Corpi resi estranei dal razzismo sistemico

Intervista a Oiza Queens Day Obasuyi autrice del libro “Corpi Estranei”

D. Ciao Oiza, innanzitutto complimenti per il libro che hai scritto perché è estremamente interessante e potrei dire che è un libro che serviva fosse scritto. In questo libro tu affronti tantissimi temi che sono storici, sociologici, di attualità e in alcune parti è addirittura autobiografico. Nelle librerie è inserito in scaffali diversi, per es. da Feltrinelli è collocato nella sezione Sociologia, mentre da Mondadori sta sotto Storia ed Attualità.
Tu dove inseriresti questo tuo testo e perché?

Io lo collocherei proprio in entrambi gli scomparti, perché nel libro tratto sia del razzismo dal punto di vista storico facendo un excursus sul colonialismo italiano, per analizzarne le radici in particolare nei confronti di persone afro-discendenti che ha radici storiche, ma c’è anche una evoluzione razzista che riguarda proprio l’attualità. Quindi il razzismo come si è evoluto e come si trasforma di continuo al giorno d’oggi, perché comunque vediamo che nell’attualità il razzismo si manifesta in tantissimi modi. Partiamo dalla politica fino ad arrivare alla vita di tutti i giorni, di conseguenza penso che entrambi gli scomparti, cioè entrambe le sezioni Storia e Sociologia, siano comunque giuste come definizioni in quanto appunto ho cercato di analizzare il razzismo sia dal punto di vista storico analizzando come è stato visto il corpo nero, come è stato trattato, durante il colonialismo italiano e comunque sia, come il razzismo di oggi si manifesta di continuo su persone razzializate di ogni etnia.
In questo libro affronto il tema del razzismo che coinvolge sia persone afro-discendenti che siano comunque nate in Italia, oppure anche stranieri e migranti. Quindi abbiamo diverse categorie di persone ma tutte comunque, in un modo o nell’altro, vittime di un sistema che li vede appunto ancora come corpi estranei.

D. Sul titolo non metti un soggetto definito, volutamente lo intitoli “Corpi estranei”. Chi sono questi corpi estranei”?

Corpi estranei”… l’ho intitolato così perché si tratta appunto, di persone che non vengono viste come soggetti politici che fanno parte della realtà del tessuto sociale italiano, e soprattutto dei soggetti con diritti. Spesso si parla di migranti, di italiani afro-discendenti ma senza i diretti interessati. Tante volte nei talk show sentiamo i dibattiti sul razzismo sull’emigrazione etc., ma non ci sono mai i protagonisti di questi dibattiti…
Corpi estranei perché? Perché comunque si tratta sempre di persone che non prendono mai parola, a cui non si da mai voce, sono corpi estranei perché se pensiamo ad esempio a quante persone ancora non vengono viste come italiane nonostante lo siano, e come ancora non riusciamo a fare uno Ius Soli come si deve, tutto questo porta ad una percezione del fatto che persone di etnie diverse non siano italiane. Corpi estranei in questo senso. Ma corpi estranei anche perché quanto parliamo, come stavo dicendo prima, di migranti, abbiamo soggetti che dovrebbero avere dei diritti ma che però vengono puntualmente negati. Pensiamo ai diritti dei braccianti, a leggi come la Bossi Fini che rende appunto queste persone sempre più marginalizzate e sfruttate. Le leggi sull’immigrazione non permettono a queste persone di regolarizzarsi, di condurre una vita serena senza vivere appunto nella paura della deportazione o sotto il ricatto della negazione dei documenti. Il concetto di clandestinità rafforzato dalle leggi in Italia, rende queste persone come corpi estranei e soggetti senza diritti.
Quindi Corpi Estranei è un termine ombrello che ho voluto utilizzare per appunto per parlare di queste realtà in Italia, che sono chiaramente da analizzare e di cui bisogna assolutamente parlare e finalmente riuscire in un certo senso a dare voce a questo tipo di problematica. Quindi “Corpi Estranei” in questo senso.

D. Ho visto che c’è un’ampia e ricca bibliografia, hai utilizzato sia titoli italiani, francesi che inglesi. Nella parte italiana ci sono tanti articoli e forse, correggimi se sbaglio, pochi testi, hai trovato difficoltà nel reperire fonti? E’ dovuto alla mancanza strutturale dei testi in italiano?

