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Calais: basta trattamenti inumani e degradanti

Sabato 13 novembre manifestazione contro la violenza di polizia alla frontiera franco-britannica

Photo credit: Faim aux Frontières

Yasser Abdallah arrivava dal Sudan, aveva 20 anni. Era a Calais da una settimana e voleva continuare gli studi e fare l’autista nel Regno Unito.
Il 28 settembre Yasser è morto, schiacciato dal camion sul quale voleva salire per attraversare la Manica.
Dall’inizio dell’anno, secondo Le Mond, circa 20.000 persone hanno fatto la traversata, quasi 6.000 hanno dovuto essere salvate perché erano in difficoltà in mare. Solo questa settimana 2.300 persone hanno rischiato la loro vita in questo tratto di mare, 3 di loro risultano dispersi.

Photo credit: Pedro Brito da Fonseca

Da diversi anni, associazioni e attivisti denunciano i trattamenti inumani e degradanti a cui sono sottoposte le persone in transito nella zona di Calais. Un costante deterioramento delle condizioni di vita, quotidiane vessazioni e umiliazioni, e una violenza psicologica e fisica esercitata dallo Stato sempre più forte.
Le ordinanze che impediscono la distribuzione di cibo e acqua ai volontari che operano in loco si sono moltiplicate.
Gli sgomberi degli accampamenti informali sono continui, in media ogni 2 giorni. Solo in agosto, la polizia ha effettuato almeno 95 sgomberi e sequestrato più di 450 tende a Calais e Dunkerque con la confisca e spesso la distruzione degli effetti personali.
L’arrivo di temperature più rigide andrà a rendere questa situazione ancora più drammatica e pericolosa per la vita delle persone in transito, dagli anni ‘90 questa politica ha provocato più di 300 morti.

Photo credit: Abdul Saboor (La protesta del 7 novembre)

L’ultima operazione è stata il 7 novembre scorso.
La mobilitazione di un gruppo di attivisti e attiviste ha impedito l’ennesimo sgombero di un campo di fortuna. “Ci eravamo riuniti oggi per protestare. È solo una vittoria temporanea – torneranno domenica – ma visto quello a cui siamo abituati a Calais, non speravamo in questo successo”, scrivono. La polizia antisommossa (i CRS) ha usato la forza e spray al peperoncino contro di loro.
Un’operazione effettuata senza preavviso e senza alcuna base giuridica”, denunciano.

Basta trattamenti inumani e degradanti: in sciopero della fame

Anaïs Vogel, Ludovic Holbein sono in sciopero della fame da lunedì 11 ottobre nella chiesa di Saint-Pierre a Calais, mentre padre Philippe Demeestère lo ha interrotto il 4 novembre, protestano contro l’escalation della violenza della polizia e i maltrattamenti delle persone in transito al confine franco-britannico. Fino ad oggi, le autorità non hanno dato una risposta soddisfacente.

Dopo la visita di Didier Leschi, direttore generale dell’Ufficio francese dell’Immigrazione e dell’integrazione (Ofii), inviato da Emmanuel Macron come mediatore, non è stata data alcuna risposta alle rivendicazioni”, scrivono dalla pagina Faim aux Frontières.
“Nessun dialogo è stato stabilito. È importante continuare a rendere visibile la situazione e continuare a mettere lo Stato di fronte all’emergenza umanitaria che queste situazioni costituiscono. È impensabile che i diritti umani e le nostre leggi continuino ad essere calpestati, senza scopo né fine, e questo a spese di vite umane”.
Alla lettera aperta inviata al presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, non è stata data ancora nessuna risposta.

La petizione on line lanciata a sostegno di questa iniziativa ha già raccolto 52.000 firme e più di 180 associazioni e ONG sostengono le richieste degli scioperanti.

Per sabato 13 novembre è stata lanciata una manifestazione che partirà dalla chiesa di Saint-Pierre alle ore 14.00. Le realtà che la hanno indetta chiedono la sospensione degli sgomberi e la cessazione dello smantellamento dei campi durante il periodo invernale, uno stop incondizionato a tutte le confische di tende ed effetti personali degli esiliati e l’apertura di un tavolo cittadino tra le autorità pubbliche e le associazioni sull’apertura e l’ubicazione dei punti di distribuzione di tutti i beni necessari.

Barbara Barbieri

Direttrice responsabile del Progetto Melting Pot. Dal 2014 sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti dell’ODG del Veneto.
Da diversi anni mi occupo dell’organizzazione di Sherwood Festival, rassegna musicale e culturale che si svolge a Padova nel periodo estivo.