L’autodifesa migrante dei Gilets Noirs

Photo credit: Acta.zone

Il movimento dei Gilets noirs è nato nel novembre del 2018 quasi contemporaneamente alle proteste portate avanti in Francia dai Gilets jaunes.

L’eclatante occupazione del Panthéon di Parigi del luglio scorso aveva messo i Gilets noirs sotto i riflettori internazionali (ne avevamo parlato qui), ma quell’azione era stata solamente il prosieguo di una serie di iniziative portate avanti in diversi luoghi-simbolo della capitale francese e con molteplici finalità: un terminal dell’aeroporto di Roissy-Charles-de-Gaulle era stato bloccato in precedenza per denunciare le deportazioni delle persone migranti, la sede della multinazionale francese Elior era stata oggetto di un’altra protesta indirizzata contro lo sfruttamento lavorativo dei sans papiers e contro i guadagni che la multinazionale ricavava dalle sue attività nei CRA (i Centri di detenzione amministrativa francesi), il Museo Nazionale di Storia dell’Immigrazione aveva costituito il luogo-simbolo per la prima azione intrapresa dagli attivisti e dalle attiviste del movimento.

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FB: Gilets Noirs en lutte Twitter: @gilets_noirs Mail: gilets-noirs-en-lutte@riseup.net

Chi sono i Gilets noirs? Il movimento è costituito oggi dagli/dalle abitanti di una cinquantina di foyers (alloggi che in Francia sono dedicati alle persone migranti e gestiti da diversi enti, NdA) della regione parigina e da persone senza fissa dimora e ha recentemente raccolto gli obiettivi delle sue lotte in un manifesto di nove punti dal titolo “Autodifesa migrante. Contrattacco Gilets noirs” che potete trovare tradotto in numerose lingue, tra cui l’italiano, qui.

Nel presentare il manifesto, così si definiscono gli/le attivisti/e «Noi, abitanti dei foyers di immigrati, senza documenti, abitanti della strada di diverse nazionalità e persone solidali, abbiamo deciso di non nasconderci più. Abbiamo lasciato le nostre attività quotidiane, ci siamo sollevati/e per un tetto e dei documenti, ci siamo organizzati/e in un movimento, i Gilets noirs».

Parafrasando il celebre motto repubblicano “Liberté, égalité, fraternité”, i Gilets noirs denunciano che, per loro, il motto della Francia consiste in Umiliazione, sfruttamento, deportazione: la negazione di documenti, il conseguente sfruttamento lavorativo, la mancanza di alloggi dignitosi, la deportazione e la detenzione amministrativa, il neocolonialimo e la guerra sono quindi nel mirino delle loro lotte e rivendicazioni. “Siamo Gilets jaunes anneriti/e dalla rabbia!”. La lotta per i documenti di tutti e tutte è quindi centrale nel programma dei Gilets noirs, che non intendono farsi catalogare nella nomenclatura della governance migratoria: «Non ci divideremo in “richiedenti asilo”, “rifugiati” o “migranti senza documenti”. Siamo tutti/e migranti».

Durante il periodo di emergenza sanitaria COVID-19, i Gilets noirs, insieme ad altri collettivi che lottano per i diritti delle persone migranti, hanno prodotto un comunicato dal titolo “Autodifesa migrante: solo la lotta ci darà i documenti”, pubblicato sul sito ACTA.

Foto tratta da
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Nel comunicato denunciano la gestione dei foyers durante la quarantena: i foyers, anche se spesso privi di spazi comuni, costituiscono il cuore della vita sociale e politica delle persone migranti che vi risiedono. Durante la quarantena, tali spazi invece non sono stati igienizzati dagli enti gestori (già criticati per le continue minacce di espulsione o per lo sfruttamento lavorativo) per ragioni di mero interesse economico.

Allo stesso tempo, i foyers vengono tacciati come “bombe sanitarie” pronte ad esplodere, senza che alcuna azione concreta venga presa per assicurare la salute alle persone che vi risiedono. Le richieste di pagamento di affitto da parte degli enti gestori non sono tuttavia state sospese: «Durante la quarantena, ci siamo ritrovati senza nulla. Niente disoccupazione, e quindi niente soldi per l’affitto, per la famiglia o per il cibo. I gestori vogliono i nostri soldi, ma noi dobbiamo mangiare e curarci!» (NdA). Alla malgestione dei foyers, le persone migranti hanno risposto con diverse azioni, rifiutandosi di pagare l’affitto o scrivendo lettere pubbliche, inoltre una rete di solidarietà dal basso è stata messa in atto per distribuire materiali di protezione e per la sanificazione degli spazi.

Allo stesso tempo, dalla Francia, i sans papiers denunciano le regolarizzazioni fatte in Portogallo e in Italia, la prima messa in atto per motivi di salute pubblica e la seconda per motivi economici e schiavisti: «Siamo degli esseri umani, i nostri diritti dovrebbero essere ascoltati. Dovremmo scambiare le nostre anime per il profitto e l’economia di altri? Questa è una mancanza di rispetto verso i migranti. È un insulto! […] I documenti, fino a nuovo ordine, sono la chiave di una vita sociale degna: vivere in famiglia, circolare liberamente, lavorare, studiare, curarsi, trovare alloggio. […] Non vogliamo dei documenti per fare il lavoro che «i francesi non vogliono fare», ma per poter vivere degnamente». (NdA).

©️ Raphael Kessler / Hans Lucas
©️ Raphael Kessler / Hans Lucas

I Gilets noirs rimettono al centro della riflessione politica sulle migrazioni la questione dei documenti, senza compromessi. Inoltre, nel secondo rapporto dell’Osservatorio dell’emergenza sanitaria, pubblicato anch’esso sul sito ACTA, che tratta trasversalmente diverse tematiche legate alla repressione e alle resistenze delle persone migranti in Francia durante l’emergenza COVID-19 nei quartieri popolari, nei foyers, nei centri di detenzione amministrativa e nelle carceri, particolare interesse viene rivolto al dispositivo dell’autocertificazione come mezzo che prende di mira e discrimina ulteriormente le persone migranti, ridotte dallo stesso appellativo francese sans papiers all’assenza di documenti, all’illegalità del loro status.

A questa assenza di papiers, i Gilets noirs rispondono (tra le altre iniziative) con la creazione di “Papier”, il giornale del movimento dei Gilets noirs, di cui narra le azioni e le rivendicazioni (potete leggere qui una copia del numero 0). Così gli/le attivisti/e annunciano il lancio nella prima pagina: «La maggior parte di noi non ha documenti francesi, ma abbiamo il nostro “Documento” di lotta. I Gilets noirs incarnano uno spirito di lotta e di dignità, così come questo giornale» (NdA).

All’interno del primo numero troverete la presentazione del movimento attraverso le parole dei/delle attivisti/e, le rivendicazioni fatte al Primo ministro, il manifesto del movimento, una poesia e estratti di articoli della stampa internazionale che parlano dei Gilets noirs.

Sara Corsaro

Sono laureata in Mediazione linguistica e culturale a Siena e poi in Diritti umani all'Università degli Studi di Padova con una tesi su confini e cittadinanza. Sono una volontaria della scuola di italiano autogestita e gratuita "LiberaLaParola" che svolge le sue attività a Padova. "LiberaLaParola" è un progetto dell'Associazione Open Your Borders.
Per Melting Pot traduco dal francese e scrivo.