Esattamente. Si. Per quanto riguarda le fonti italiane infatti ho utilizzato soprattutto notizie di cronaca, per parlare di razzismo e per vedere soprattutto come la cronaca parla di fatti inerenti a persone di origine straniera. Come la persona nera viene vista quando c’è il fatto di cronaca, quindi il fatto che nel titolo stesso magari si specifica l’origine facendo sì che il lettore pensi che sia l’origine a portare tale persona a commettere tal reato. Quindi abbiamo proprio un utilizzo potremmo dire dell’etnia, per far sì che avvenga poi una generalizzazione su base etnica. Questo è uno dei punti fondamentali perché comunque appunto come dicevi, c’è un problema inerente proprio alle fonti da reperire quindi anche ai testi da leggere che parlano di questo tipo di decostruzione importantissima da fare.
Abbiamo una mole di libri di autori di origine francese o del mondo anglosassone, sempre afro-discendenti, ma perché forse c’è stata una maggiore decostruzione. Chiaramente l’Inghilterra e la Francia, quando si parla di colonialismo, hanno fatti che vanno molto più indietro nella storia rispetto all’Italia.
In Italia abbiamo un problema, un vuoto da riempire, che riguarda proprio la decostruzione del razzismo, cercando di capire quali sono le problematiche in questo paese. Perché magari ci possono essere, parlo dal punto di vista di afro-discendenti, punti in comune con afro-discendenti francesi, inglesi, statunitensi, però chiaramente poi viviamo in contesti diversi. Secondo me è vero che manca un punto di vista diverso in Italia, quindi abbiamo un monopolio del razzismo di cui ne parlano solo le persone bianche, senza avere un punto di vista diverso. Questo è un problema sicuramente. Infatti l’ho notato anch’io che quando scrivevo questo libro mi mancavano fonti per analizzare il razzismo in modo molto più approfondito. Ho trovato molte più notizie di cronaca per spiegare cosa vuol dire subire comunque razzismo sistemico. Un esempio che facevo è proprio il modo in cui si usano i termini nella cronaca quanto di ci sono afro-discendenti… quando un giornale utilizza il titolo: “Senegalese strupra donna”, Senegalese diventa il punto focale. Non si parla di machismo, patriarcato, violenza di genere, ma si parla di Senegalese. Quindi se il Senegalese stupra è perché è senegalese, se l’Italiano stupra è perché lei lo ha provocato. Quindi c’è sempre anche questo tipo di dicotomia e questo è emblematico, potremmo dire, proprio del giornalismo italiano che rappresenta il razzismo sistemico anche da questo punto di vista.

D. L’aspetto bello del libro secondo me è che non le mandi a dire. Nel senso che… la critica a destra, anche come dici tu, è semplice farla, perché comunque è anche un’esposizione razzista stupida. Tu comunque non le mandi a dire neanche a sinistra, facendo tanti esempi, giustissimi, di antirazzismo quantomeno discutibile… parli anche ad un certo punto di voluntalento, di privilegio bianco e di come spesso anche nel linguaggio vi siano nascosti molti elementi del razzismo sistemico. Puoi spiegarci meglio questo punto di vista e ci interessa molto anche il discorso del privilegio bianco.

Certo. Come dicevi chiaramente è questo il problema. E’ facile criticare la destra in quanto capisci che il razzismo è palese e si palesa subito, non ci vuole nulla a dire che una persona è razzista quando dicono “affondiamo i barconi”, “chiudiamo i porti”, oppure quando c’è stato per esempio l’attentato di Luca Traini a Macerata nei confronti di persone di origine africana.
Quindi questi sono esempi eclatanti di razzismo e soprattutto sono gli apici, potremmo dire del razzismo, ma prima di arrivare a quello c’è tutto un sostrato di cose di cui bisogna parlare e che bisogna appunto decostruire.
Il problema secondo me è proprio questo, dirsi non razzisti è molto semplice, perché quando hai esempi estremi, la persona che magari dice “io non faccio così”, automaticamente si esclude da quello che gli appare appunto come razzismo, come nei fatti di cronaca che ho spiegato.

