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La Francia ha espulso dei migranti nonostante le misure per la lotta contro il coronavirus

Leslie Carretero, InfoMigrant - 20 marzo 2020

Photo credit: Reuters

Secondo La Cimade, da lunedì 16 marzo, almeno 10 persone sono state rinviate nei loro Paesi d’origine o nei Paesi di primo ingresso in Europa, nel quadro del regolamento Dublino.

Abbiamo constatato dei rinvii dai centri di detenzione amministrativa (CRA) verso il Marocco, l’Algeria, il Congo, il Mali, il Senegal, la Romania, la Georgia e anche i Paesi Bassi per un dublinante”, precisa ad InfoMigrants David Rohi, responsabile dell’accoglienza a la Cimade.

“Si rischia di esportare il virus in altri Paesi”
Anche se le espulsioni sono meno numerose che in tempi normali, ciò solleva un problema perchè è in totale contraddizione con la politica generale attuale“, continua David Rohi.

In effetti lunedì 16 marzo, l’epidemia di coronavirus che coinvolge la Francia, ha spinto le autorità a disporre l’isolamento della popolazione così come il rispetto rigoroso delle misure di prevenzione (lavarsi le mani regolarmente, tossire nel gomito, rispettare la misura di distanza di almeno un metro). Il presidente ha anche annunciato la chiusura delle frontiere.

Inoltre, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha chiesto agli Stati colpiti dall’epidemia di limitare l’esportazione e l’importazione del virus.

Questa politica di espulsione è totalmente aberrante, ci si prende il rischio di esportare il virus in altri Paesi”, sospira David Rohi, che aggiunge che nuove persone sono state detenute nei CRA da lunedì.

La Cimade si batte per la chiusura dei CRA in questo periodo di crisi sanitaria, sostenendo che le misure prese non sono sufficienti per proteggere le persone detenute contro il coronavirus.

Le persone mangiano insieme nelle mense, le misure di distanza non sono applicate, le interazioni sono numerose“, spiegava David Rohi a Infomigrants già mercoledì 18 marzo.

“I respingimenti degli stranieri nelle Zapi proseguono”
La situazione è quasi simile nelle ZAPI, le zone d’attesa per gli stranieri negli aeroporti e nei porti.

Secondo l’associazione nazionale di assistenza alle frontiere per gli stranieri (Anafé), presente nelle ZAPI, “i respingimenti di stranieri proseguono malgrado il rischio di infezione nel Paese d’origine“. È in particolare il caso dell’aereoporto di Beauvais dove, sempre secondo l’Anafé, diverse persone sono state respinte negli ultimi giorni.


Secondo le nostre informazioni, ci sono stati dei tentativi di respingimento all’aereoporto di Orly, di Marsiglia e Toulouse il 18 e 19 marzo“, segnala ad InfoMigrants Laure Palun dell’Anafé.

Inoltre, continuano i collocamenti nelle ZAPI. Mercoledì si contavano 38 persone in quella di Roissy, erano 47 il giorno dopo, nonostante quattro persone fossero state rilasciate la sera prima“, ha aggiunto. Alla data del 20 marzo, 53 persone sarebbero ancora trattenute nella ZAPI.

L’associazione si preoccupa anche di questi collocamenti, dato che in alcune ZAPI l’accesso alla giustizia non è garantito. È ad esempio il caso di Bobigny (Seine-Saint-Denis) dove il giudice per la custodia ha sospeso le sue udienze.

Le persone vengono quindi arrestate alle frontiere, messe nelle ZAPI e liberate dopo quattro giorni perché non hanno potuto vedere un giudice, che senso ha?“, si chiede Laure Palun.

Tanto più che, come nei CRA, le misure d’igiene e di distanziamento non possono essere rispettate. “Se le persone detenute non hanno dei sintomi, non viene fatto niente. Tuttavia, si sa che anche senza sintomi si può essere portatori del coronavirus. Se qualcuno presenta dei sintomi, viene posto in isolamento in attesa dell’arrivo del Samu [servizio di soccorso medico d’urgenza, ndt.]. Non è una soluzione“, crede Laure Palun.

L’Anafé chiede quindi la liberazione delle persone detenute, la sospensione dei collocamenti nelle ZAPI e dei respingimenti.

Contattato più volte da InfoMigrants, il Ministero dell’Interno non ha risposto alle nostre richieste.