Centro Astalli e Unicef: due rapporti per leggere il 2021

Una fotografia delle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati arrivati in Italia e del loro percorso di accoglienza

Photo credit: Unicef

Migliaia di morti in mare tra cui molti bambini, incremento dei flussi migratori, luci e ombre nell’accoglienza e nei percorsi di inclusione sociale. Sono gli argomenti principali dei due rapporti pubblicati negli ultimi giorni e riferiti al 2021 che fotografano le condizioni di richiedenti asilo e rifugiati arrivati in Italia e del loro percorso di accoglienza.

Si tratta del Rapporto annuale del Centro Astalli e del Rapporto annuale di Unicef, programma bambini e adolescenti migranti in Italia.

Il primo, pubblicato in un’edizione rinnovata in occasione dei 40 anni di attività del Centro Astalli, offre un resoconto dei progetti e dei percorsi di inserimento sociale attivati dall’ente nelle diverse sedi1. Al tempo stesso è uno strumento utile per capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per chiedere asilo e quali difficoltà incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o ai percorsi di integrazione.

Nel 2021 rispetto l’anno precedente, segnato però dalla pandemia e in generale da una mobilità umana ridotta, gli arrivi sono raddoppiati: 67.040 rispetto i 34.154 del 2020. I minori stranieri non accompagnati sono stati 9.478, a fronte dei 4.687 del 2020. I morti nel Mediterraneo sono una costante e una vergogna inaccettabile: dal 2014, 24.600 migranti hanno perso la vita.
Nel 2021 le persone disperse in mare sono state 1.553 di cui almeno 44 minori. Al 31 dicembre 2021, i dati riportano 78.000 richiedenti asilo e titolari di protezione registrati nel sistema di accoglienza.

«Il 2021 doveva essere l’anno della ripresa, dell’uscita dalla pandemia con una nuova visione del mondo che avesse al centro la cura della casa comune e l’impegno per il futuro delle nuove generazioni. Invece il coronavirus ha continuato a influenzare le nostre vite e ha pesato in modo sostanziale sulla vita di richiedenti asilo e rifugiati», scrive Astalli che denuncia come «le politiche migratorie europee hanno ancora bloccato e respinto i migranti alle frontiere e gli accordi di esternalizzazione con Paesi come Libia e Turchia hanno esposto migliaia di migranti a violenze e persecuzioni».

«Frontiere chiuse, politiche discriminatorie ed escludenti, crisi umanitarie, come quella afgana, dimenticate troppo velocemente, hanno alimentato la retorica dell’emergenza e del “non possiamo accoglierli tutti”. Una retorica che si diffonde velocemente ma che non è supportata da dati oggettivi. In Italia nei primi tre mesi del 2022 sono stati accolti 72mila profughi in fuga dalla guerra in Ucraina, più delle persone arrivate via mare in tutto il 2021.
Abbiamo sperimentato generosità e solidarietà da tanta parte della società civile ma abbiamo dovuto anche sentire chi distingue tra rifugiati di serie A e di serie B, toccando ancora una volta livelli di aberrazione che avremmo francamente evitato», prosegue la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.

Il rapporto sottolinea che sono aumentate anche le persone seguite che hanno subito torture, violenza di genere o abusi. Le vittime di tortura sono in prevalenza uomini ma con una percentuale di donne in aumento (il 32% del totale), provenienti soprattutto da Nigeria, Senegal ed Eritrea. 

Aumenta nel contempo il disagio di queste persone, soprattutto di coloro che hanno vissuto la detenzione nei centri in Libia che coincide con abusi e violenze di vario tipo. A questo gruppo si sono aggiunti i migranti che sono riusciti ad arrivare in Italia passando dai Balcani e che raccontano di percosse e violenze da parte di forze dell’ordine nel tentativo di respingerli.

Focus minori

Si sofferma invece sui minori stranieri non accompagnati (MSNA) il Rapporto annuale di Unicef che nel corso del 2021 ha raggiunto oltre 7.000 bambini e adolescenti rifugiati e migranti con il programma in Italia.

