Foto di Assemblea Antirazzista Trento
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Trento, almeno 161 richiedenti asilo non accolti nel sistema di accoglienza

“Costretti a dormire in strada per colpa delle prassi illegittime di Commissariato del Governo, Provincia di Trento e Questura”

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Secondo i dati forniti dal Centro Astalli al quotidiano Avvenire1, sono ben 161 i richiedenti asilo che a Trento sono costretti a vivere per strada in fatiscenti ripari di fortuna. Una situazione che che dura da tempo, come denunciato in più occasioni dall’Assemblea antirazzista cittadina che sottolinea come in questo ultimo anno la condizione delle persone arrivate dalla Rotta balcanica si è fatta ancora più pesante nonostante al Viminale non ci fosse più Salvini.

“Le persone sono costrette a dormire in ripari di fortuna perché non ci sono posti nei dormitori per richiedenti asilo e soprattutto perché non sono accolte nel sistema di accoglienza trentino. Questa situazione è frutto di una violazione della normativa che ha precise responsabilità. Commissariato del Governo, Provincia Autonoma di Trento e Questura se le spartiscono equamente agendo in modo del tutto illegale, con continue violazioni dei diritti dei richiedenti asilo e prassi del tutto illegittime e arbitrarie. La normativa infatti, specifica che a ogni migrante dovrebbe essere data la possibilità di presentare una richiesta di asilo entro pochi giorni dal proprio arrivo e contestualmente ne andrebbe garantito l’ingresso nel sistema di accoglienza. Nella pratica però non funziona così”.

Le persone migranti che dormono in insediamenti informali o nei parchi cittadini sono soprattutto giovani uomini, la maggior parte ragazzi pakistani (97% secondo Astalli), ma ci sono anche afgani e altre nazionalità, arrivati a Trento anche da altre città italiane, soprattutto da Milano, dove sono rimasti in attesa per un lungo periodo di poter fare richiesta di asilo non riuscendo nemmeno ad iniziare la procedura2. Da un punto di vista giuridico si dividono in due “categorie”: richiedenti asilo che sono riusciti dopo molti mesi a formalizzare la domanda e hanno iniziato l’iter; persone che vorrebbero far richiesta di asilo ma si trovano di fronte a diversi ostacoli posti illegittimamente dalla questura, come la richiesta di domicilio o di avere il passaporto. Né il primo gruppo né il secondo al momento trovano un posto nelle strutture accoglienza, l’unico appoggio possibile sono i posti letto messi a disposizione nel dormitorio Casa San Francesco per senza dimora del Centro Astalli.

I dati della Provincia di Trento non aiutano ad avere un quadro chiaro rispetto alla capienza complessiva del sistema né a dove sono ubicati i posti ed i centri. L’ultima rilevazione è del 10 febbraio 20223 ed ovviamente non tiene in considerazione l’emergenza Ucraina che senza ombra di dubbio ha creato una forte pressione sul sistema di accoglienza provinciale, mettendone nel contempo in evidenza l’approccio differenziale, discriminatorio e razziale.

«Sono arrivato a inizio aprile e ho l’appuntamento per fare richiesta di protezione a ottobre», ci spiega H, giovane pakistano accompagnato da S., un connazionale che da pochi mesi è riuscito ad entrare in un centro di accoglienza straordinaria della città. Il ragazzo ci conferma che non riusciva a prendere appuntamento per la domanda perché non aveva una “dichiarazione di ospitalità”. Il paragone con le oltre 2.200 persone in fuga dall’Ucraina4, che in qualche settimana hanno formalizzato la richiesta di protezione temporanea, ricevuto un alloggio, assistenza sanitaria e perfino la possibilità di lavorare, mette in mostra le macroscopiche differenze, ma anche il fatto che dovrebbe e potrebbe essere questa la buona prassi, l’ordinarietà.

S. ha anche lui una lunga storia da raccontare: «Ho dovuto aspettare tanti mesi, era inverno, dormivo in strada, vicino al parco Albere. Nascondevo le coperte perché avevo paura di non trovarle più, ogni tanto mi appoggiavo a dei volontari che mi tenevano il sacco a pelo e le coperte in un locale. Due volte è venuta la polizia per mandarci via e una volta sono stato anche multato, ma ho trovato un avvocato grazie alla scuola di italiano che ha fatto ricorso». Dopo 6 mesi di questa vita è riuscito ad entrare al dormitorio e finalmente ottenere un appuntamento in questura. 

H. ci spiega che anche se fa non fa freddo è difficile dormire all’aperto e che gli sgomberi non sono cessati. E’ uno dei ragazzi che la notte tra il 31 luglio e il 1° agosto sono stati allontanati in malo modo da uomini in divisa. «Ci hanno minacciato, hanno detto che sarebbero tornati e ci avrebbero portato in questura. Siamo andati in un altro parco ma ci siamo dovuti spostare di nuovo per la pioggia».

Lo sgombero fu effettuato pochi giorni dopo la conferenza stampa di Fratelli d’Italia che incolpava i migranti di portare sporcizia e topi. Una lamentela del partito della Meloni dai connotati razzisti e classisti, che siede nella maggioranza provinciale e che ha contribuito a smantellare un sistema di accoglienza diffuso che, pur con alcuni limiti, rispondeva a dei bisogni primari e garantiva il diritto ad avere un tetto, un pasto e dei servizi di inclusione sociale. La propaganda e la politica irresponsabile del centro destra continuano a fare danni.

Le soluzioni, immediatamente praticabili, le hanno indicate in questi mesi Astalli e l’Assemblea Antirazzista: ripristinare il diritto di asilo senza contrapporre pretestuosi ostacoli; rispettare le tempistiche della normativa che prevedono pochi giorni di attesa per formalizzare la domanda di protezione internazionale; aumentare i posti in accoglienza e tornare ad un sistema di accoglienza diffuso. Purtroppo le buone intenzioni non sono sufficienti, occorrerà trovare strumenti per fare pressione e mettere le istituzioni di fronte alle proprie responsabilità.

  1. La denuncia. I migranti senza casa dimenticati da Trento https://www.avvenire.it/attualita/pagine/i-migranti-senza-casa
  2. Milano, la negazione del diritto di asilo: https://www.meltingpot.org/2022/07/milano-la-negazione-del-diritto-di-asilo/
  3. https://www.cinformi.it/Progetti/Accoglienza-straordinaria/Cruscotto-statistico-accoglienza/Quadro-presenze-in-Trentino
  4. Dati: https://www.cinformi.it/Progetti/Speciale-Emergenza-Ucraina/Sfollati-dall-Ucraina-in-Trentino

Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org