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La polizia di frontiera croata accusata di aver aggredito sessualmente una migrante afgana

di Lorenzo Tondo, The Guardian - 7 aprile 2021

Un migrante afgano con telefoni che sarebbero stati rotti dalla polizia dopo che la sua famiglia aveva tentato di entrare in Croazia nei pressi di Bosanska Bojna. Foto: Elvis Barukcic/AFP/Getty

Una donna afgana sarebbe stata violentata, minacciata con un coltello e costretta a spogliarsi nuda da un agente della polizia di frontiera croata durante la perquisizione di un gruppo di migranti al confine con la Bosnia.

La Commissione Europea l’ha descritto come un “presunto atto criminale grave” e ha esortato le autorità croate “ad indagare a fondo su tutte le accuse e adottare azioni pertinenti”.

Secondo un dossier del Consiglio Danese per i Rifugiati (DRC), l’episodio è avvenuto nella notte del 15 febbraio, in territorio croato, a pochi chilometri dalla città bosniaca di Velika Kladuša.

Nel report, visto dal Guardian, la donna ha dichiarato di aver provato ad attraversare il confine con un gruppo di altre quattro persone, tra cui due bambini, e di essere stati fermati da un agente che avrebbe puntato un fucile contro di loro. Gli afgani hanno fatta richiesta d’asilo. Tuttavia, secondo i testimoni, uno degli ufficiali ha strappato i documenti mettendosi a ridere.

Ci ha insultato, ha schiaffeggiato l’anziano che era con noi e i bambini, e ci ha detto di svuotare le tasche e mostrargli le nostre borse,” ha riferito la donna. “Poi mi ha preso da parte e ha iniziato a perquisirmi,” ha detto. “Ho ripetuto che non doveva toccarmi. Lui mi ha chiesto perchè. Gli ho detto perchè sono una donna e una musulmana ed è haram [ndt. “proibito”]. L’ufficiale mi ha dato uno schiaffo sulla testa e mi ha detto: “Se sei una musulmana perchè sei venuta in Croazia, perchè non sei rimasta in Bosnia con i musulmani?
L’ufficiale le avrebbe poi tolto l’hijab e la giacca.

Dopo avermi tolto la giacca, ha iniziato a toccarmi il seno ed ho cominciato a piangere,” ha raccontato la donna. “Ho dato all’agente di polizia 50 euro che avevo in tasca, sperando che avrebbe smesso di toccarmi. L’agente mi ha ordinato di togliere tutte le mie maglie ed ho rifiutato. Ha continuato a toccarmi il seno e dietro ed ho pianto tanto. Mi ha detto di smettere di piangere mentre gesticolava che mi avrebbe strangolato se avessi continuato. Avevo paura, ma ho smesso di piangere.

Pochi minuti dopo è arrivato un furgone della polizia e ai migranti è stato ordinato di salire a bordo e hanno viaggiato per circa venti minuti prima che gli venisse detto di scendere.

Un agente ha chiesto di nuovo alla donna di spogliarsi.

Ho rifiutato e sono stata schiaffeggiata con forza e mi è stato detto: ‘spogliati nuda‘”, ha raccontato. “Indossavo sei t-shirt e tre paia di pantaloni. Ho tolto tutto tranne una maglietta e un paio di pantaloni e mi sono coperta con una coperta. Un agente si è avvicinato e ha iniziato a toccarmi sopra la coperta. Ha sentito i miei vestiti e mi ha dato uno schiaffo, dicendo che dovevo togliere tutto, anche la biancheria intima. L’agente ha iniziato a perquisirmi e a toccarmi mentre ero nuda. Poi mi ha chiesto se lo amavo. Mi ha detto: “Ti amo, tu mi ami? Vuoi che ti porti da qualche parte per stare con me?”.

Ero spaventata e in lacrime. Ha chiesto di portarmi nella foresta e mi ha chiesto se capivo cosa volesse dire. Gli ho fatto segno che non capivo. L’ho fatto. Allora l’agente mi ha afferrato la spalla e mi ha spinto verso un altro agente. Entrambi avevano delle torce sulla fronte e non riuscivo a vedere bene. L’agente che mi aveva toccato ha tirato fuori un coltello e me l’ha puntato alla gola. Mi ha detto che se avessi mai detto qualcosa a qualcuno mi avrebbe uccisa e, se fossi mai tornata in Croazia, sarei andata incontro alla mia fine, nella foresta, sotto di lui.

