da Ravenna&dintorni - 23 ottobre 2008

Ravenna – «Classi ponte? Molto meglio il bagno di lingua»

«Come insegnante e come mamma so bene com’è diffuso il pensiero secondo il quale l’alunno straniero quando entra in classe sottrae tempo agli altri bambini, come se gli altri fossero tutti uguali nel loro processo di apprendimento. In realtà le nostre classi sono composte da bambini, anche italiani, diversi». Nel senso che ci sono anche bambini italiani che provengono da altre regioni italiane? «Sì, ma non solo. Temo che l’idea del tempo sottratto non riguarda solo il bambino italiano, ma anche i bambini considerati meno intelligenti. Non è passato molto tempo da quelle che una volta si chiamavano classi differenziali per i bambini portatori di handicap. Credo che la mozione della Lega appartenga ad un’idea stantia di scuola, una scuola che viaggia a una velocità programmata, come un treno che deve rispettare gli orari. Una scuola che guarda solo al prodotto e non al processo».
Da questa idea diversa della scuola nascono i progetti messi in campo in una città che, non a caso, ha vinto un premio europeo proprio per l’integrazione poche settimane orsono, il tutto in collaborazione con la prestigiosa Ca’ Foscari di Venezia. A Ravenna è stato infatti siglato un Protocollo d’intesa fra i Comuni di Ravenna, Cervia e Russi, le scuole autonome dell’obbligo e l’Usp «per definire e concordare assieme strategie o buone prassi comuni, finalizzate a costruire spazi e interventi didattici adeguati». Il protocollo prevede numerose interventi e molto spazio è data alla prima accoglienza del bambino straniero attraverso la mediazione culturale-linguistica. «Sono sufficienti 20 ore in tutto per ogni bambino – spiega Rosetti – che poi viene restituito alla classe e all’insegnante. Il mediatore culturale svolge un colloquio autobiografico e sulle conoscenze scolastiche pregresse dell’alunno; parla con la famiglia ed elabora con l’insegnante un progetto individuale. Infine, si forniscono i primissimi elementi della lingua, delle regole scolastiche e si prepara l’inserimento in classe secondo modalità ludiche, utilizzando anche un Kit bilingue, dotato di quaderno, guida ai servizi, e una cartina, da condividere anche con la famiglia del bambino. è importante capire che l’insegnamento della seconda lingua solo attraverso l’uso della grammatica è un concetto superato dalle neuroscienze. Occorre concentrarsi sulla funzione che la lingua possiede. E’ quello che noi chiamiamo il bagno nella lingua, che al bambino straniero serve per giocare, per parlare, per studiare o per comprare qualcosa in un negozio. Per questo motivo, penso che la preoccupazione dell’insegnamento dell’italiano sia legittimo, ma ritengo sballata la mozione della Lega, che rischia di cancellare quanto è stato fatto sin’ora. Il vero problema restano le risorse alla scuola, per tutti».

Sabrina Lupinelli