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I 25 difficilissimi chilometri che separano Francia e Inghilterra

Reportage da Calais, dove razzismo e violenza sono all'ordine del giorno

Fotografie di Selene Lovecchio.

Calais è conosciuta in tutta la Francia per gli ambienti turbolenti, razzisti e chiusi che la contraddistinguono; un luogo in cui l’educazione alla violenza è normale e all’ordine del giorno. Una volontaria di Mobile Refugee Support (MRS), Manon Djovana, mi racconta di un aneddoto che la scioccò molto.

Circa due mesi fa si trovava a passeggiare per alcune commissioni tra le strade di Calais fin quando non entrò in una farmacia per acquistare ciò di cui aveva bisogno, e in questo luogo ebbe la sfortuna di assistere a una scena di razzismo a dir poco disgustosa: «Ero nella farmacia e un ragazzo, chiaramente un rifugiato per i tratti somatici, il modo in cui era vestito e l’accento con cui parlava in inglese, entrò e chiese alla farmacista alcune informazioni su come raggiungere il Belgio. Le informazioni da lui chieste vertevano su quale bus o treno avrebbe potuto prendere, niente di particolare, aveva i documenti e parlava un inglese pressoché perfetto. La farmacista rispose in modo molto educato e gentile e non appena sentì che il ragazzo chiedeva per lui e a nome di altri cinque suoi amici, lei disse sempre con tono pacato ed educato: “Ah, vai pure a chiamarli così possiamo parlare tutti insieme“. Lui uscì per chiamare i suoi amici, ma riuscì a vedere che la donna prese il telefono per chiamare la polizia, dicendo “ci sono alcuni rifugiati che vogliono andare in Belgio, penso che dobbiate venire“».

Manon mi racconta la sensazione di disgusto provata in quel momento, mi dice che rimase scioccata dal modo in cui con quella falsa gentilezza volle ingannare il ragazzo.
Di aneddoti come questi ce ne sono tanti, purtroppo, ed è interessante notare come tutte le zone di frontiera siano costellate da questo forte razzismo e questa furbizia sempre volta a tendere trappole dalle quali è impossibile liberarsi.

25 chilometri di buio e mare separano la Francia dall’Inghilterra.

Sei seduto sulle spiagge di Calais e l’Inghilterra la vedi, è proprio lì, puoi vedere l’altra terra irraggiungibile. Quando si prova la traversata si hanno più possibilità, la polizia può interrompere il tragitto ancora prima che si arrivi a destinazione, nel mare della Francia, si può incorrere a un periodo di detenzione al termine del quale si deciderà la loro sorte: ritornare in Francia o spedire le persone nel paese di prima entrata. Anche quando si arriva in Inghilterra le persone vengono trattenute intorno ai cinque giorni dalla polizia, durante i quali normalmente non hanno la possibilità di utilizzare il cellulare. Cinque giorni di silenzio.

Sono piccole le barche che utilizzano le persone per “provare”, piccole e malfunzionanti. Immaginate di essere immersi in un inglobante e penetrante nero, un buio che ti toglie il respiro, non sai dove girarti, fatichi a tenere gli occhi aperti, perché non c’è alcuna differenza. Ti viene da strizzare gli occhi per cercare di vedere qualcosa, ma c’è solo oscurità. Immaginate questo nero pece che si attacca ai polmoni e ti fa boccheggiare; immaginate di esservi imbarcati in qualcosa che potrebbe dare alla deriva da un momento all’altro.

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Manon, mi racconta inoltre di aver conosciuto questo giovane ragazzo, sempre sorridente, mi dice di averlo sempre visto scherzoso e allegro. Un giorno, durante un pomeriggio passato al campo con i ragazzi, lo vide diverso, distaccato, quasi sconnesso dalla realtà, gli chiese se andasse tutto bene. Lui le rispose secco: “Ho pensato di stare per morire, la scorsa notte, quando abbiamo provato”.

Racconta di aver aspettato i soccorsi per più di un’ora, di aver aspettato attaccato ad una specie di scoglio, una “sporgenza”; la barca era già lontana, e lui rimase lì, attaccato con tutte le sue forze tra la vita e la morte.

