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Trieste – La strategia per allontanare le persone migranti e le associazioni da piazza della Libertà

La polizia locale sanziona le prime persone per “bivacco” e le autorità propongono “soluzioni” alternative

Trieste, piazza Libertà - foto di Giovanni Marenda

A Trieste in questi ultimi giorni le notizie si susseguono con una certa frenesia. L’aumento, ampiamente prevedibile, degli arrivi dalla rotta balcanica ha creato il solito altrettanto prevedibile cortocircuito. Il sindaco Roberto Dipiazza dalle prime minacce (di cui vi abbiamo parlato in questo articolo) è già passato ai fatti in termini di militarizzazione della piazza, per cui le persone migranti e le attivistə si trovano ora sotto il costante controllo delle forze dell’ordine. Infatti, vigili, polizia locale e finanza, talvolta tutti assieme, passano il tempo osservando da pochi metri chi è appena arrivato da giorni di cammino o chi non trova posto in accoglienza, e con loro le solidalə intente a curare ferite o distribuire cibo e vestiti. Di tanto in tanto invece fanno irruzione tra le aiuole e cominciano a dare ordini della serie “no sleep here” “no sit here”, chiedendo i documenti e distribuendo multe fino a 500 euro a persona, applicando il “divieto di sdraiarsi a terra o bivaccare nelle piazze” e di “occupare impropriamente le panchine”. 

Secondo Gian Andrea Franchi di Linea D’Ombra – l’associazione che giornalmente supporta le persone in movimento che attraversano la piazza del Mondo – «la cosa è in se stessa banale: un comportamento tipico di molti sindaci nei confronti dei senza casa o di chiunque mostri un’anomalia visibile. Ma, in questo caso, è interessante: mostra, infatti, da vicino un meccanismo di potere caratteristico sulla questione della visibilità, tanto più visibile quanto più è grottesco: una multa per mancanza di decoro pubblico a migranti da terre devastate da guerre e crisi climatiche – tra l’altro priva di effettiva validità giuridica». Delle «multe all’apocalisse», come definite dal vice presidente di Linea d’Ombra, che ironicamente sanzionano per aver dormito su dei giardini rinsecchiti i sintomi (e le resistenze) di un sistema mondo mortifero, incarnati nei corpi migranti. 

Queste multe – tentativo delle autorità di restringere lo spazio pubblico escludendo le ‘anomalie’ che disturbano l’ordine visibile costituito – sono paradossali in quanto sanzionano le inadempienze delle autorità stesse, incapaci di fornire un tetto e del cibo ai richiedenti asilo legalmente sul territorio, nonché illegali proprio secondo quello stesso ordine costituito che viene invocato. Infatti, ci sono nella piazza decine di persone che hanno effettuato la richiesta di protezione internazionale e che hanno diritto a tre pasti al giorno e ad un alloggio, diritto che non viene rispettato. Inoltre, secondo ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà) – che si è detta pronta a difendere le persone facendo ricorso -, queste sanzioni sarebbero «provvedimenti abnormi e illegali, in quanto le persone, che sono senza l’accoglienza di cui hanno diritto in base alle norme interne e dell’Unione Europea, non bivaccano per diletto, ma si trovano in uno stato di necessità che discrimina la loro condotta. Il pubblico ufficiale è tenuto dalla legge a verificare le concrete circostanze che ha di fronte e, se non riconosce l’esistenza di uno stato di necessità (in questo caso palese), offende la persona già vittima di abbandono e umilia la propria funzione, nonché quella dell’ente che rappresenta».

Un’ulteriore novità è la richiesta al sindaco da parte del prefetto Vardé di individuare una struttura alternativa al luogo dove si riuniscono le associazioni che si prendono cura dei richiedenti asilo, richiesta subito accolta dall’amministrazione, che si dice già al lavoro per trovare il luogo. Il piano di “razionalizzazione dell’accoglienza”, pensato da comune, prefettura e questura dopo l’affollamento di piazza della Libertà visto nelle scorse settimane,  prospetta quindi l’interdizione e lo svuotamento della piazza stessa. Il prefetto – raggiunto telefonicamente dalla testata TriestePrima – parla tuttavia di richiedenti asilo, ignorando il fatto che le persone aiutate nel corso degli anni in particolare da Linea d’Ombra siano principalmente in movimento, transitanti per Trieste ma dirette verso altri paesi e città. Perdipiù, dei richiedenti asilo dovrebbero occuparsi le istituzioni e gli enti preposti, solo eccezionalmente se ne sono ultimamente occupate le volontariə della piazza. Tuttavia, il piano di razionalizzazione invece che aumentare i posti disponibili in accoglienza e i servizi per chi ha bisogno sembra voler impropriamente delegare i doveri dello Stato alle associazioni e alle attivistə, per poi invisibilizzare i frutti di questa delega “razionalizzando” il paesaggio dei “giardini di Sissi”, ovvero facendo pulizia di migrantə e solidalə. 

