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I paesi europei dovrebbero cessare immediatamente tutte le deportazioni in Afghanistan

L'appello di 30 organizzazioni: “Nel paese la loro vita è a rischio”

Traduzione di Linda Bergamo

Dichiarazione congiunta delle ONG

Noi, come ONG, organizzazioni di rifugiati e membri della diaspora afgana in Europa, siamo profondamente preoccupati per l’aumento del conflitto e della violenza in Afghanistan. A causa del peggioramento della situazione per quanto riguarda la sicurezza, invitiamo tutti i paesi europei a fermare le deportazioni verso Afghanistan, a garantire l’accesso alla protezione per gli afghani sul proprio territorio e concentrarsi sulle misure per prevenire un’ulteriore escalation di violenza all’interno dell’Afghanistan.

La situazione della sicurezza in Afghanistan non consente il ritorno delle persone nel paese senza mettere a rischio la loro vita. Dopo due decenni, la presenza militare internazionale guidata dagli Stati Uniti in Afghanistan terminerà ufficialmente nel settembre 2021. I Paesi europei e della NATO stanno ritirando le loro truppe dall’Afghanistan in un momento in cui la situazione della sicurezza è spaventosa. Pesanti combattimenti continuano in tutto il paese e i combattenti talebani hanno preso il controllo di molti quartieri. Più del 50% del territorio dell’Afghanistan è ora conteso o sotto il controllo dei talebani.

In risposta al ritiro delle truppe statunitensi e della NATO dall’Afghanistan, la già terribile situazione della sicurezza in tutto il paese si sta ulteriormente deteriorando, con un alto livello di violenza contro i civili, comprese uccisioni mirate di attivisti della società civile e giornalisti in Afghanistan. Secondo un recente rapporto della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA), il numero totale delle vittime nel primo trimestre del 2021 è stato di 1.783 (573 morti e 1210 feriti), con un aumento del 29% rispetto allo stesso periodo del 2020. Il rapporto mostra in modo sconvolgente un aumento significativo del numero di vittime tra le donne e bambini rispetto al primo trimestre del 2020.

Secondo la Protezione Civile Europea e operazioni di Aiuto Umanitario (ECHO), la siccità primaverile e il ritiro delle truppe internazionali potrebbero portare il numero di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria a 18,5 milioni. L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) stima che 500.000 persone sarebbero state sfollate con la forza a causa dei conflitti nel 2021. Secondo l’OIM, nel periodo compreso tra gennaio 2021 e luglio 2021 si sono verificati 627.979 ritorni, comprese le deportazioni solo dall’Iran e dal Pakistan. La pandemia di Covid-19 ulteriormente aggravato la situazione.

In una lettera inviata alla delegazione dell’UE e alle ambasciate europee in Afghanistan, il governo dell’Afghanistan ha informato l’UE e i governi europei sulla decisione del Ministero dei Rifugiati e del Rimpatrio (MoRR) di interrompere l’accettazione delle deportazioni verso l’Afghanistan fino all’8 ottobre 2021 a causa di problemi di sicurezza e dell’impatto del Covid-19 sul settore sanitario e sull’ economia. Diversi paesi europei rispettano la richiesta del governo afghano e hanno cessato le attività di deportazione verso l’Afghanistan, mentre altri paesi europei spingono per continuare le deportazioni nel paese devastato dalla guerra.

Il peggioramento della situazione della sicurezza nel Paese accresce ulteriormente le nostre preoccupazioni sulla sorte delle persone che vengono rimpatriate. In questo momento cruciale per l’Afghanistan, i paesi europei dovrebbe concentrarsi sulla prevenzione di un’ulteriore escalation di atrocità e violenza e rimanere solidali con l’Afghanistan e il suo popolo fornendo protezione agli afghani in Europa, e attraverso il sostegno a un processo di pace intra-afghano che tenga conto dei risultati ottenuti negli ultimi 20 anni, in particolare i progressi nell’ambito dei diritti delle donne e delle minoranze.

Chiediamo quindi:

– Che i paesi europei cessino immediatamente le deportazioni in Afghanistan a causa della situazione della sicurezza e i problemi che i rimpatriati affrontano nel paese.
– Alla Commissione Europea di raccomandare ai suoi Stati membri un’immediata sospensione delle deportazioni in Afghanistan in risposta alla lettera inviata alla delegazione dell’UE in Afghanistan.
– Che Frontex sospenda il coordinamento dei voli charter per le operazioni di rimpatrio in Afghanistan.
– Che gli Uffici per l’immigrazione e tribunali nei paesi europei garantiscano di aggiornare le informazioni sul paese, informazioni che vengono utilizzate nei processi di asilo e di rimpatrio, in considerazione dei recenti sviluppi della situazione di sicurezza in Afghanistan.
– Che i paesi europei dovrebbero riesaminino tutte le decisioni negative per l’asilo dei richiedenti afgani ancora presenti nei paesi europei, alla luce dell’attuale situazione in Afghanistan e dei rischi prevedibili di future persecuzioni identificati a seguito della situazione odierna.
– Che i Paesi europei si astengano dall’applicare il concetto di Protezione Interna Alternativa (IPA) in Afghanistan in quanto non esiste un’area o una città sicura nel paese.
-Che l’UE utilizzi tutta la sua influenza per prevenire nuovi crimini di guerra a seguito del ritiro delle truppe internazionali e che porti avanti delle proposte per impedire un’ulteriore escalation dei conflitti.
– Che l’UE non sia un semplice osservatore del deterioramento della situazione in Afghanistan; come uno dei principali attori dello sviluppo e donatore umanitario nel paese, la sua priorità dovrebbe essere quello di proteggere i successi degli ultimi 20 anni, in particolare i diritti delle donne e delle minoranze sostenendo un processo di pace inclusivo.
– Che L’UE e i paesi europei ammettano il proprio personale locale, comprese le famiglie, in Europa senza indugio e accordino loro uno status di protezione poiché le loro vite saranno in pericolo in seguito al ritiro delle truppe internazionali dal paese.
– Che i paesi europei aumentino i posti di reinsediamento per i rifugiati afghani vulnerabili in Iran e Pakistan.

La dichiarazione in inglese (clicca qui)