C’è un accordo tra Francia e Inghilterra per i respingimenti marittimi. La Francia “salva” perché obbligata e per riportare le persone indietro. Se l’imbarcazione si trova in acque internazionali inglesi, gli inglesi tante volte mandano soccorsi francesi, o semplicemente cercano di spingere la nave verso le coste francesi, in modo tale che siano loro a “riprenderli” e riportarli al proprio posto.
Questo accordo è stato firmato nel mese di novembre 2020, e prevede per l’appunto “l’aumento significativo del dispiegamento delle forze dell’ordine” e “l’impiego di attrezzature tecnologiche di sorveglianza ad alta definizione”; in cambio le autorità britanniche si impegnano a sostenere economicamente gli sforzi importanti della Francia contro le traversate irregolari. Parliamo degli Accordi bilaterali di Touquet 1 tra i due paesi (Francia e Inghilterra) , siglato nel 2003, che regola il flusso dei migranti con il principale obiettivo di farlo divenire un “non-flusso”, fermando i migranti ancora prima che raggiungano le coste britanniche.
Oltre a questo, vige ancora molta incertezza riguardo alle norme che verranno emanate prossimamente riguardo ai rimpatri o all’eventuale accoglienza dei migranti. La Brexit non ha trattato ancora molti argomenti tra cui l’accoglienza dei minori non accompagnati, motivo per cui vige ancora molta insicurezza su quanto possa migliorare o peggiorare la condizione delle persone in cerca di una terra promessa e le speranze alimentate così fortemente risultano alle nostre orecchie sempre più vane. L’ipotesi più accreditata prevede che l’Inghilterra gestisca i rimpatri nelle terre d’origine dei richiedenti asilo, previo accordo bilaterale con i Paesi in questione.

Negli ultimi giorni, dal 18 luglio al 21 luglio, si è registrato un numero record di arrivi negli UK. Si contano più o meno 400 persone durante queste giornate, a Dungeness in Inghilterra sono state avvistate circa 50 persone, tra cui anche donne e bambini, tutte su una sola imbarcazione. Nonostante il nuovo disegno di legge Patel del governo Johnson 2 abbia l’obiettivo di rendere la traversata impraticabile e poco attraente, moltissime persone continuano ad intraprendere questo viaggio.
L’idea del nuovo progetto di legge è quella di rendere reato penale arrivare consapevolmente nel Regno Unito attraverso vie “illegali” e le persone potrebbero andare incontro fino a quattro anni di prigione. Oltre a questo, data l’impossibilità di adempiere al Regolamento di Dublino, includerebbe la possibilità di inviare i richiedenti asilo in un “paese terzo sicuro”. Questo nuovo progetto, esattamente come le modifiche apportate all’Accordo di Dublino durante la scorsa estate, non hanno l’obiettivo di creare strutture più sicure sull’accoglienza e sul procedimento per l’asilo politico, che possa funzionare sul lungo periodo anche in funzione del ricongiungimento familiare, bensì di esacerbare la politica dei rimpatri e di criminalizzazione per chi tenta di raggiungere il Regno Unito in cerca di protezione.

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Intervista con R.H. 3 (traduzione di seguito ndR).

R: “Let me tell you how we arrived in UK, last day we said goodbye, we went to the sea in the evening. We were 75 people, and at 1.30 we built the dingy boat because it was piece by piece, and in the beginning the sea was calm but after a few hours there were too many waves […] Oh my god it was like in horror movies, the waves were about one meter high, but the best thing was the France army saw us and came with us from far away until UK sea, and when we reached UK sea the UK army was waiting for us. We were two boats with 75 people and finally we got in the UK army ship, they took us to the camp”.

R: “Lascia che ti racconti di come siamo arrivati in UK, l’ultimo giorno ci siamo salutati, siamo andati al mare la sera. Eravamo 75 persone, e all’1.30 abbiamo costruito il gommone perché era pezzo per pezzo, e all’inizio il mare era calmo ma dopo qualche ora c’erano troppe onde […] Oh mio Dio era come nei film dell’orrore, le onde erano alte circa un metro, ma la cosa migliore è stata che la guardia costiera francese ci ha visto ed è venuta con noi da lontano fino alle acque inglesi, e quando abbiamo raggiunto il mare inglese l’esercito inglese ci stava aspettando. Eravamo due barche con 75 persone e finalmente siamo entrati nella nave dell’esercito britannico, ci hanno poi portato al campo”.

Parlando della notte durante la quale R.H., insieme ad altri, ha attraversato la frontiera, mi racconta alcuni particolari:

