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Abbandonati senza diritti

La migrazione ai tempi del Covid

Tramonto dietro le sbarre. CIE di Ponte Galeria. Foto: Francesca Esposito

Abbandonati a se stessi, dimenticati da tutti. Il titolo del rapporto sulla detenzione dei migranti in Italia ai tempi del Covid è già un perfetto riassunto della situazione: “Non ci guarda più nessuno”. Francesca Esposito, Emilio Caja e Giacomo Mattiello che hanno portato a termine lo studio, per descrivere la situazione di uomini e donne rinchiusi nei centri di detenzione italiani ai tempi del Covid, hanno trasformato un aggettivo in un verbo. I migranti, scrivono, sono stati “invisibilizzati”.

Sono stati nascosti agli occhi della società civile. Costretti a trasformarsi da persone ricche di affetti, aspirazioni ed aspettative, in oggetti invisibili, quasi inesistenti. Oggetti di non vale la pena nemmeno di prendersi cura. E il Covid che ha costretto l’intera popolazione italiana, per non dire mondiale, ad isolarsi ed a chiudersi nelle proprie case, è stato solo uno strumento per rafforzare e amplificare quei meccanismi preesistenti di controllo e carcerazione che hanno colpito soprattutto un target sociale ritenuto marginale ed indesiderato: senza tetto, malati psichici, persone detenute per piccoli reati.

Del tutto ignorate le richieste di organismi internazionali, citiamo su tutti l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, che hanno lanciato ripetuti appelli invocando la chiusura dei centri per migranti e il rilascio di tutte le persone trattenute. Inascoltate le osservazioni di studiosi ed epidemiologici che hanno evidenziato come tali strutture, prive di un vero presidio sanitario e perennemente sovraffollate, siano incompatibili con le misure di contenimento del contagio. Eventualità che, tra l’altro, si è puntualmente verificata in vari centri. Ricordiamo, uno per tutti, i fatti dell’ex caserma Serena a Treviso. Le situazioni allarmanti che si sono create – e che avrebbero potute essere evitate – altro non hanno ottenuto che di scatenare la destra che ha cavalcato ancora una volta razzismo e xenofobia, trasformando le vittime in colpevoli e additando i migranti come pericolosi “untori”.

Il rapporto “No one is looking at us anymore”, finanziato da Open Society Foundation, mette in evidenza le contraddizioni del Governo italiano e l’assurdità di una gestione militare delle migrazioni. Assurdità ancora più palese in tempo di Covid. Trattenere i migranti in queste strutture carcerarie – spiegano i sopracitati autori – è una scelta politica che si è rivelata, dannosa per le persone, inefficienti ai fini preposti e gravata da elevatissimi costi finanziari.

Il rapporto analizza uno per uno questi effetti sottolineando come i detenuti siano stati abbandonati a se stessi all’interno delle strutture, considerando che in moltissimi casi lo stesso personale di assistenza è dovuto rimanere distante per evitando rischi di contagio. In tante occasioni ai migranti detenuti non sono state fornite adeguate informazioni sul virus e gli strumenti per proteggere la propria salute come delle semplici mascherine. Anche le visite di amici, parenti, attivisti o dei legali sono state sospese, aumentando quel senso di infinito abbandono che già aleggiava su queste strutture prima della pandemia. D’altra parte, si legge nel rapporto, proprio “l’abbandono e dell’incuria sono meccanismi cruciali di potere nel funzionamento quotidiano di questi siti”.

Una “invisibilizzazione”, questa dei migranti nei centri, forzata e crudele di cui la pandemia ha messo a nudo non solo tutta la sua inutilità ma anche la pericolosità nella diffusione dell’infezione.

Che la migrazione possa essere gestita in maniera diversa, lo ha dimostrato la Spagna che già dal mese di aprile ha chiuso, sia pure temporaneamente, i sui centri, liberando le persone trattenute al loro interno. “Nonostante tutte le limitazioni associate a questo processo, e principalmente il fatto che la chiusura dei Cie fosse una misura temporanea legata al Pandemia e che ora le persone hanno ricominciato a essere detenute, crediamo che questo sia un evento significativo – conclude il rapporto – . Ciò ha dimostrato che possiamo vivere senza queste istituzioni carcerarie. E ha dimostrato anche che non è troppo difficile porre fine alla detenzione dei migranti e lasciare che le persone si muovano e vivano liberamente nelle nostre comunità: è uno scenario concreto, non utopico. È uno scenario collettivo che sosteniamo ora e che dobbiamo sostenere con forza nel futuro”.

Riccardo Bottazzo

Sono un giornalista professionista.
La mia formazione scientifica mi ha portato a occuparmi di ambiente e, da qui, a questioni sociali che alla difesa del territorio sono intrinsecamente legate come le migrazioni. Su questi temi ho pubblicato una decina di libri. Attualmente collaboro a varie testate cartacee e on line come Il Manifesto, Global Project, FrontiereNews e altro.
Per Melting Pot curo la  rubrica Voci dal Sud.