È infatti alquanto difficile credere che comune e prefettura siano realmente intenzionati a potenziare i servizi di base per transitanti e non, dopo aver ignorato od osteggiato la loro presenza dal 2016 ad oggi. Allo stesso modo sembra difficile credere che si voglia facilitare l’operato delle solidalə, ovvero i soggetti che meglio conoscono le dinamiche della piazza e del transito, ma a cui è sempre stata negato qualsiasi tipo di interlocuzione. Interlocuzione che verrà negata ancora una volta con queste “soluzioni” calate dall’alto, di cui chi frequenta la piazza ogni giorno avrà notizia solamente dai giornali o direttamente in piazza manu militari. Eppure, se la volontà fosse quella di non avere più persone per strada, chi meglio di loro potrebbe individuare un luogo veramente adatto, antistante la piazza, fornito di servizi come docce, cucina, letti, bagni, etc? Per ora, l’unico squarcio all’indifferenza istituzionale rispetto ai solidalə è stata la convocazione a processo per favoreggiamento dell’immigrazione illegale preceduta dal blitz di perquisizione, vedremo quale sarà concretamente il prossimo.

Come è avvenuto in altre zone di confine, la proposta di una nuova struttura potrebbe essere invece finalizzata alla realizzazione di un nuovo hotspot o campo di confinamento, lontano dagli occhi dei benpensanti locali, con accesso riservato solo al volontariato acritico. Tuttavia, la creazione di strutture per persone in transito – di per sé ovviamente augurabile se le strutture fossero libere, ben equipaggiate, non confinate e militarizzate – appare improbabile in quanto sarebbe una forma di riconoscimento di persone “irriconoscibili” (quindi illegali) per lo Stato. In Italia, delle vere e proprie strutture di transito alle frontiere si sono viste finora solamente nelle zone di movimento in uscita (ad esempio verso la Francia o l’Austria), movimento che lo stato italiano non sempre ha interesse ad impedire. Inoltre, anche l’aumento dei posti in accoglienza per richiedenti asilo sarebbe un segnale in controtendenza rispetto a quanto è avvenuto in questi anni sia a Trieste che a livello nazionale. Infatti, molte altre città, non solo di confine, assistono ad un incremento di persone migranti con status di richiedente asilo non accolti per colpa di procedure arbitrarie e dello smantellamento del sistema di accoglienza, oltre che della priorità data ai profughi ucraini.

Speriamo di sbagliarci, ma ci pare che la strada intrapresa sia solamente quella della deterrenza alla presenza di persone migranti in piazza attraverso la militarizzazione e la sanzione facile, con l’intento di allontanare e invisibilizzare le indesideratə e Linea D’Ombra, relegandoli probabilmente in qualche angolo nascosto del porto vecchio. Il tutto condito di “razionalizzazione dell’accoglienza”, ovvero fumo negli occhi per far credere all’opinione pubblica e a qualche ingenuo di star lavorando per il bene delle persone non accolte o in transito. Se così non fosse, ci aspettiamo che il sindaco metta a disposizione una struttura adeguatamente equipaggiata limitrofa alla stazione, a libero accesso, senza alcuna militarizzazione, ascoltando le richieste delle associazioni che frequentano la piazza e lasciandole agire senza ingerenze e regolamenti discriminatori. In caso contrario, le autorità sappiano che troveranno tantə solidalə a difendere l’esperienza della piazza del Mondo, che è oggi densa di significati, in particolar modo grazie a Gian Andrea Franchi, Lorena Fornasir e tutta Linea d’Ombra. Piazza che è un luogo importantissimo di solidarietà attiva e di socialità alternativa, luogo di visibilità degli invisibilizzati, crocevia di cammini.

Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org

Giovanni Marenda

Studente magistrale di Sociologia e Ricerca Sociale all'Università di Trento. Ho trascorso la maggior parte del 2020 ad Atene, in Grecia, impegnato nel lavoro di solidarietà. Sono un attivista del Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino, che promuove la libertà di movimento e supporta le persone migranti lungo le rotte balcaniche e sui confini italiani.