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Dalla Turchia espulsioni collettive verso la Siria

Uno speciale a cura di Ali Al-Mouallim & AYS Info Team pubblicato su Are You Syrious?

Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto crescenti segnalazioni di espulsioni collettive di rifugiati siriani, sia in regola che privi di documenti, da diverse località della Turchia verso la Siria. Sebbene questa pratica sia in corso da tempo, i numeri sembrano essere aumentati notevolmente negli ultimi mesi.

La situazione dei migranti in Turchia

Secondo gli ultimi dati forniti dal ministro dell’Interno Süleyman Soylu, la Turchia ospita un totale di 4.038.857 migranti provenienti da tutto il mondo. Più di 3,5 milioni di persone sono fuggite dal conflitto siriano negli ultimi dieci anni. La Turchia è firmataria della Convenzione sui rifugiati del 1951, ma questa si applica solo per le persone provenienti dai paesi europei.

Nell’aprile del 2013, la Turchia ha adottato la legge sugli stranieri e sulla protezione internazionale (LFIP), che stabilisce un apposito quadro giuridico per l’asilo in Turchia, e afferma gli obblighi della stessa nei confronti di tutte le persone bisognose di protezione internazionale, indipendentemente dal loro paese di origine. La legge ha istituito la Direzione Generale per la Gestione dell’Immigrazione (DGMM) come agenzia responsabile per la migrazione e l’asilo, che svolge la procedura di determinazione dello status. Verso la fine del 2018 il DGMM ha preso il controllo di tutte le funzioni relative alla protezione internazionale, mentre l’UNHCR e il suo partner esecutivo, l’Associazione per la solidarietà con i richiedenti asilo e i migranti (SGDD-ASAM), sono stati gradualmente esclusi dalle procedure di registrazione dei richiedenti protezione internazionale.

La LFIP prevede tre tipi di status di protezione internazionale conformemente alla politica di “limitazione geografica” della Turchia sulla Convenzione sui rifugiati del 1951, più uno status temporaneo, creato appositamente per i migranti siriani.

  1. Le persone che rientrano nella definizione di rifugiato della Convenzione del 1951 e provengono da un “paese di origine europea” hanno diritto allo status di rifugiato ai sensi della LFIP, nel pieno riconoscimento degli obblighi della Turchia ai sensi della Convenzione del 1951.
  2. Alle persone che rientrano nella definizione di rifugiato della Convenzione del 1951, ma provengono da un cosiddetto “paese di origine non europea“, viene invece offerto lo status condizionale di rifugiato.
  3. Le persone che non soddisfano i criteri di ammissibilità né per lo status di rifugiato né per quello di rifugiato condizionale, ma che sarebbero soggette a pena di morte o tortura nel paese di origine in caso di rimpatrio, o comunque a un “rischio individuale derivante da violenza indiscriminata” in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, possono beneficiare della protezione sussidiaria.
  4. Per le persone provenienti dalla Siria, la Turchia attua un regime di protezione temporanea, che garantisce ai beneficiari il diritto di soggiornare legalmente insieme ad un un certo livello di accesso ai diritti e ai servizi di base. Tutte le persone arrivate in Turchia dalla Siria dopo il 28 aprile 2011 sono escluse da ogni altro tipo di protezione. Inoltre, i rifugiati siriani sono soggetti a restrizioni geografiche, con residenza obbligatoria nella “loro” provincia in Turchia, ma possono anche ricevere permessi di viaggio.

Come abbiamo riportato negli speciali e nei nostri resoconti precedenti, la realtà per i migranti in Turchia è molto diversa da quella che viene riportata sulla carta. La brutalità della polizia e la mancanza di accesso ad alloggi, cure mediche, istruzione e lavori in regola sono state segnalate da vari organismi di vigilanza dei diritti umani.

Sono aumentate le segnalazioni di respingimenti – espulsioni collettive – verso la Siria in particolare dall’inizio delle operazioni militari turche nel nord della Siria nel 2018. Inoltre, indipendentemente dallo status giuridico di un individuo nel paese, le persone hanno riferito di essere state arrestate, detenute e costrette a firmare un “documento di rimpatrio volontario“, prima di essere rimandate in Siria. Le autorità turche hanno usato i migranti siriani nella loro guerra contro le aree controllate dai curdi nel nord della Siria (Federazione della Siria settentrionale o Rojava) nel tentativo di cambiare la demografia etnica della regione.

