Primo marzo a Parma: le prime considerazioni dopo un partecipatissimo presidio

Centinaia di persone in Piazza Garibaldi per un pomeriggio tinto di giallo

A Parma il coordinamento 1marzo si è dato appuntamento alle ore 17.30 nella piazza principale del centro cittadino.

Sono state tante le persone che sono confluite nel presidio al grido Stop Razzismo, a partire dagli studenti e dagli insegnanti delle scuole di italiano per migranti, che hanno tenuto una lezione all’aperto sfidando anche la propria paura, propria di chi è costretto a vivere ogni giorno ai margini, nascosto e senza diritti, solo perchè privo di un documento; tutti i ragazzi che a ritmo di jambè e tamburi hanno dato una colonna sonora a questa giornata di lotta; le donne e gli uomini che attraverso il lavoro della Rete diritti in casa , sviluppano ogni giorno forme di cooperazione e autodifesa contro gli sfratti e l’emergenza abitativa. Perchè sappiamo benissimo che l’alloggio, insieme al lavoro, rappresenta per i migranti uno dei principali scogli da superare per ottenere e conservare i documenti, e una delle principali forme di ricatto e sfruttamento. Situazione oggi più che mai inasprita dalle nuove regolamentazioni sull’idoneità abitativa che rendono ancor più ostici il rinnovo del permesso di soggiorno e i ricongiungimenti familiari.

Lottare oggi per il blocco degli sfratti e per il diritto alla casa significa anche opporsi alla deportazione di moltissimi cittadini stranieri che si vedono sempre più spesso costretti, a causa della crisi e della perdita del lavoro/casa, a tornare nel proprio paese di origine, abbandonando la propria vita in Italia.
— –

In contemporanea al presidio nel centro città, si è svolta una fiaccolata antirazzista anche a Langhirano, una cittadina in provincia di Parma, con un altissimo tasso di occupazione di lavoratori migranti all’interno dei prosciuttifici e salumifici. Sono coloro che danno il marchio di prestigio alla produzione parmigiana, e sono gli stessi che vengono licenziati senza alcun tipo di ammortizzatore in tempo di crisi e sono sempre gli stessi che subiscono le retate anticlandestino durante l’orario lavorativo. Questo solo per ricordare che la granparte dei cittadini migranti che vivono nella nostra città è impiegata in queste maxiaziende per le quali costituiscono un enorme bacino di forza lavoro a buon mercato e con pochissimi diritti riconosciuti.

La giornata di oggi ha espresso una grande voglia di riprendere parola e di rompere il silenzio, anche nelle situazioni di vita quotidiana che sono considerate ormai normali, come sentirsi chiedere i documenti durante l’orario lavorativo, ricevere come consiglio dagli operatori dei servizi sociali di riportare i propri figli in Marocco o in Costa d’Avorio quando si subisce un licenziamento/sfratto; o come essere picchiati davanti la propria scuola da un gruppetto di violenti vigili comunali solo perchè vale il sillogismo “straniero = spacciatore”.