Respingimenti e discriminazioni: la situazione alle frontiere tunisine

Diverse associazioni denunciano violazioni sistematiche dei diritti delle persone migranti in Tunisia

Photo credit: Alice Passamonti (Il museo della memoria a Zarzis)

Secondo un comunicato stampa sottoscritto da diverse associazioni 1, il 27 settembre sette imbarcazioni sono state intercettate in acque tunisine durante un’operazione massiccia di controllo delle frontiere. Le persone di nazionalità tunisina che si trovavano sulle barche sarebbero state successivamente rilasciate, mentre quelle di origine subsahariana sono state condotte al confine libico.

L’azione ha i contorni di un vero e proprio respingimento illegale: le persone sarebbero state scortate sotto la minaccia delle armi, hanno subito violenze e maltrattamenti, sono state private dei cellulari e non hanno ricevuto la dovuta assistenza. In particolare, tre donne incinte non sono state seguite dal punto di vista medico.

Un video girato al confine con la Libia diffuso pochi giorni dopo mostra delle persone in difficoltà nel deserto, tra cui una donna subsahariana con un neonato. Un membro del gruppo ha spiegato che la donna era stata costretta a partorire all’aperto, sotto il sole, senza medici né ostetriche. Il testimone afferma che la polizia di frontiera tunisina ha maltrattato le persone e le ha lasciate al confine, incitandole ad andare in Libia e quindi non riconoscendo loro alcuna forma di protezione.

Chi viene respinto in Libia affronta inevitabilmente violazioni e insicurezza: secondo le informazioni raccolte dalle associazioni che hanno diffuso il comunicato, diversi migranti che sono stati portati in Libia sono stati arrestati e privati dei propri mezzi di comunicazione. Alcune donne hanno riferito di essere state violentate durante la detenzione. Un gruppo di persone è rimasto per cinque giorni nel deserto tra i due paesi, senza cibo.

Le associazioni denunciano 2 che respingimenti come questo sono una pratica ricorrente: la Tunisia si dimostra sistematicamente inadempiente di fronte agli obblighi stabiliti nella Convenzione di Ginevra. La Libia è chiaramente un paese non sicuro, dove le persone sono esposte al rischio concreto di subire tortura, trattamenti degradanti, detenzioni arbitrarie e altre gravi violazioni dei diritti umani.

Anche i confini marittimi sono profondamente insicuri: l’ultimo naufragio noto sarebbe avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 ottobre al largo di Djerba 3.

Sono stati ritrovati i corpi di tre persone, tra cui una bambina di 5 anni. Altre 17 sono state ricondotte sulla terraferma e non è chiaro se ci sono altri dispersi. Poche informazioni trapelano riguardo ai naufragi al largo della Tunisia, che sono molto frequenti e di cui spesso non arriva eco nel paese, né tanto meno all’opinione pubblica europea, ormai assuefatta all’idea che il Mediterraneo sia diventato un cimitero.

Nel frattempo, l’Unione europea e l’Italia continuano a finanziare programmi di “contrasto all’immigrazione clandestina”, ipocritamente rendicontati tra le politiche di cooperazione internazionale. In un incontro con il ministro tunisino dell’interno ad interim, l’ambasciatore italiano a Tunisi, Lorenzo Fanara, ha sottolineato che l’Italia apprezza gli sforzi della Tunisia nel contenimento dei flussi migratori verso le coste italiane, e ha ribadito il supporto del nostro paese nella “lotta alla migrazione clandestina”. Suonano vuote le parole di Gharsallaoui, che evidenzia la necessità di un approccio globale e non esclusivamente securitario, che affronti le cause economiche e sociali alla base di molti movimenti migratori 4.

La situazione è difficile per le fasce di popolazione tunisina più colpite dalla crisi economica, dalla pandemia e dall’instabilità politica del paese. Lo è ancora di più per i migranti, molti dei quali provenienti da paesi dell’Africa occidentale, che si stabiliscono nel paese: alla Tunisia manca completamente un sistema di riconoscimento del diritto di asilo e di tutele sociali per i non cittadini.

Il Forum Tunisino dei Diritti Economici e Sociali (FTDES) ha denunciato gravi discriminazioni nei loro confronti: ad esempio, lo scorso giugno un intero quartiere residenziale nella città di Sfax abitato da persone di provenienza subsahariana è stato sgomberato dalla polizia. Un linguaggio razzista e degli episodi discriminatori contro gli immigrati sono sempre più diffusi nel paese 5.

Secondo il FTDES, la Tunisia non dovrebbe essere considerata un paese sicuro per le persone migranti. Nel testimoniare l’impatto negativo delle politiche di esternalizzazione delle frontiere europee sulla vita di tante persone in Tunisia, l’associazione ha diffuso un comunicato programmatico:
– Esprime la sua indignazione per le espulsioni forzate che mettono in pericolo la vita dei/delle migranti e violano gli impegni internazionali della Tunisia;
– Chiede un’operazione internazionale di salvataggio marittimo nel Mediterraneo centrale per ridurre l’aggravarsi della tragedia umana e trasferire i migranti in porti sicuri;
– Ribadisce il suo rifiuto di fare della Tunisia una piattaforma per lo sbarco e lo smistamento dei migranti, cedendo alle pressioni europee;
– Assegna la responsabilità morale, politica e giuridica all’Unione Europea e ai suoi Stati membri per aver imposto canali di cooperazione sleali in materia di immigrazione che hanno contribuito all’aumento del numero di morti in mare e aggravato la crisi dei migranti nel Sud;
– Chiede allo Stato tunisino e alle organizzazioni delle Nazioni Unite di mobilitare le capacità logistiche e materiali necessarie per garantire e fornire servizi umanitari e di base ai/alle migranti e ai/alle rifugiati/e;
– Chiede alla Presidenza della Repubblica tunisina di lottare contro le violazioni sistematiche nei confronti di migranti e rifugiati/e, di rivedere i canali di coordinamento e di cooperazione con l’Unione europea e i suoi Stati membri in materia di migrazione irregolare, e di adottare una strategia nazionale in materia di migrazione e di asilo che preservi la dignità e i diritti dei migranti.

  1. Refoulement de migrants subsahariens vers la frontière libyenne“, FTDES (2 ottobre 2021)
  2. Rimpatrio di migranti sub-sahariani alla frontiera libica dalla Tunisia“, Asgi (2 ottobre 2021)
  3. https://www.alchourouk.com
  4. Tunisie – Rome propose son aide à la Tunisie en matière de lutte contre la migration clandestine“, Tunisie Numerique (22 settembre 2021)
  5. Les politiques européennes d’externalisation des frontières aggravent la crise des migrant.e.s en Tunisie“, FTDES (1 ottobre 2021)

Laura Morreale

Sono laureata in Mediazione linguistica e culturale all'Università per Stranieri di Siena e in Scienze delle lingue, storia e culture del Mediterraneo e dei Paesi Islamici presso l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”.
Mi interessa di mondo arabo-musulmano, migrazioni e contesti multiculturali.