Il razzismo purtroppo è più complesso da decifrare, non è soltanto la definizione monolitica che abbiamo nel dizionario, ma è una questione che riguarda strutture…; è una questione che riguarda dal punto di vista strutturale, sociale, ma anche dal punto di vista come dicevo, del privilegio bianco. Perché nel momento in cui tu sei una persona bianca e sei di sinistra in un contesto a maggioranza bianca, comunque tu hai una connessione di privilegio rispetto ad una persona razzializata che magari ha avuto il tuo stesso percorso di vita, eppure quel tratto somatico diverso già garantisce una discriminazione. Perché anche se tu sei persona antirazzista di sinistra, quando ad esempio vai a cercare un appartamento, la persona ti vede che sei bianco e ti accetta più facilmente. Magari io sono italiana però sono nera, parlo al telefono con quello che magari mi vuole dare l’appartamento in affitto, mi vede poi di persona e mi dice “no guarda non pensavo tu fossi così”. Quindi privilegio bianco in questo senso. Cioè la persona deve rendersi conto che proprio quella sua condizione di essere bianca, in un contesto a maggioranza bianca, è già un vantaggio. Quindi quello che viene contestato è questo.

E’ chiaro che la condizione economica è un’altra cosa da analizzare e di conseguenza il privilegio di cui si parla, non è il privilegio dal punto di vista economico ma un privilegio che purtroppo è insito nell’ambiente occidentale, in Europa perché è tutto partito da qui. Tutto si modella secondo quello che è l’eurocentrismo potremmo dire, sia dal punto di vista culturale, storico che dal punto di vista anche del razzismo. Alla fine la definizione del razzismo è anche questa, è derivazione potremmo dire, culturalmente europea, però non ci basta quella definizione lì.
Non basta dire discriminazione su basi di sesso, razze, religioni etc. etc., è molto più complesso, perché poi quando nella vita di tutti i giorni la vita che vive una donna nera in Italia, per esempio, presenta tantissime sfumature.

E’ un tipo di razzismo che spesso non viene analizzato e la persona che non subisce queste cose, che può essere di sinistra ad esempio, non può capire.

La cosa che io ho trovato è che è proprio questa persona di sinistra, la prima a dirti “quanto sei esagerata”, “e ma non è vero io sono perfetto e di qua e di là”, senza rendersi conto che magari essendo nato in un contesto culturale simile, non ha mai analizzato dei concetti razzisti o pregiudizi che magari ha, ma a cui non ha mai pensato perché fino a questo momento la persona pensava che il razzismo fosse soltanto quando io. per esempio, picchio una persona soltanto perché nera. E’ più complesso di così. Uno degli esempi lampanti è purtroppo, quello che abbiamo nel mondo della cooperazione internazionale. Perché dico questo? Perché il tipo di narrazione che si fa di continuo quando si parla anche di migranti, ma soprattutto quando parliamo di minori, il fatto che una persona si dica di sinistra anti-razzista e poi alla prima occasione comincia a farsi le foto per instagram con i bambini presi nei loro viaggi internazionali, che tipo di messaggio da? Che tipo di metodo utilizza per parlare del lavoro che vuoi fare?
Ci si sta muovendo anche moltissimo da questo punto di vista per una nuova comunicazione, anche nella Cooperazione Internazionale, però è un problema questo perché comunque abbiamo tante persone che, non in modo maligno, magari nemmeno senza pensarci, perpetuano dei comportamenti che sono tutt’altro che anti-razzisti; perpetuano invece una visione, potremmo dire, anche molto spesso pietistica, infantilizzante del corpo nero, in questo caso di minori, ma anche di adulti.
La persona nera, il migrante che vediamo sbarcare da una nave dopo una operazione di soccorso in mare, ha chiaramente bisogno di diritti e di aiuto nel primo momento dell’arrivo e ha bisogno di beni di prima necessità, però tu non lo devi vedere come se fosse un bambino, come una persona che non capisce. Secondo me spesso c’è questo atteggiamento, che “arrivo io”, “ti salvo io”, ma non è questo il discorso. Si tratta di persone, soggetti con i diritti, soggetti pensanti che hanno un loro pensiero, una loro volontà, insomma sono soggetti autonomi, indipendenti.
Il problema poi è tutto il contorno del razzismo strutturale delle leggi che abbiamo. Secondo me bisogna proprio togliersi questi prosciutti che si hanno sugli occhi, e cercare di vedere la persona migrante come una persona che è esattamente come tutti gli altri, con un cervello, con un pensiero e che è appunto una persona indipendente. Spesso a mio parere non c’è questa cosa. Se da un lato hai chi dice “chiudiamo i porti”, “ci rubano il lavoro etc.”, dall’altra hai una versione “ah si poverini”, “comunque siamo tutti uguali”. Siamo tutti uguali verissimo, siamo tutti esseri umani, ma nella realtà poi è così veramente? Come si analizza il razzismo da questo punto di vista? Infatti concludendo, un altro discorso tipico di sinistra è questo: “Siamo tutti uguali”. Però nella vita reale purtroppo, il razzismo deve essere ripreso come discorso, va ripreso il discorso di razza a livello sociale, decostruirlo, quindi è un lavorone grosso, e poi capire quali sono le problematiche da questo punto di vista. Perché siamo tutti uguali, ma non siamo tutti uguali nella realtà. Quindi bisogna cercare di mettersi in gioco, chiedersi se davvero si è antirazzisti sul serio e ascoltare soprattutto la minoranza quando parla di determinate dinamiche.

