Campagna Lesvos calling: in partenza verso la rotta balcanica

Dal 21 al 29 febbraio due gruppi saranno nei principali luoghi di transito e confine tra Croazia, Bosnia e Serbia

Ph. Martina Perrone (Tuzla, Bosnia - 6 dicembre 2019)

Il 22 ottobre 2019, dopo oltre 3 anni di monitoraggio, la Croazia ha ricevuto il via libera 1 della Commissione Ue all’ingresso nell’area Schengen. La “promozione” è arrivata proprio sul terreno delle politiche di governo della mobilità umana messe in atto negli ultimi anni. Se da una parte, infatti, Zagabria ha progressivamente rimosso i controlli alle frontiere per favorire la libera circolazione dei cittadini UE verso gli altri Stati membri dell’Unione, dall’altra il rafforzamento dei controlli come nuovo stato-bastione dell’Europa fortezza si è abbattuto con tutta la sua brutalità sulle persone migranti che cercano di attraversare il paese.

A tal punto che il rapporto di Border Violence Monitoring NetworkTortura e trattamenti crudeli, inumani o degradanti ai danni di rifugiati e migranti in Croazia nel 2019”, non può far altro che rendere immediatamente evidente quanto possa contare il rispetto dei diritti umani per Bruxelles, che anzi ha finanziato questa “gestione dei confini” con 23,2 milioni di euro.

Negli stessi anni in cui la Commissione Ue svolgeva il suo “minuzioso” monitoraggio, il confine serbo-croato e quello bosniaco-croato sono subentrati nelle cronache a quelli dell’Ungheria del “sovranista” Orban, e sono a tutt’oggi tra i luoghi dove si materializzano con maggiore intensità e violenza sistemica le politiche di dissuasione e respingimento contro i migranti. Pushbacks collettivi, vietati dalle convenzioni internazionali, anche a danno di minori e famiglie, che generano poi ovvie conseguenze: l’aumento delle morti a causa di tragitti più pericolosi; e nei paesi limitrofi, come in Bosnia, la creazione di accampamenti informali o campi (mal) gestiti dalle agenzie internazionali, in un paese già di per sé fragile che su pressione europea ha fatto propria la tendenza generale inasprendo i controlli e la repressione nei luoghi di transito, anche criminalizzando la solidarietà. La Bosnia è un posto assolutamente non sicuro dove respingere le persone migranti.

Ed è proprio in queste zone, allargando lo sguardo a tutta l’area balcanica, ma senza dimenticarci di quanto sta avvenendo nelle isole greche, che come campagna Lesvos calling abbiamo deciso di continuare i nostri viaggi di monitoraggio e di azione solidale.

Da quanto abbiamo lanciato la campagna, ci siamo soffermati ad analizzare la situazione e prendere contatti con le esperienze dirette che in questi ultimi anni hanno provato a portare solidarietà concreta lungo la Balkan route. Abbiamo raccolto testimonianze, suggerimenti e suggestioni che solo andando sul campo possiamo fino in fondo comprendere. Partiamo nuovamente con l’idea di raccontare, denunciare e sostenere la determinazione delle persone migranti.
Ma con la convinzione che per quanto siano fondamentali la narrazione, la denuncia e la solidarietà attiva, non siano comunque sufficienti.

Per noi è altrettanto fondamentale entrare in relazione e verificare se c’è la possibilità di sviluppare sinergie politiche e di azione con le tante realtà che a diverso titolo operano a sostegno con e per le persone in movimento.

L’orizzonte a cui guardiamo è quello europeo poiché crediamo che sia l’unico spazio possibile nel quale agire per tessere sinergie e momenti di ricomposizione, costruire reti che abbiano l’ambizione di lavorare insieme per la libertà di movimento per tutti e tutte.

Con questo spirito ripartiamo quindi per la rotta balcanica con due gruppi.
Uno, promosso dall’associazione Open Your Borders (Padova), sarà sulla rotta dal 21 al 25 febbraio.
L’altro, organizzato dall’associazione Bozen Solidale (Bolzano), sarà lungo la Balkan Route dal 22 al 29 febbraio.

I racconti e le testimonianze che raccoglieremo verranno pubblicati su Melting Pot.

  1. https://ec.europa.eu/home-affairs/sites/homeaffairs/files/what-we-do/policies/european-agenda-migration/20191022_com-2019-497-communication_en.pdf

#Lesvoscalling

Una campagna solidale per la libertà di movimento
Dopo il viaggio conoscitivo a ottobre 2019 a Lesvos e sulla Balkan route, per documentare e raccontare la drammatica situazione sull'isola hotspot greca e conoscere attivisti/e e volontari/e che si adoperano a sostegno delle persone migranti, è iniziata una campagna solidale lungo la rotta balcanica e le "isole confino" del mar Egeo.
Questa pagina raccoglie tutti gli articoli e il testo di promozione della campagna.
Contatti: lesvoscalling@gmail.com