Come funziona la procedura di richiesta d’asilo nel Regno Unito

di Elena Siniscalco

Photo credit: Together4Bristol

Secondo l’Osservatorio per le Migrazioni dell’Università di Oxford, la pandemia di Covid-19 ha avuto un forte impatto sulle richieste d’asilo e sull’accoglienza nel Regno Unito. Durante il 2020 il numero di richiedenti asilo nel Regno Unito è diminuito del 41% rispetto al 2019. Eppure i numeri rimangono elevati: al 30 di giugno del 2020, 54 mila persone stavano aspettando una risposta alla loro richiesta d’asilo nel Regno Unito. Alla luce di questi dati, e della frequente mancanza di informazione che spesso porta a concezioni errate rispetto al tema della richiesta d’asilo, è fondamentale capire nel concreto come funziona la procedura nel Regno Unito.

Il sito web del governo britannico offre una spiegazione step by step della procedura. Per poter fare richiesta, come del resto negli altri paesi europei, il richiedente deve aver abbandonato il suo paese d’origine e deve dichiararsi impossibilitato a tornarvi per paura di subire persecuzioni. Il governo britannico consiglia di fare domanda per l’asilo subito, all’arrivo nel paese.

Ci sono maggiori probabilità che la richiesta venga rifiutata se si aspetta tempo”, dichiara il sito web del governo. In seguito alla domanda d’asilo, il richiedente viene sottoposto ad un incontro con un funzionario incaricato. Si tratta del cosiddetto screening. In seguito a quest’incontro, l’Home Office decide se prendere la richiesta in considerazione.
In caso affermativo, il richiedente deve sottoporsi ad un colloquio con un altro funzionario.
Il rifiuto o il riconoscimento d’asilo viene comunicato nel giro dei successivi sei mesi.

Il governo avverte che nel caso in cui ci sia bisogno di verificare i documenti, di avere ulteriori colloqui o di controllare le circostanze personali del richiedente, la decisione potrebbe richiedere più di sei mesi. Sono numerosi i casi di richiedenti che non hanno ricevuto risposta per ben più di sei mesi. Il richiedente non ha diritto a lavorare nel Regno Unito finché il governo non ha preso una decisione finale riguardante la sua richiesta d’asilo. Perciò il governo offre dei contributi, il cosiddetto asylum support, e aiuto nell’accesso ad un avvocato che rappresenti il richiedente nel motivare la sua richiesta d’asilo.

La richiesta d’asilo potrebbe non essere presa in considerazione in diversi casi. Il primo è il caso in cui il richiedente provenga da un paese che fa parte dell’Unione Europea. Il secondo è il caso in cui il richiedente abbia raggiunto il Regno Unito attraverso una safe third country. Ciò significa che se il richiedente non ha viaggiato dal paese dal quale fugge al Regno Unito in maniera diretta, ma è passato per un altro paese in cui avrebbe potuto richiedere asilo, il governo del Regno Unito potrebbe non accettare la sua richiesta. Il terzo è il caso in cui il richiedente abbia connessioni in un altro paese dove potrebbe richiedere asilo. Il governo non specifica quali siano le qualifiche necessarie per poter parlare di connessione in questo caso.
Per safe third country il governo britannico intende un paese all’interno del quale il richiedente non sarebbe in pericolo, e dal quale non verrebbe spedito in un altro paese pericoloso.

Per potersi presentare allo screening, il richiedente asilo deve avere alla mano diversi documenti. Come primi, il passaporto e i documenti di viaggio. Qualsiasi altro documento identificativo, come certificati di nascita, di matrimonio o documenti scolastici, può “aiutare con la richiesta”. Il richiedente, se si trova già nel Regno Unito da diverso tempo al momento dello screening, deve fornire documenti relativi all’abitazione in cui alloggia. Se il richiedente vive ospitato temporaneamente da una seconda persona, deve fornire documenti relativi a questo tipo di alloggio.

In seguito allo screening, il richiedente asilo viene identificato attraverso fotografia e impronte digitali. Successivamente, deve sottoporsi al colloquio già menzionato. Durante il colloquio il funzionario incaricato ha la responsabilità di spiegare al richiedente l’intero processo di richiesta d’asilo, e di indicare quali sono i passi successivi durante il periodo di attesa della decisione finale. In caso di necessità è presente anche un traduttore, e su richiesta può essere presente un avvocato. Il richiedente deve utilizzare questo colloquio per spiegare perché ha paura di tornare nel suo paese d’origine, e a quale tipo di persecuzione è stato sottoposto. Il governo avverte che al richiedente “potrebbero venire fatte domande su temi difficili”, ma sottolinea che “è importante spiegare cosa è successo a te e alla tua famiglia”.

Il governo britannico invia quindi al richiedente una asylum registration card (ARC), la carta di registrazione per l’asilo. Il richiedente potrebbe anche ricevere un questionario preliminare, che deve compilare e rinviare all’indirizzo richiesto. Nel caso in cui il governo britannico ritenga che la richiesta d’asilo non debba essere considerata nel Regno Unito, il richiedente potrebbe essere deportato in un third safe country dove la sua richiesta possa essere considerata.

Nel caso in cui il richiedente non abbia un posto in cui stare, potrebbe essere detenuto in un centro di immigrazione. Il richiedente verrà rilasciato se ottiene il permesso di rimanere nel Regno Unito. Se il richiedente non riceve questo permesso, rimarrà nel centro di immigrazione fino alla deportazione in un altro paese.

Solitamente”, sono esentati dalla detenzione i bambini, gli anziani, le famiglie con bambini, le donne in gravidanza, le vittime di traffico, le vittime di tortura che devono però provare di esserlo con “prove indipendenti”, e le persone che non vengono ritenute nelle condizioni fisiche o mentali adatte.

Nel caso in cui il governo decida che la richiesta d’asilo deve essere accettata, il richiedente può ricevere diversi tipi di permesso. Il permesso di rimanere all’interno del Regno Unito come rifugiato permette al richiedente di rimanere nel Regno Unito per 5 anni. Dopo 5 anni, il richiedente può fare richiesta per rimanere all’interno del paese. Un secondo tipo di permesso è quello per questioni umanitarie. Questo permesso viene concesso nel caso in cui il richiedente non venga classificato come rifugiato, ma debba rimanere nel paese per la propria protezione. Anche questo permesso ha la durata di 5 anni.

Se il governo ritiene che il richiedente non abbia ragione di rimanere all’interno del paese, sarà obbligato ad andarsene. Il richiedente può decidere di fare appello contro questa decisione. Nel caso in cui l’appello non abbia successo, o nel caso in cui l’appello non avvenga nel tempo richiesto, il richiedente deve effettivamente lasciare il Regno Unito.

Vedi anche:
Right to Remain Toolkit