D. Questi aspetti sul libro sono molto bene evidenziati e chiari. Fai sempre questo doppio passaggio che è interessante: da un lato di analizzare la complessità, perché comunque come tu dicevi è un argomento molto complesso con tante sfumature, soprattutto se pensi agli interlocutori, però alcune volte poi serve anche un po’ semplificare, mandare dei messaggi semplici. Tu questa operazione la fai spesso nel libro ed è uno degli aspetti più interessanti. Hai parlato adesso e anche prima, della Bossi-Fini. In Italia abbiamo un doppio codice penale, la legge non è uguale per tutti perché abbiamo due codici penali: uno per gli italiani nati in Italia e l’altro per i migranti. Recentemente c’è stata una modifica della legge Salvini, voluta dall’attuale Governo, che molti hanno salutato come una grande vittoria. E’ così secondo te?

No. Anche qua abbiamo sempre quello che chiamo anti-razzismo performativo tipico della sinistra, perché quando si passa al peggio è facile secondo me farsi belli, basta un attimo mettere una toppa su qualcosa e subito gridiamo “ahhh l’umanità restaurata!”. In realtà secondo me non è così.
Sicuramente il fatto che sia stata introdotta una protezione speciale è importante perché prima con il decreto Salvini è stata tolta la protezione umanitaria, adesso è stata reintrodotta un minimo di decenza. Le persone dopo il decreto Salvini si erano ritrovate praticamente per strada, disperse senza più centri di accoglienza, insomma era una situazione davvero insostenibile; adesso chiaramente con il nuovo sistema SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) sono state reintrodotte nuove misure a sostegno dei migranti. Anche se le multe sono state abbassate rispetto al decreto Salvini, è rimasto un impianto che criminalizza il soccorso in mare. Questo è molto sbagliato perché va contro le convenzioni internazionali sul salvataggio in mare e l’approdo delle persone in un porto sicuro.
Secondo me non è una rivoluzione anche perché dal punto di vista tecnico-materiale non cambia quasi nulla per i migranti. Pensiamo anche al fatto che gli accordi con la Libia rimangono lì. Come possiamo definire questo come svolta, quando abbiamo politiche sull’immigrazione molto molto vecchie e che non puntano a un’apertura, a una mobilitazione internazionale che sia davvero per tutti e non per pochi privilegiati?
Perché fondamentalmente i sistemi per entrare in Italia sono pari a zero. Con la Bossi-Fini tu devi conoscere una persona che è in Italia e fare in modo che questa persona assuma te che ti trovi ancora nel paese di origine. Quindi che incentivo ha sia chi ti vuole assumere e sia chi sta dall’altra parte del mondo? Che senso ha questa legge? Si vede che è una legge fatta proprio per chiudere le frontiere, non per aprirle. Ed è una legge che spesso incastra tantissimi migranti, uomini e donne, in un circolo vizioso che li costringe in una condizione di irregolarità , perché il contratto di lavoro è collegato al permesso di soggiorno e se perdi il lavoro che succede poi? E’ questo il problema. Senza il permesso di soggiorno non puoi avere il lavoro. E’ un circolo vizioso allucinante, fatto apposta, per come la vedo io, per non far sì che le persone siano incluse nel sistema sociale italiano e questo è uno sbaglio. Quindi io non vedo questo cambiamento come la svolta. Sicuramente torniamo a quel minimo di decenza con un sistema di protezione che è stato un pochino ristrutturato per i richiedenti asilo, ma secondo me prima di parlare di svolta, c’è moltissimo da fare.

