A cura della redazione del Progetto Melting Pot Europa

Intervista a Gianluca Borghi – Assessore alle Politiche sociali della Regione Emilia Romagna

Domanda: Come è avvenuta la scelta della città di Bologna per la presentazione della 1° Prima Convenzione nazionale sul diritto di asilo?

Risposta: Si tratta di una scelta propostaci da Ics, Amnesty International, dal network di organizzazioni non governative che lavorano sui migranti e i diritti. La città di Bologna (amministrata dal centro destra) lo scorso anno fu probabilmente l’unico capoluogo che non attivٍ nessun tipo di progetto nell’ambito del Programma Nazionale Asilo. Tutto sommato una decisione coerente con quanto sta accadendo ora a livello nazionale dopo l’approvazione della nuova legge sull’immigrazione che di fatto indebolisce il tema dei rifugiati. Ricordo che il nostro è uno l’unico paese dell’Unione Europea che non ha ancora una normativa organica sull’asilo. Se possibile, dopo la Bossi Fini, le cose sono peggiorate. Da un lato i tempi di attesa per il riconoscimento dello status di rifugiato sono molto lunghi, in certi casi si sono verificate delle sospensioni delle convocazioni da parte della Commissione centrale di esame. Abbiamo incertezze rispetto ai contributi di prima assistenza erogati dalle Prefetture e molto spesso non si hanno i rinnovi dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. Quello che sta accadendo nel nostro paese (penso agli ultimi sbarchi in Sicilia, purtroppo un esempio molto significativo) è di non porre mai al centro del confronto non tanto politico ma nemmeno istituzionale questa specificità cioè che fra coloro che sbarcano nel nostro paese vi sono in moltissimi casi richiedenti asilo, persone che fuggono da luoghi in cui la situazione per loro è ovviamente insostenibile.

A livello istituzionale sicuramente avremmo potuto fare di più negli anni scorsi ma così non è stato. Oggi, pur in presenza di una nuova normativa che la nostra Regione, ma non sola, ha giudicato a suo tempo inaccettabile e ha tentato di contrastare in tutte le sedi istituzionali, si è creata una situazione che rende sempre più inaccessibile un confronto vero su questo tema. In questo contesto tentare di fare il punto, di riorganizzare una iniziativa politica di istituzioni locali, di Regioni, di associazioni mi pare molto utile. Devo dire che dalle adesioni all’appello che verrà presentato a Bologna il 12 ottobre ripartire dal basso è ipotizzabile, magari a fianco di una iniziativa parlamentare da parte delle forze di opposizione. Almeno il tema noi lo dobbiamo porre. Ma non basta. Ci compete anche a livello locale per le responsabilità delle città e regioni. In questo senso ritengo importante attivare iniziative di accoglienza che possano far fronte, pur in un quadro nazionale negativo, per quanto possibile nel migliore dei modi.