Profughi siriani in Germania: brusco dietro front del governo sulle richieste di asilo

di Eric Maurice, Euobserver

Migrants sleep in Budapest train station, en route to Germany (Photo: Michael Gubi)

Martedì 10 novembre la Germania ha annunciato che applicherà nuovamente quanto previsto dal trattato di Dublino anche nei confronti dei rifugiati siriani.

Questa mossa è tanto una brusca inversione della politica migratoria seguita da agosto quanto un nuovo segnale di tensione all’interno della coalizione guidata da Angela Merkel.

Il Ministro degli Interni ha dichiarato ai media tedeschi che “le autorità stanno applicando Dublino ai migranti indipendentemente dalla nazione di origine e dalla nazione europea di arrivo (ad eccezione della Grecia)”: questo significa che i profughi sono rimandati alla prima nazione di arrivo nell’UE, dove le loro richieste di asilo verranno prese in esame. Ad eccezione della Grecia, dove i servizi di accoglienza e la registrazione sono al collasso e le condizioni di permanenza dei migranti in attesa sono considerate come “al limite della miseria“.

La decisione rappresenterebbe un passo indietro rispetto alla scelta di agosto di sospendere il trattato per i siriani, scelta criticata da alcune capitali dell’Unione perché vista come un incitamento per i migranti a giungere nel continente.

La Germania si aspetta di accogliere tra le 800.000 e il milione di richieste di asilo quest’anno. L’istituto economico federale ha dichiarato che, per il 2015, le spese per vitto, alloggio, istruzione e prestazioni sanitarie per i migranti si aggirerebbero attorno ai 21.1 milioni di euro.

Attualmente non è chiaro quali saranno gli effetti di questa inversione di tendenza, dal momento che il ministro degli interni non ha specificato se comincerà a rimandare i profughi in Austria, Ungheria o Croazia.
Recentemente ha dichiarato che avrebbe preso decisioni differenti a seconda dei casi, valutando se far tornare i migranti nei paesi europei di arrivo possa essere una possibilità realistica.

Possibilità limitate

Questo annuncio è giunto inaspettato per i parlamentari sia della CDU (il partito di Angela Merkel) che per i loro alleati della SPD, così come ha rappresentato una sorpresa per la dirigenza dell’ufficio immigrazione federale.

La nuova presa di posizione sembrerebbe suggerire una spaccatura all’interno del governo, a solo pochi giorni di distanza da quando la CDU, il suo partito satellite bavarese CSU e l’SPD avrebbero trovato un accordo su come gestire il flusso di migranti.

Venerdì 6 novembre il ministro degli interni Thomas de Maiziere ha dichiarato che i siriani potranno godere solo di una protezione secondaria e i ricongiungimenti familiari saranno sospesi sospesi per due anni.
La reale applicazione di questa decisione è stata più tardi smentita dal governo, ma già domenica l’influente ministro delle finanze, Wolfgang Scheuble, ha espresso il proprio supporto per de Maiziere, sostenendo che la Germania dovrebbe cessare la propria politica delle porte aperte.

“Dobbiamo mandare un chiaro messaggio al mondo: siamo molto ben preparati per quanto riguarda aiuti e accoglienza. Abbiamo mostrato cosa siamo in grado di fare. Ma anche le nostre possibilità sono limitate” ha detto in un’intervista all’emittente ARD.

All’inizio di ottobre De Maiziere, sostenitore di una politica più ferma nei confronti dei migranti , è stato privato della responsabilità di coordinare la risposta governativa alla crisi e anche ora sembra prendere iniziative che contraddicono gli orientamenti generali fissati dalla Merkel.

La nuova mossa di De Maiziere su Dublino pone la cancelliera in una posizione scomoda con i suoi alleati socialdemocratici, che hanno criticato le scelte del Ministro degli Interni, come pure con alcune parti del suo stesso partito.

La nuova spaccatura giunge in un momento in cui la CDU è sotto pressione per i movimenti anti-immigrati in Germania: un sondaggio pubblicato dal quotidiano Bild Martedì ha mostrato un nuovo calo di popolarità per la CDU, mentre il partito anti-euro e anti-immigrazione AfD ha raggiunto il 10 per cento di intenzione di voto per la prima volta.”