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Verità e giustizia per Wissem Ben Abdel Latif

La conferenza stampa del Comitato e della famiglia: «E' una morte che non può essere archiviata»

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«Dov’è l’umanità? Dov’è la giustizia?» implora la madre di Wissem. «Dove è quella democrazia di cui in Europa tanto vi vantate? Mio figlio era sano, è partito sano e poi mi hanno telefonato per dirmi che è morto perché era ammalato. Morto legato in un letto come nemmeno un animale».

Quella di Wissem Ben Abdel Latif è una morte che non può essere archiviata. Lo conferma anche in apertura della conferenza stampa il segretario dell’associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, che ha concesso lo spazio per l’incontro, svoltosi sia in presenza che on line. «Un dovere fare chiarezza – ha spiegato il giornalista -. Una cosa del genere non può succedere in una struttura pubblica». 

Ad aprire l’incontro, assieme ai genitori di Wissem in diretta dalla Tunisia, Yasmine Accardo di LasciateCIEntrare, una delle organizzazioni che hanno creato il “Comitato Verità e giustizia per Wissem Ben Abdel Latif“. L’avvocato Francesco Romeo, legale della famiglia, si assume il compito di ricostruire la vicenda che ha portato alla morte del giovane tunisino. Arrivato in Italia il 2 ottobre, viene visitato da una equipe della Croce Rossa che ne accerta lo stato di buona salute fisica e psichica, e il giorno dopo condotto e trattenuto su una nave quarantena per le disposizioni anti-Covid. Quindi, il 13 ottobre, viene trasferito al Centro Per il Rimpatrio di Ponte Galeria dove la psicologa del CPR chiede una perizia psichica. Con una sola seduta, a Wissem vengono diagnosticati disturbi psichici e comincia una pesante terapia farmacologica. «A questo punto, il giovane viene lasciato scivolare inevitabilmente verso la morte» spiega il legale.

Wissem viene prima trasferito all’ospedale Grassi di Ostia dal 23 al 25 novembre, e quindi trasferito al San Camillo di Roma dove il 28 muore. «Per 40 ore al Grassi e per 63 ore al San Camillo il ragazzo è stato legato mani e piedi al letto per ‘stato di necessità’ pure se era stato pesantemente sedato. In questo periodo, non ha mai potuto parlare con un mediatore culturale che parlasse la sua lingua e quindi non aveva mai dato il consenso al trattamento. Ricordiamo che lo ‘stato di necessità’ non è una cura e non può essere protratto per più di qualche ora. Questo è sequestro di persona. Inoltre il giovane è stato alimentato solo una volta». E conclude, «è importante ricostruire la verità perché la verità implica la giustizia. Non esiste giustizia senza verità e viceversa».  

All’incontro, ha partecipato anche la fondazione Franca e Franco Basaglia nella persona della presidente Maria Grazia Giannichedda. «Si tratta purtroppo di una situazione diffusa. In questo momento sono tanti i malati tenuti legati ai letti, nonostante la stessa Cassazione, per non parlare della moderna psichiatria, abbia stabilito che questa pratica non possa certo essere definita una cura quanto, piuttosto, un rimasuglio manicomiale. Lo definirei un vero e proprio atto di guerra. La guerra infatti viene sempre anticipata da politiche di esclusione sociale. La storia di Wissem è la storia di tanti malati, migranti e non, che subiscono violenze ingiustificate. La pace invece, va praticata tutti i giorni e soprattutto chi esercita una professione di cura non dovrebbe mai abbandonarsi ad atti di guerra».

Il senatore Gregorio De Falco ha invece ricordato come, assieme a Yasmine Accardo, abbia tentato ben tre volte di entrare al CPR di Ponte Galeria, senza mai riuscirci, nonostante il suo ruolo di parlamentare. De Falco ha ricordato come nei CPR i cosiddetti “ospiti” siano soggetti di prassi a trattamenti farmacologici pesanti ed ha richiamato la stampa italiana, colpevole di trascurare episodi come questo che riguardano la stessa tenuta democratica del Paese. «Una vicenda del genere non può essere trascurata o, peggio ancora, tenuta nascosta. Un giovane è stato tenuto sedato e legato, e poi abbandonato. Questa non è solo una violazione dei diritti umani ma un crimine contro ciascuno di noi». 

Conclude Majdi Karbai, deputato del parlamento tunisino eletto in Italia nella circoscrizione esteri, coinvolto dalla famiglia appena ricevuta la notizia della morte del figlio dal consolato tunisino, e che insieme al senatore De Falco e a LasciateCIEntrare ha tentato di accedere al CPR. «Non possiamo dimenticare Wissem, la sua storia deve essere ricordata perché ancora oggi ci sono giovani che muoiono legati ad un letto. Bisogna raccontarla per chiedere che giustizia venga fatta».

La registrazione della conferenza stampa

Riccardo Bottazzo

Sono un giornalista professionista.
La mia formazione scientifica mi ha portato a occuparmi di ambiente e, da qui, a questioni sociali che alla difesa del territorio sono intrinsecamente legate come le migrazioni. Su questi temi ho pubblicato una decina di libri. Attualmente collaboro a varie testate cartacee e on line come Il Manifesto, Global Project, FrontiereNews e altro.
Per Melting Pot curo la  rubrica Voci dal Sud.