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“Salviamo la sanatoria 2020”, le proposte di Ero straniero

Terzo aggiornamento della campagna: solo 38.000 persone hanno concluso l’intero iter con il rilascio di un vero e proprio permesso di soggiorno

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Le procedure di regolarizzazione / emersione del 2020 che hanno coinvolto circa 220 mila cittadini e cittadine senza titolo di soggiorno e con permessi di soggiorno “precari” sono per la gran maggior parte ancora bloccate. E’ il quadro che emerge dal terzo approfondimento sul tema illustrato ieri, alla Camera dei deputati, dalla campagna Ero straniero * che sta seguendo con grande attenzione e preoccupazione l’attuazione della regolarizzazione straordinaria prevista dal governo nel maggio 2020. Ritardi e tempi estremamente lunghi denunciati in più occasioni anche nelle piazze che in questi mesi si sono mobilitate, e che stanno determinando gravi situazioni di precarietà e una serie di ripercussioni sulle persone che da oltre un anno, in alcuni casi 16 mesi, sono in attesa del rilascio del permesso di soggiorno.

Dai dati illustrati alla Camera che sono risalenti alla fine di ottobre scorso 1, emerge che poco più di un terzo delle pratiche è stato finalizzato finora da parte delle prefetture e sono solo 38.000 circa i permessi di soggiorno rilasciati dalle questure a procedimento ultimato.

Dati di Ero Straniero

Questo dato, è bene specificare, si riferisce alle persone che hanno in mano il permesso rilasciato dalla Questura e quindi hanno terminato tutta la procedura. In agosto il ministero dell’interno 2 aveva gestito dei dati non specificando il numero esatto dei procedimenti ultimati. E’ stato infatti riportato che erano stati rilasciati 60 mila permessi di soggiorno, ma il dato posto così risultava fuorviante poiché le persone si trovano tecnicamente con in mano solo un tagliandino e non con il vero e proprio permesso.
«L’esame della pratica con esito positivo – viene specificato nel dossier di Ero straniero – si conclude con la convocazione in prefettura di datore di lavoro e lavoratore per la firma del contratto di soggiorno in vista del successivo rilascio del documento da parte delle questure. Dai dati relativi alle prefetture risulta che al 27 ottobre le pratiche che sono state esaminate e finalizzate in tutt’Italia sono 78.897 (di cui 71.190 sono permessi di soggiorno per lavoro e 7.707 sono permessi per attesa occupazione), sempre sul totale di 207.452 domande presentate, quindi circa un terzo (il 38%)».

Tornando ai dati attuali, è ancora critica la situazione in alcune grandi città: a Milano, delle 25.900 domande ricevute per lavoro domestico, sono in via di rilascio solo 2.551 permessi di soggiorno. A Roma su 17.371 domande, solamente 1.242.
Non dissimili, in proporzione, i dati di alcune città di provincia: ad esempio a Caserta su 3.709 domande presentate i permessi rilasciati sono 615; a Firenze su 4.351 i permessi sono 1.636, Verona 3.084 – 1.491, Treviso 2.173 – 1.020, Salerno 3.737 – 592.

Un ritardo ancor più grave se messo in relazione con le ragioni per cui è nato il provvedimento e alla situazione di emergenza vissuta nel Paese, non solo a livello sanitario. Come sottolineato nell’ultimo rapporto della Fondazione Moressa 3, ripreso anche da Melting Pot pochi giorni fa 4, su 456 mila posti di lavoro persi nel 2020 a causa dell’emergenza Covid, il 35% ha riguardato cittadini stranieri.
«In particolare, le donne sono state più colpite degli uomini a causa di una maggiore precarietà dei contratti – hanno dichiarato i promotori di Ero straniero -. Anche alla luce di queste evidenze, sarebbe stato necessario consentire nel minor tempo possibile l’emersione dal lavoro nero e il rientro nell’economia legale delle decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori che hanno aderito alla sanatoria. Ma ciò non è successo».

