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I Gilets noirs occupano un negozio Nespresso in centro a Parigi

"L’amico del mio nemico è mio nemico"

Photo credit: Gilets Noirs en lutte

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L’amico del mio nemico è mio nemico

Noi, immigrati/e sans-papiers (senza documenti, NdT), abitanti di foyer, abitanti della strada,
Noi, i Gilet Neri in Lotta e i militanti della CNT-SO (Confederazione nazionale dei lavoratori-Solidarietà operaia, NdT) portiamo avanti una campagna di rabbia e collera.

Noi ci organizziamo contro il razzismo, lo stato e la colonizzazione,
Per una vita che valga la pena di vivere,
Per ottenere documenti e alloggio per tutti/e,
Per la libertà di circolazione e di residenza,
Per l’uguaglianza, la dignità e la giustizia,
I Gilet Neri fanno, e faranno parte, di tutte le lotte che attaccano il potere perché questo potere divide, sfrutta, reprime, uccide.

È una campagna contro la paura e la vergogna. Per attaccare al cuore un sistema razzista che produce sans-papiers e che produce il loro sfruttamento.

Perché siamo dovunque ci sia uno/a straniero/a o un/a immigrato/a che subisce un’ingiustizia, riaffermiamo il nostro coraggio e la nostra determinazione davanti alle menzogne di Elior.

Il 12 giugno, abbiamo occupato la sede di Elior a La Défense, il numero quattro al mondo in ristorazione collettiva, contro lo sfruttamento dei sans-papiers da parte dei padroni.

Noi esigiamo che Elior si ritiri dai centri di detenzione, dai tribunali e dalle prefetture che pulisce e che smetta di far lavorare i sans-papiers contro loro stessi.

Abbiamo fatto negoziati due volte. Su più di 200 Gilet Neri che lavorano per Elior, hanno preso in considerazione 23 dossier per dare solamente 10 CERFA (Certificato di distacco del lavoratore in paesi UE, NdT) e niente si è raggiunto, nemmeno per loro. Durante i negoziati, hanno detto che avrebbero dato un CERFA ma in realtà hanno licenziato 3 compagni. Ci hanno traditi, ci hanno mentito. Noi non vogliamo che si consideri caso per caso, noi vogliamo documenti per tutti/e. Elior ci ha attaccati licenziando i nostri compagni. Attaccheremo con la forza.

Siamo determinati a difenderci. Lavoriamo in condizioni indegne. Bisogna difendere i nostri diritti. Non bisogna scoraggiarsi, gettare la spugna, se vogliamo avere questo foglio di carta. L’obiettivo è questo foglio di carta per tutti/e! Non c’è una formula magica per ottenere i documenti. Ma licenziando loro provano a farci paura mentre sono loro che hanno paura e vogliono spezzare i Gilet Neri.

Faremo perdere loro del denaro, così come loro ci fanno perdere tempo. Non non abbiamo smesso di lottare, noi continuiamo ad attaccare e a batterci fintanto che non otterremo ciò che ci è dovuto.

A partire da oggi, cercheremo e attaccheremo tutti i clienti di Elior, tutti i loro complici. Oggi tocca a Nespresso, domani toccherà a qualcun altro. Ci hanno umiliati, dovranno pagare.

Sono tutti responsabili del sistema che tortura gli/le immigrati/e, lo Stato e la sua polizia, Elior e i suoi clienti come Nespresso.

Il razzismo di Stato dà una sensazione di impunità a Elior e a tutti gli sfruttatori.
Lo Stato rapisce i nostri compagni come Diakité per impedirci di lottare per i nostri diritti. Ma quando tagliano una testa, centinaia ne sorgono al suo posto.
Elior è una società molto grande, ma noi, i Gilet Neri, siamo più grandi.
A forza di colpi, ci daranno quello che vogliamo.

Esigiamo:
– la reintegrazione di tutti i nostro compagni licenziati dalla repressione di Elior;
– la firma di un protocollo di negoziati affinché Elior dia tutti i documenti necessari a tutti i nostri compagni per ottenere documenti;
– la fine immediata della collaborazione di Elior con i luoghi di tortura degli/lle immigrati/e (centri di detenzione, prigioni, commissariati, tribunali, etc).

Siamo solidali con colori i quali e le quali scenderanno in piazza il 5 dicembre per bloccare l’economia francese. Saremo nelle strade con i nostri compagni. Siamo e saremo di tutte le lotte che combattono i padroni e lo Stato.

Solo la lotta paga e libera.
Viva la lotta dei Gilet Neri!
Viva la lotta sindacale!

Sara Corsaro

Sono laureata in Mediazione linguistica e culturale a Siena e poi in Diritti umani all'Università degli Studi di Padova con una tesi su confini e cittadinanza. Sono una volontaria della scuola di italiano autogestita e gratuita "LiberaLaParola" che svolge le sue attività a Padova. "LiberaLaParola" è un progetto dell'Associazione Open Your Borders.
Per Melting Pot traduco dal francese e scrivo.