Espulsioni nonostante status giuridico per soggiornare in Turchia

Nel 2019, 2020 e 2021 gruppi come Amnesty International hanno descritto queste pratiche illegali:

Senza statistiche ufficiali, è difficile stimare il numero di espulsioni forzate, ma sulla base di dozzine di interviste condotte tra luglio e ottobre 2019 per il rapporto “Mandati in zone di guerra: le espulsioni illegali di rifugiati siriani da parte della Turchia“, Amnesty International stima che negli ultimi mesi l’ammontare sia probabilmente di centinaia. Le autorità turche affermano che un totale di 315.000 persone sono partite per la Siria su base del tutto volontaria.
È illegale espellere persone verso la Siria in quanto le espone a un rischio reale di gravi violazioni dei diritti umani.

Il caso di Anas Al-Mustafa

Anas è fuggito dalla guerra civile siriana e dalla sua città natale, Aleppo, nel 2016, quando ha attraversato il confine con la Turchia e ha iniziato una nuova vita a Konya. Una volta lì, ha aperto una ONG chiamata “A Friend Indeed“, che ha dato sostegno a circa 175 famiglie siriane e 400 minori non accompagnati in Turchia con pacchi alimentari e microcredito. Nel maggio 2020, degli ufficiali turchi lo hanno trovato e arrestato con l’accusa di essere “una minaccia per la sicurezza nazionale“, detenendolo e successivamente deportandolo in Siria, a Idlib. Dopo questo, Anas ha deciso di tornare in Turchia a piedi, camminando per 30 ore fino al confine. Una volta tornato a Konya, ha scoperto di essere ricercato dalla polizia e che a causa di ciò tutte le sue attività erano state eliminate. Ora Anas è in attesa di una decisione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria. Le misure provvisorie hanno consentito la sospensione del suo mandato d’arresto ma, trovandosi al momento privo di documenti, non può lasciare la città di Konya.

Espulsioni di massa da Istanbul, gennaio 2022

Alla fine di gennaio 2022, si è verificato un episodio in cui tra 150 e 270 rifugiati siriani sono stati arrestati dalle forze di sicurezza turche per strada a Istanbul. Hanno trascorso circa 10 giorni sotto la custodia della polizia prima di essere deportati nell’area di Idlib, nel nord della Siria.

Le persone espulse sono tutte uomini giovani, presumibilmente sui 30 anni. Sorprendentemente e preoccupantemente, tutti loro sono registrati sotto il regime di protezione temporanea in Turchia e dispongono di documenti di identità idonei. Le autorità hanno spesso giustificato questi rastrellamenti di massa con la violazione delle restrizioni geografiche. Tuttavia, alcune delle persone espulse si trovavano a Istanbul con permessi di viaggio più che validi. Tutti loro sono stati costretti a firmare documenti che accertavano la loro volontà di rientro in Siria. Anche se si può presumere che alcuni di loro siano arrivati ​​a Istanbul da altre province turche, la mancanza di un permesso di viaggio non è motivo di espulsione. In passato dovevano presentarsi alla direzione provinciale e pagare una multa.

Un caso è particolarmente tragico. Un uomo siriano si trovava a Istanbul con il suo bambino di 3 anni per partecipare a un colloquio presso il Consolato Generale Svedese. Sua moglie, che vive in Svezia, aveva chiesto il ricongiungimento familiare nella speranza di riunirsi con la sua famiglia nel Paese del nord Europa. La procedura doveva essere confermata a quell’appuntamento. Il padre ha lasciato il figlio a dei conoscenti per il colloquio, ma è stato fermato e trattenuto mentre si recava all’appuntamento, nonostante avesse un permesso di viaggio valido. Sottolineare che doveva tornare da suo figlio non ha avuto alcun effetto sugli agenti turchi. Alla fine, è stato espulso (senza suo figlio) nel nord della Siria. Non si hanno notizie del bambino.

Un altro deportato si era recato a Istanbul per sostenere l’esame di ammissione a un’università nella capitale turca. Ora anche lui si trova a Idlib.

La stampa di lingua inglese ed europea è notoriamente indifferente a ciò che accade al di fuori del mondo occidentale e questi casi sono stati quasi totalmente ignorati. Il caso di Anas è apparso su alcuni media italiani, mentre le espulsioni di massa di siriani a gennaio sono state riprese da Al-Jazeera, Syria TV e Al-Monitor (in inglese). La decisione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria sul caso di Anas potrebbe aiutare a fare più luce sulla continua violazione dei diritti umani al confine turco/siriano per mano delle autorità turche e, secondo i legali di Anas, potrebbe essere la chiave di volta per aiutare molte persone nella stessa situazione.

Questi casi sono di particolare importanza se consideriamo che stiamo arrivando all’anniversario dell’accordo UE-Turchia e che gli attuali processi di asilo in Grecia si concentrano solo sul colloquio per l’ammissibilità in cui si chiede se qualcuno è a rischio in Turchia. Le espulsioni di massa verso paesi ritenuti pericolosi dalla Comunità internazionale, significano necessariamente che la Turchia stessa non è un paese sicuro per i migranti.