L’ufficiale avrebbe colpito ancora la donna e gli altri membri del gruppo su viso, testa e gambe. Poi gli agenti avrebbero ordinato loro di camminare verso la Bosnia.

La testimonianza è davvero scioccante,” ha dichiarato Charlotte Slente, segretaria generale del DRC. “Nonostante il minor numero di respingimenti registrati dal DRC nel 2021, gli schemi delle violenze e degli abusi riportati al confine tra Croazia e Bosnia-Erzegovina restano gli stessi.

Ancora una volta ciò sottolinea l’urgente necessità di indagini sistematiche su queste segnalazioni,” ha aggiunto Slente. “Nonostante l’impegno della Commissione Europea con le autorità croate negli ultimi mesi, non abbiamo visto praticamente alcun progresso, né sulle indagini sui report, né sullo sviluppo di meccanismi indipendenti di monitoraggio delle frontiere, per evitare le violenze ai confini esterni dell’UE. È davvero il momento di trasformare la retorica in realtà – e assicurare che venga istituito un monitoraggio dei confini davvero indipendente per impedire questi abusi e far sì che indagini credibili e trasparenti possano effettivamente chiamare gli autori di violenze e abusi a rispondere delle loro azioni.

La Commissione Europea ha dichiarato di aspettarsi che le autorità croate indaghino a fondo su tutte le accuse e che adottino azioni pertinenti.

Siamo in contatto con le autorità croate, che si sono impegnate ad indagare sulle accuse di maltrattamenti sui loro confini esterni, a monitorare la situazione da vicino e tenere la Commissione informata sui progressi fatti. La Commissione le assiste in questo compito, finanziando un meccanismo di monitoraggio indipendente, implementato dalla Croazia con il coinvolgimento di diversi stakeholders, come ONG e organizzazioni internazionali.


Secondo il DRC, da maggio 2019 quasi 24.000 migranti sono stati respinti illegalmente in Bosnia – 547 tra gennaio e febbraio 2021.

Centinaia di migranti percorrono quotidianamente i sentieri innevati della rotta balcanica, nel tentativo di raggiungere l’Europa centrale. La maggioranza di questi vengono fermati dalla polizia croata, perquisiti, spesso probabilmente derubati e, a volte violentemente, respinti in Bosnia, dove per mesi migliaia di richiedenti asilo sono rimasti bloccati a temperature gelide.

Il Border Violence Monitoring Network ha dichiarato che dozzine di donne e ragazze hanno riferito di essere state “perquisite ovunque” da agenti della polizia croata maschi.

In risposta, il ministro dell’interno croato ha detto che la polizia avrebbe indagato sulle accuse, ma che nei controlli preliminari non sono stati registrati contatti con “donne appartenenti alla popolazione di migranti illegali” nel giorno in questione.

Ha aggiunto: “Con il suo atto di umanità di salvare le vite di centinaia di migranti tirandoli fuori da campi minati, burroni, salvandoli dall’annegamento, trasportandoli per miglia attraverso tempeste di neve, la polizia croata ha dimostrato non solo un approccio organizzato e professionale nella protezione dei confini dello stato della Repubblica di Croazia e delle frontiere esterne dell’UE, ma, soprattutto, dedizione e umanità.

“La costante rappresentazione della polizia croata come un gruppo disumano e brutale incline a rapine e abusi su migranti clandestini è diventata ormai un luogo comune senza una sola prova.

Per raggiungere il loro obiettivo, i migranti sono disposti a ricorrere ad ogni mezzo e anche a rischiare consapevolmente le loro vite e quelle dei loro famigliari, sapendo che la polizia croata li salverà quando si troveranno in un tale pericolo. Inoltre, se la polizia croata impedisce loro di entrare illegalmente, questi sono pronti ad accusare ingiustamente quella stessa polizia di abusi e di negare loro l’accesso al sistema di protezione internazionale.

“Dopo essersi feriti accidentalmente o in scontri fisici tra di loro, i migranti dicono sempre che a colpirli è stata la polizia del Paese in cui desiderano entrare.”

Nel Regno Unito, Rape Crisis (rapecrisis.org.uk), un’organizzazione nazionale che offre supporto e consulenza alle persone colpite da stupro e abusi sessuali, può essere contattata allo 0808 802 9999. Una lista di numeri di organizzazioni in altri Paesi può essere trovata qui.