Come per esempio cancellare la Bossi-Fini; fare un Ius Soli serio, esteso; applicare politiche migratorie giuste che non siano di fronterizzazione, ma più che altro di apertura.

Non è un problema solo italiano, ma è un problema europeo, perché se pensiamo all’Unione Europea purtroppo abbiamo in generale un sistema securitario. Un sistema basato sull’ esternalizzazione delle frontiere, su accordi con paesi terzi per contenere i flussi migratori. Questo non funziona. Sia perché viola i diritti umani e lo abbiamo visto con la Libia, sia perché alla lunga le migrazioni comunque continuano. Tu non puoi pensare di bloccare tutti quanti. Quindi o liberalizzi i visti, e facciamo sì che finalmente la burocrazia europea sia buona e giusta per tutti quanti, oppure non c’è altra soluzione. Continuiamo a violare i diritti umani e ci giriamo dall’altra parte. Perché poi ci troviamo casi come Moira in Grecia con le persone che continuano ad essere stipate in questi Hotspot, adesso ho visto anche il video del nuovo campo profughi che è peggio di prima. Le persone stanno lì nelle tende al freddo, senza alcun bene di prima necessità, quindi come possiamo continuare così? Come si pensa che si possa continuare così? Eppure si continua. Abbiamo avuto questo tipo di modifica, ma nominarla come fosse stata ripristinata l’umanità, come se i decreti Salvini non esistessero più, non è vero. E’ un’ipocrisia.
C’è tantissima disuguaglianza dal punto sociale e anche dal punto di vista di mobilità internazionale che rimane per pochi. Comunque come dico sempre, se tu nasci in Europa e hai un passaporto di un paese europeo vai dove ti pare, se nasci in Nigeria, in Sudan, in Ghana, difficilmente te ne vai dove ti pare senza un visto.
Basta vedere anche le statistiche. Ho riportato sul libro anche il Global Passpassport, ti mette in lista tutti i passaporti più potenti e guarda caso quelli dei paesi africani sono agli ultimi posti, e quindi non puoi andare da nessuna parte. Dopo fai la domanda, “ma perché non emigrano legalmente? Perché non possono emigrare legalmente?“. Ho le possibilità? No. E’ questo il problema. Quindi se non sistemiamo queste cose, come possiamo andare avanti?

D. C’è un altro punto che tocca il tuo libro che è quello dell’italianità: nel decreto Salvini vi è un punto che non è stato modificato e che concerne la possibilità di revocare la cittadinanza italiana in caso di reati molto gravi, che dal punto di vista puramente normativo è un’assurdità. Significa cioè che se tu mi puoi togliere la cittadinanza italiana, vuol dire che non mi riconosci mai del tutto italiano. Quando tu parli di italianità di cosa parli?

