sprecata

Spenti i riflettori sulle procedure cervellotiche e contorte legate alla cosiddetta “sanatoria“, quasi nullo è stato lo spazio sui media dedicato all’annuale decreto flussi che a differenza degli scorsi anni è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale in autunno inoltrato. Come nel precedente decreto flussi varato dal governo Lega-Cinquestelle i destinatari del nuovo provvedimento saranno solamente 30.850 unità.
E tale e quale al decreto precedente, solo 12.850 saranno i posti per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo.
Quindi dal punto di vista puramente numerico chi si aspettava un allargamento delle maglie da parte dell’attuale governo resterà deluso.

Al di là dei numeri ci sono però delle differenze sostanziali per quello che riguarda gli aventi diritto ad usufruire della possibilità di ottenere il visto di ingresso. Se nel decreto del 2019 (con Ministro dell’interno Salvini) era evidente l’intento di non dare la possibilità di avere nuovi ingressi sul territorio nazionale, in quanto la quasi totalità dei posti per i lavoratori non stagionali erano riservati alle conversioni dei permessi di soggiorno, nel provvedimento del 2020 seimila unità sono riservate invece a lavoratori non presenti in Italia.

I due criteri adottati per definire le caratteristiche dei lavoratori ammessi in Italia sono chiaramente frutto di una volontà politica ben precisa.
L’articolo 3 infatti definisce delle precise categorie di lavoratori:
… sono ammessi in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale nei settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia e turistico-alberghiero”.

In questa selezione di categorie vi è chiaramente la volontà di mettere una pezza agli errori della recente norma sulla emersione / regolarizzazione includendo quelle categorie in precedenza escluse.

Purtroppo però questa specifica novità, considerati i numeri di unità disponibili, avrà un effetto risibile, e per altri settori deleterio perché non considera altri settori importanti come ad esempio la cantieristica navale, limitando la platea di coloro che per diversi motivi non sono riusciti ad accedere alla sanatoria.

Il secondo criterio è invece relativo ai paesi di origine dei richiedenti che esclude tutta una serie di Paesi in guerra come Afghanistan, Siria, Iraq, Palestina etc. Il motivo non è da individuare nel fatto che queste nazionalità hanno a disposizione altri canali, perché per richiedente la protezione occorre riuscire ad entrare in Italia, ma anche qui è evidente la volontà di avvantaggiare quei governi che si sottomettono ai trattati di rimpatrio, con l’unico effimero scopo di poter avere una moneta di scambio per i trattati bilaterali. Dall’altra parte è positivo che siano rientrati nei flussi Paesi come il Pakistan esclusi dal precedente esecutivo.

Altro aspetto inspiegabile, probabilmente valutato con leggerezza, sono le quote destinate alla possibilità di conversione del permesso di soggiorno, che fondamentalmente ricalcano quelle volute dal precedente decreto flussi limitate in gran parte agli stagionali ed ai permessi per motivi di studio. Sarebbe invece stato auspicabile allargare questa possibilità a tutte le altre tipologie di permesso di soggiorno in particolare a quelle inerenti le forme di protezione precarie.

Infine i restanti 18.000 posti sono destinati ai lavoratori stagionali come nel decreto del 2019.

Da anni è oramai evidente come il decreto flussi più che una porta di ingresso regolare verso l’Italia sia più che altro un contentino per alcune categorie economiche, quando nella sostanza è un provvedimento che così strutturato mira a ostacolare e soprattutto selezionare l’arrivo dei lavoratori e delle lavoratrici non comunitarie.

In definitiva anche su questo versante non si intravede nessuna discontinuità: il susseguirsi dei governi non intacca per nulla la sostanza di questi provvedimenti che sono sempre di più un copia ed incolla e non rispondono alle vere esigenze dei lavoratori migranti.

Danilo Burattini

Membro della redazione di Melting Pot Europa e dell'Ambasciata dei Diritti delle Marche.

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