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Frontiere “intelligenti” e sorveglianza dei rifugiati

red pepper - 1 dicembre 2021

Telecamere di sorveglianza lungo la recinzione di confine Messico-USA nel Texas meridionale, 2013 (Fonte: Donna Burton)

I governi di tutto il mondo stanno rafforzando i loro confini attraverso la tecnologia di sorveglianza. Questi sistemi invasivi e disumanizzanti vengono usati solo per negare l’asilo ai rifugiati, sostiene Emre Eren Korkmaz*.

La trasformazione digitale del nostro mondo ha avuto un impatto su tutte le aree della nostra vita, e la migrazione non fa eccezione. Le piattaforme di social media e le app di mappe o traduzione su smartphone forniscono ai migranti e ai rifugiati strumenti utili che li aiutano a prendere la decisione di migrare e a costruirsi una nuova vita nelle società ospitanti. I caricabatterie per i cellulari sono un bisogno importante in molti campi profughi e, una volta attraversato un confine, i rifugiati cercano sim card e caricabatterie oltre a cibo e acqua, in modo da poter comunicare con i loro cari, accedere alle loro reti e ricevere informazioni importanti.

Tuttavia, queste soluzioni tecnologiche possono anche creare ulteriori problemi per i gruppi a rischio. Queste app non sono state sviluppate tenendo conto delle caratteristiche uniche di migranti e rifugiati o nel rispetto dei principi umanitari. Visto che il modello di business di queste compagnie dipende dalla fornitura di annunci personalizzati sulla base dei dati raccolti, esse possono funzionare come piattaforme per una manipolazione politica e commerciale che ha come obiettivo i migranti e i rifugiati. Possono anche rendere più facile agli stati e alle aziende monitorare, indirizzare, manipolare e prevenire i movimenti migratori.

Controllo del movimento

Negli ultimi anni, l’Unione europea e i governi di Stati Uniti, Canada e Regno Unito hanno investito in “soluzioni innovative e tecnologiche” per gestire i movimenti migratori. Queste “soluzioni” sono, in pratica, tecnologie di sorveglianza che prendono migranti e rifugiati come “soggetti di prova” per migliorare la militarizzazione e la securizzazione della gestione delle frontiere. L’analisi dei big data (ad esempio, i dati dei telefoni cellulari e dei social media) vari sensori e droni e algoritmi di intelligenza artificiale sono tra alcune di queste “soluzioni” innovative e tecnologiche.

Io sfido l’ipotesi che questa tecnologia sia vantaggiosa perché molti strumenti del capitalismo della sorveglianza che colpisce tutti i settori della società vengono prima testati sui migranti. Le frontiere intelligenti sono un risultato particolarmente visibile dell’analisi dei big data utilizzata dagli Stati, e finora il loro impatto è stato profondamente negativo. Eppure i confini intelligenti sono la manifestazione dell’aspettativa che l’analisi dei dati sui rifugiati aiuterebbe i governi a fare i preparativi “necessari” (!) per il loro arrivo.

Ad esempio, le tecnologie di frontiera intelligenti utilizzate dagli Stati Uniti al confine con il Messico e dall’UE nel Mediterraneo si basano sull’analisi dei dati provenienti da veicoli aerei senza equipaggio (droni), satelliti, telecamere e sensori posizionati al confine, nonché da telefoni cellulari e social media. L’obiettivo è fermare i migranti prima che arrivino alla frontiera e chiedano asilo. Un esempio particolarmente spregevole di ciò è la pratica di spingere i migranti nelle parti più pericolose del Messico, e nel caso dell’Unione Europea, di incoraggiare il passaggio nei momenti peggiori e attraverso i tratti più pericolosi del Mediterraneo, così che le persone muoiano prima di raggiungere il confine, tutto ciò nella vana speranza di indurre i futuri migranti a non intraprendere lo stesso viaggio.

La morte di decine di rifugiati lungo il confine tra Bielorussia e Polonia e nel Canale della Manica durante il mese di novembre sono gli ultimi esempi di negazione del diritto delle persone di chiedere asilo tramite il rafforzamento delle frontiere fisiche e virtuali. Come ha evidenziato Priti Patel il 25 novembre scorso, il giorno successivo alla morte di 27 rifugiati nel Canale della Manica, il Regno Unito ha proposto alla Francia “un’offerta tecnologica molto, molto significativa“, e una maggiore presenza della polizia britannica per fermare i movimenti migratori.

Un altro esempio viene dal Canada. Come ha osservato l’ex giornalista della CNBC Jeff Daniels nel 2018, il Canada dal 2014 ha implementato sistemi decisionali automatizzati per elaborare le domande di asilo, uno dei quali è un rilevatore di bugie chiamato AVATAR (Automated Virtual Agent for Truth Assessment in Real-Time). Nel 2017, la Canadian Border Services Agency ha testato l’abilità di AVATAR di automatizzare lo screening, le interviste e la valutazione di credibilità delle persone che avevano attraversato il confine. Sistemi come AVATAR possono creare violazioni serie dei diritti umani e potrebbero causare una intensa pressione psicologica nei richiedenti asilo costretti a dover formulare le loro richieste davanti a una macchina.

Difendere i rifugiati

La tecnologia non ha una volontà propria. Il suo sviluppo e utilizzo è diretto dagli interessi del capitale. Tuttavia, i progressi nel campo delle tecnologie di frontiera inquadrate come operanti libere dai pregiudizi e dalle imperfezioni del processo decisionale umano servono a oscurare questa realtà di base. L’imparzialità di questi sistemi è spesso considerata un dato di fatto. Per questo, per superare questo offuscamento, è necessaria un’analisi che metta in luce gli interessi legati alla governance della migrazione.

Migranti e rifugiati fanno molto affidamento sui social media e sulle applicazioni di telefonia mobile per attraversare i confini ed esprimere solidarietà reciproca, ma qualsiasi agenzia che potrebbe permettersi queste tecnologie è di gran lunga superata dal potere dei governi e delle aziende che implementano tecnologie di sorveglianza per controllare, gestire, manipolare e infine fermare i progressi dei migranti. Dobbiamo quindi resistere attivamente a questa trasformazione del confine.

Tutti noi siamo resi vulnerabili dallo sviluppo di nuove tecnologie, dalla perdita di posti di lavoro dall’automazione o diminuzione della sfera pubblica, eppure possiamo ancora trovare il modo di fare pressione sui governi e sulle aziende. Questo può essere utilizzato come strumento per mostrare solidarietà ai rifugiati. Recentemente, ad esempio, il Joint Council for the Welfare of Immigrants in collaborazione con il gruppo femminista di difesa dei diritti digitali Foxglove ha costretto il Ministero degli Interni a sospendere il suo algoritmo streaming dei visti sulla base del fatto che avrebbe segnato le nazionalità delle persone in base al rischio percepito, rafforzando ulteriormente i pregiudizi in un sistema già razzista. Le persone hanno il diritto di chiedere asilo, non possiamo permettere che una tecnologia invasiva e punitiva lasci che i governi si sottraggano alle loro responsabilità.

Abbiamo bisogno di più dibattiti su questo tema, non solo per dimostrare solidarietà ai rifugiati, ma anche per opporci alle tecniche di sorveglianza oppressiva sulla gestione delle frontiere e della migrazione. La militarizzazione delle frontiere mette anche a rischio la pace e crea condizioni favorevoli per scatenare nuovi conflitti. Gli strumenti di sorveglianza sviluppati per la prima volta sui migranti riguardano tutti noi.

  • Emre Eren Korkmaz è un docente in Lecturer in Migration Studies all’Università di Oxford.