Di cosa parlo? In realtà è complicato. Ho cercato di spiegarlo in questo libro perché definirsi italiani ti viene facile nel momento in cui tu nasci e cresci qua, fai la scuola qua, io mi sono sempre sentita italiana. Però italiana in che senso? Come si misura l’italianità? In base a quanta pasta mangiamo? A quanto parlo bene l’italiano? E’ difficile secondo me definirlo davvero, perché magari un nazionalista ti dice devi sapere l’inno di Mameli, le tradizioni, la Chiesa Cattolica etc. etc., però è più complicato di così.
Oggi viviamo in un modo davvero globalizzato dal punto di vista anche culturale in cui guardiamo ad esempio erie TV in inglese, quindi voglio dire è davvero complesso definire l’italianità. Il discorso è che parlare di italianità è complesso, ma secondo me è più una questione veramente di documenti.
Il fatto che il tuo compagno di banco con cui cresci è italiano di sangue per lo ius sanguinis, e non rinnova un permesso di soggiorno per vivere e crescere in Italia, mentre io oppure un’altra persona di origine straniera deve farlo, già questo stabilisce una disparità. Hai due persone nate in Italia, ma che non vengono trattate come pari sostanzialmente. Perché tu, che hai il sangue italiano, non devi rinnovare il permesso di soggiorno? Io invece sì per stare in un paese dove sono nata e cresciuta? Che senso ha? Già si stabilisce una disparità allucinante, questo comporta anche dei problemi, perché come ho riportato, non è vero come dicono alcuni che basta aspettare i 18 anni, ci sono tantissimi problemi.
Pensiamo a quello che fece la Sindaca di Lodi nei confronti di bambini di origine straniera nella scuola dicendo: “Siccome voi non ci portate i documenti per la dichiarazione dei redditi (che sono difficilissimi comunque da recuperare dal paese di origine) allora voi non potete stare a mensa, perché i vostri genitori devono portare questo certificato“. Si è visto come tantissime madri di questi ragazzini o bambini della scuola materna ed elementare facevano difficoltà a recuperare questi documenti perché la burocrazia è allucinante, sia in Italia che nel paese di origine. Nel frattempo però era stato stabilito una discriminazione palese tra i bambini di origini straniera comunque italiani che non potevano andare a mensa, usufruire dei servizi scolastici, pubblici e i bambini italiani per una questione di sangue. E’ una cosa veramente allucinante questa. Quindi non è vero che non ci sono problemi che basta aspettare i 18 anni per diventare automaticamente italiano, in realtà questo comporta tantissimi problemi per tantissimi bambini e ragazzi ormai cresciuti che ancora lottano contro una burocrazia veramente allucinante, perché non è vero che basta aspettare perché comunque c’è anche da pagare, devi avere un reddito particolare e quindi la cittadinanza diventa non più un diritto, ma qualcosa di elitario, di privilegio. Devi anche avere i soldi per averla, devi avere un reddito che devi mantenere e devi anche combattere con una burocrazia che ti fa aspettare due anni, tre anni per le procedure etc., e non è facile per niente. Quindi si crea una disparità abissale tra chi è italiano di sangue e chi non lo è, ed è veramente secondo me una barbarie, una cosa antica, vecchia proprio, basare la cittadinanza sul sangue. E’ una cosa veramente allucinante e non ha un minimo senso. Questa disparità per che cosa alla fine? Eppure continuiamo a mantenere questo tipo di legge qua, senza arrivare ad un cambiamento effettivo ed è un problema. Adesso si parla di Ius Culturae come alternativa… Io penso che tra Ius soli temperato e Ius Culturae ci possa essere un passo in avanti importante, ma

Io sarei per Ius Soli universale e basta.

Per chi nasce e cresce qua, senza tanti distinzioni. Non capisco quale sia il senso, cultura in che senso? Anche qua come la definiamo la cultura? Anche quello li è un termine complesso. Ripeto il nazionalista dice, “devi sapere l’Inno di Mameli a memoria“, ti deve piacere che ne so …Dant”, ma non ci si può fermare qua. E’ molto più complesso di così.

D. Un’altra domanda. Tu abiti nelle Marche e hai vissuto due episodi molto gravi di cronaca. Uno relativo a Traini, e possiamo dire (anche se non è stato definito così dalla stampa) il primo vero atto di terrorismo in Italia e anche l’omicidio di Emanuel Chidi Namdi. Abbiamo avuto due pesi e due misure per entrambi i fatti di cronaca gravissimi. Abbiamo oggi l’omicida di Emanuel libero, ha scontato pochissimo tempo in carcere, e Traini salutato quasi come un eroe. Tu hai studiato anche a Macerata, questi episodi hanno cambiato qualcosa oppure è rimasto tutto come prima?