Le testimonianze raccolte dalla campagna da persone in emersione, datori di lavoro, personale impiegato nelle prefetture, operatori di sportelli legali e patronati, dipingono un quadro sempre più allarmante con conseguenze pesanti che riguardano, da un lato, la vita delle persone in attesa; dall’altro, le criticità emerse nello svolgersi dei procedimenti.

«Tuttavia, la situazione dei ritardi negli uffici potrebbe ulteriormente peggiorare – hanno affermato in conferenza -. I lievi progressi registrati negli ultimi mesi, infatti, sono dovuti all’attività del personale interinale assunto nelle prefetture proprio in vista del carico di lavoro dovuto alla regolarizzazione. Tale personale, tra un mese, non ci sarà più: il 31 dicembre finisce la proroga dei contratti presso il ministero dell’interno e, salvo interventi legislativi in tempi brevissimi, si va verso lo stallo definitivo della regolarizzazione. Per scongiurare tale scenario e porre fine ad alcune storture emerse nella procedura, la campagna Ero straniero ha elaborato alcuni emendamenti alla legge di bilancio, che verranno presentati in Senato da senatrici e senatori di gruppi parlamentari diversi (tra cui Bonino, De Petris, Errani, Nannicini)».

Gli emendamenti proposti per “salvare la sanatoria”

Due degli emendamenti sono pensati come interventi a breve termine, necessari a “salvare la sanatoria”. Il primo prevede l’autorizzazione a stanziare le risorse necessarie a prorogare almeno per il 2022 i contratti degli interinali già assunti consentendo così di definire le pratiche nelle prefetture e tamponare il perenne sotto organico di tali uffici. Il secondo garantisce la prosecuzione dei procedimenti in corso consentendo alle persone in attesa, di superare gli ostacoli burocratici emersi a causa del protrarsi dei tempi dell’esame delle domande e ottenere finalmente il permesso di soggiorno.

«Vi è poi un emendamento più strutturale con cui si propone di mettere fine al sistema illogico delle sanatorie, introducendo un percorso sempre accessibile per uscire dall’irregolarità e rientrare nell’economia legale, e che produrrebbe entrate, nuove e stabili, per lo Stato», hanno concluso i promotori di Ero straniero, definendolo vantaggioso per tutti.
«Si riprende l’art.103 del decreto “Rilancio”, con i due canali di accesso alla regolarizzazione che diventano permanenti e non legati a una finestra temporale né limitati a determinati settori. Requisiti per accedere alla misura sono il lavoro e la presenza in Italia da almeno 180 giorni. Ciascuna persona assunta garantirebbe delle entrate fisse nel tempo con il versamento stabile di contributi. Un’analisi del centro studi INPS del giugno 2020 stimava che per la regolarizzazione 2020 sarebbero state presentate circa 160 mila domande e che l’emersione dei rapporti di lavoro avrebbe fatto registrare oltre 1 miliardo di retribuzione lorda, 265 milioni di contributi sociali, prima non versati, assieme a 225 milioni di imposte dirette (Irpef e addizionali locali). Si ricorda, inoltre, che il valore aggiunto prodotto dagli occupati stranieri nel 2020 è stato pari a 134,4 miliardi di euro, il 9% del PIL italiano; sempre nel 2020 gli oltre 2 milioni di occupati stranieri hanno dichiarato un reddito di 30,3 miliardi di euro e versato 4 miliardi di Irpef 5».


* Ero straniero è promossa da: Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Oxfam Italia, ActionAid Italia, ACLI, Legambiente Onlus, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, AOI, con il sostegno di numerosi sindaci e decine di organizzazioni.

  1. I dati sono stati ottenuti attraverso una serie di accessi agli atti rivolti al ministero dell’interno e consultabili, insieme al dossier di approfondimento, sul sito della campagna: https://erostraniero.radicali.it/
  2. https://www.meltingpot.org/Regolarizzazione-rilasciati-circa-60-000-permessi-di.html
  3. http://www.fondazioneleonemoressa.org/2021/10/15/rapporto-2021-sulleconomia-dellimmigrazione/
  4. /Conseguenze-della-pandemia-piu-gravi-per-i-lavoratori.html
  5. Vedi i dati del rapporto della Fondazione Moressa

Redazione

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Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org