Oltre alle attività di informazione e degli interventi effettuati dall’organizzazione, dal rapporto emergono molti dati utili per capire il fenomeno e alcune indicazioni su come migliorare il sistema di accoglienza e inclusione sociale dei minori.

Nel 2021 l’arrivo di minori ha rappresentato il 19%, di cui circa 9.500 sono MSNA, oltre il doppio dell’anno precedente. Delle 78.000 persone accolte nel sistema di accoglienza, 12mila sono MSNA: tra questi ultimi, il 2,7% sono ragazze e bambine.

«A queste cifre – spiega Unicef – bisogna aggiungere un numero imprecisato di persone al di fuori del sistema di accoglienza e di fatto invisibili ai servizi di protezione e tutela dei diritti. Si stima infatti che il 35% dei MSNA sia irreperibile al sistema di accoglienza. In particolare, le minorenni straniere non accompagnate, a causa delle loro modalità di viaggio e vulnerabilità specifiche, spesso non vengono identificate e, di conseguenza, sono scarsamente rappresentate all’interno delle statistiche ufficiali, con ripercussioni sul loro accesso a meccanismi di supporto e protezione».

«Sebbene il contesto italiano disponga di un solido quadro legale per la tutela dei MSNA, l’elevata decentralizzazione territoriale crea spesso disparità nella qualità dei servizi e delle azioni di tutela, nonché nel livello di preparazione degli operatori a loro supporto – disparità che risultano ulteriormente inasprite dalla pandemia. Al momento degli arrivi, i MSNA sono ospitati in strutture di accoglienza riorganizzate per il periodo di quarantena obbligatoria. In tali contesti, è necessario garantire standard minimi di accesso ai servizi essenziali, nonché evitare che i MSNA si trovino in strutture miste per età e genere, in cui sono maggiori i rischi di esposizione a violenza, sfruttamento e abuso. In particolare, donne e minori straniere non accompagnate, a causa delle loro specifiche vulnerabilità, affrontano sfide ulteriori connesse al maggior rischio di subire forme di abuso e violenza di genere. È quindi essenziale assicurare servizi adeguati di prevenzione e risposta alla violenza di genere».

L’organizzazione si sofferma inoltre su come l’emergenza da Covid-19 abbia esacerbato le lacune preesistenti dei servizi di salute mentale e supporto psicosociale per MSNA all’interno del sistema di accoglienza, con maggiori rischi di ripercussioni a lungo termine sul loro sviluppo cognitivo e psicofisico. Al tempo stesso indica alcune buone prassi per sopperire ad altre problematicità pregresse.

«È necessario un meccanismo strutturato per l’identificazione del disagio psicologico e il rinvio a servizi appropriati in base all’età, genere e background culturale. La transizione all’età adulta e all’autonomia dei giovani migranti e rifugiati costituisce uno dei fattori-chiave che necessita di strategie mirate per la loro tutela e inclusione socio-economica.

È opportuno potenziare il sistema di tutori volontari, che incontra ancora molte sfide nella sua implementazione, come le misure di accoglienza alternativa, come l’affido familiare e le strutture di tipo familiare o comunitario. Le differenze territoriali si riflettono anche nell’offerta di percorsi formativi e di orientamento professionale per la transizione scuola-lavoro e l’inclusione sociale dei MSNA e giovani migranti e rifugiati. Numerosi sono i fattori che incidono sul tale processo, tra cui le barriere linguistiche, la precaria condizione giuridica, la dispersione scolastica dovuta a repentini trasferimenti e alla sovrapposizione di diverse priorità (autonomia abitativa, ricerca di lavoro, ecc.) in un lasso di tempo limitato prima dei 18 anni.

È quindi necessario applicare un approccio integrato al fine di riconoscere e valorizzare le loro competenze pregresse, garantire la loro partecipazione attiva nei processi decisionali che li riguardano, e sviluppare una risposta formativa e professionale adeguata alle esigenze del nuovo millennio e volta alla loro inclusione sociale e lavorativa», sottolinea Unicef.

  1. Centro Astalli opera in diverse città gestendo sia centri di accoglienza straordinaria (a Trento, Padova, Grumo Nevano -NA) che centri SAI (a Roma, Bologna, Trento, Vicenza, Palermo).