Non è cambiato niente fondamentalmente. La questione di Traini nel 2018 è stata trattata in maniera molto superficiale, si è trattato chiaramente di un attentato di matrice fascista, mentre la cosa è stata buttata in caciara dicendo che gli italiani erano esasperati e di conseguenza addossando comunque sempre la colpa ai migranti che erano lì. E’ mancata proprio un’analisi di quello che è successo e sopratutto i soggetti, che in questo caso erano vittime, sono diventati di nuovo corpi estranei perché nessuno ha parlato più di tanto di chi è stato colpito.
Si è parlato molto di più di Luca Traini, figura si importante nella vicenda, ma non c’è mai stata un’attenzione verso tutte le persone coinvolte, né le conseguenze verso le persone nere di questo atto terrorista e fascista di un livello inaudito. Poi è vero che c’è stata una manifestazione a Macerata bellissima ed importantissima però bisogna chiedersi se c’è mai stata un’analisi serie su quello che è successo. Il fatto che ci siamo dimenticati subito, poiché non se ne parla più di tanto, è un problema. Non c’è mai stata un’analisi su quello che hanno provato le persone nere in Italia e non solo a Macerata. Io quel giorno fortunatamente non ero a Macerata, ma ricordo la preoccupazione di mia madre immaginandomi lì, per me è stato un trauma.
Nessuno si è preoccupato di cosa quell’episodio potesse aver causato dal punto di vista psicologico alle persone nere in quel momento. Stesso discorso si può fare per Emanuel Chidi Namdi: non c’è nessun tipo di attenzione verso questi episodi che cadono velocemente nel dimenticatoio, si semplifica sempre dicendo che l’autore del crimine verso un nero era un pazzo e non si fa nessuna analisi per capire le origini del problema che lo hanno generato. Di fondo in Italia semplicemente manca l’interesse ad analizzare questi episodi, non ci siamo ancora arrivati. Siamo in una fase embrionale nell’analisi del razzismo, qualcosa è nato, una piccola scintilla quando sono accaduti i fatti negli Stati Uniti con George Floyd, ma anche in quel caso si è peccato di sporadicità, dopo le manifestazioni però non c’è stato un seguito. L’episodio di Traini nel 2018 ha colpito tutti ma ce ne siamo dimenticati in fretta.

D. Parlando di Traini hai citato anche gli Stati Uniti, in Italia come dicevi siamo molto indietro nell’analisi del razzismo e nel decostruire i nostri preconcetti rispetto all’Africa e al nostro passato coloniale, secondo te invece negli altri paesi tipo la Francia e gli Stati Uniti a che punto è l’analisi sul razzismo?

Sicuramente il razzismo sistemico è evidente sia negli Stati Uniti che in Francia, la differenza rispetto all’Italia è che ci sono più minoranze etniche numerose quindi c’è un maggior fermento, penso ad esempio all’attivista Assa Traorè sorella di Adama Traorè ucciso dalla polizia in Francia.
Negli Stati Uniti abbiamo una storia di battaglie per la conquista dei diritti civili che hanno una portata storica, quindi abbiamo molte fonti per analizzare il razzismo anche se il razzismo sistemico rimane. La stessa elezione di Obama non ha cambiato molto le cose, nonostante l’elezione di un presidente nero sia stato un fatto importantissimo ma non sufficiente ad abbattere il razzismo sistemico.
Per il libro ho dovuto ripescare i testi di Angela Davis che è una pietra miliare dell’antirazzismo come lo sono Amel Zaazaa e Frantz Fenon. In Italia purtroppo non abbiamo queste figure di riferimento, iniziamo a parlare del razzismo sistemico adesso.
Se è servito il caso di George Floyd per innescare una risposta forte contro il razzismo in Italia vuol dire che prima non ci si era accorti di quello che succedeva qui, abbiamo dovuto guardare oltreoceano per renderci conto del razzismo sistemico in Italia. Queste manifestazioni sono state importantissime ma poi sono finite lì, addirittura l’episodio è diventato un trend “blackout tuesday”, molti influencer che non hanno mai parlato di razzismo in vita loro hanno pubblicato il riquadro nero, ma anche in questo caso è mancato il passaggio successivo per capire le battaglie che ci sono contro la Bossi Fini, per delle politiche migratorie migliori, allo
Ius Solis, tutti temi di cui si è parlato dopo la manifestazione ma non ci si può fermare, bisogna continuare a parlarne ed a protestare.
Il razzismo sistemico c’è in tutti i paesi ma in Italia abbiamo pochissimo materiale da leggere. Mentre in Francia e negli Stati uniti la controparte bianca può leggere ed informarsi, qui abbiamo lo zero assoluto; probabilmente deriva anche dalla mancanza di rappresentanza per esempio nei talk show o nei dibattiti pubblici, spesso chi parla di razzismo ed antirazzismo in Italia è bianco e non si ha una pluralità di voci come in Francia e negli Stati Uniti.
Non credo che in Italia abbiamo bisogno di un movimento dei neri ma di una pluralità di voci che rappresenti i problemi in comune come la Bossi Fini e lo Ius Soli che non riguardano solo gli afro-discendenti ma tantissime etnie presenti in Italia.

Danilo Burattini

Membro della redazione di Melting Pot Europa e dell'Ambasciata dei Diritti delle Marche.

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