R: “I have seen this way, with the boat, and this way is bad. And scary”.
S: “I can only imagine, what do you like to say as a suggestion and information to prepare people about the road?”.
R: “The best thing is if they go in a good weather it’s safe. The second thing is if the police army ship go with them to UK sea”.
S: “So, if you are already in England water and territory is police from UK that has to rescue people and take them to UK. If you are still in France territory is French police, and they will take you back to France, right?”.
R: “Not always. What happened to us was different. After one hour in the sea the police army of French saw us in French water and actually they guided us to UK water they didn’t want to take us back to France and after when we were close to UK water we saw the UK police already contacted them. After that, French police went back and UK police took us to England”.
S: “So it was French. How do you know for sure?”.
R: “First of all, they had a French flag in the ship and they were in French water, sometime we went away because we weren’t sure but they were always coming back, turning the lights on a few time in a row, and we knew they wanted to guide us. And this is what happened”.
S: “Understood. So in the beginning you weren’t sure about anything. What was the first thing you thought when you saw them?”.
R: “No, we didn’t even see the ship because it was at night and the ship was dark, but suddenly they tuned on the lights. Bye the way, for me it was normal, because I’ve heard that they come with us, before going in the jungle I’ve asked many questions about it”.
S: “Understood. But they could also bring you back to France, but they didn’t”.
R: “Yes, this is absolutely right”.
S: “Bye the way, I cannot imagine the feeling of anxiety you must feel while doing it, without being sure about anything, on a scaring and unsafe boat; and also I cannot imagine your happiness when you arrived, eventually”.
R: “We all screamed when we saw British police and clapped, it was a very joyful moment […] Yes, it was the biggest adventure I have ever done, but I really kind of like adventures [laughs]”.
S: “Sure you do”.
R: “But guess what, in this situation you don’t even think about the sea so much, you only think about arriving to your destination, the boat was small, there were too many waves, it was scaring, but just be strong and go”.

R: “Ho visto questa strada (questo modo di attraversare), con la barca, e questa strada è brutta. E fa paura”.

S: “Posso solo immaginare, cosa diresti come informazione per preparare la gente alla strada?”

R: “La cosa migliore è sicuramente provare con il bel tempo. La seconda cosa è se la nave della guardia costiera va con loro nel mare del Regno Unito”.

S: “Quindi, se sei già nell’acqua dell’Inghilterra e nel territorio è la polizia del Regno Unito che deve salvare le persone e portarle nel Regno Unito. Se sei ancora in Francia il territorio è della polizia francese, e ti riportano in Francia, giusto?”.

R: “Non sempre. Quello che è successo a noi è stato diverso. Dopo un’ora in mare l’esercito della polizia francese ci ha visto in acqua francese e ci ha guidato verso le acque del Regno Unito, non volevano riportarci in Francia e quando eravamo vicini all’acqua del Regno Unito abbiamo visto che la polizia francese li aveva già contattati. Dopo di che, la polizia francese è tornata indietro e la polizia britannica ci ha portato in Inghilterra”.

S: “Quindi era francese. Come fate a saperlo con certezza?”.

R: “Prima di tutto, avevano una bandiera francese sulla nave ed erano in acqua francese, a volte ci siamo allontanati perché non eravamo sicuri, ma tornavano sempre, accendendo le luci un paio di volte di seguito, e sapevamo che volevano guidarci. E questo è quello che è successo”.

S: “Capito. Quindi all’inizio non eravate sicuri di niente. Qual è stata la prima cosa che avete pensato quando li avete visti?”.

R: “No, non abbiamo nemmeno visto la nave perché era notte e la nave era buia, ma improvvisamente hanno acceso le luci. Comunque, per me è stato normale, perché ho sentito della possibilità che venissero con noi. Prima di andare nella jungle ho fatto molte domande su questo”.

S: “Capito. Ma potevano anche riportarvi in Francia, ma non l’hanno fatto”.

R: “Sì, questo è assolutamente giusto”.

S: “Non posso immaginare la sensazione di ansia che avete provato mentre lo facevate, senza essere sicuri di niente, su una nave spaventosa e insicura; e non posso nemmeno immaginare la vostra felicità quando siete arrivati, alla fine”.

R: “Abbiamo tutti urlato quando abbiamo visto la polizia britannica e applaudito, è stato un momento molto gioioso […] Sì, è stata la più grande avventura che abbia mai fatto, ma a me piacciono molto le avventure [ride]”.

S: “Assolutamente, posso immaginare [risate]”.

R: “Ma prova ad immaginare, in questa situazione non pensi neanche tanto al mare, pensi solo ad arrivare a destinazione, la barca era piccola, c’erano troppe onde, faceva paura, ma basta essere forti e andare”.

  1. https://www.infomigrants.net/fr/post/7110/qu-est-ce-que-les-accords-du-touquet
  2. https://www.linkiesta.it/2021/07/johnson-inghilterra-immigrazione/
  3. Le informazioni contenenti queste frasi si riferiscono ad un caso unico, un’esperienza singola che non ha l’obiettivo di essere affermazione sempre veritiera. Bisogna tenere presente dell’unicità di ogni traversata e delle diverse difficoltà e differenze che si possono riscontrare.